lunedì 17 ottobre 2022

Pace e transazioni sociali

 

Pace e transazioni sociali

 

  C’è una legge sociale che fa: nessuna persona e nessun gruppo aderisce ad un ordine sociale pacificato se non vi trova la sua convenienza. Non necessariamente quest’ultima deve consistere in un vantaggio patrimoniale, può essere anche puramente spirituale, ad esempio sentirsi a posto  con la divinità di riferimento, etico, sentirsi in regola  nell’ordinamento giuridico di riferimento, sociale, farsi una certa fama, o emotivo, conquistarsi amici o amori.

 Per legge sociale  intendiamo una regolarità che si osserva nelle dinamiche sociali. Insomma: le cose in genere vanno così.

  Le leggi sociali hanno questa caratteristica: possono essere sperimentate e verificate anche dalle persone comuni, perché anch’esse vi sono immerse e devono tenerne conto.

  La convenienza di un ordine sociale viene individuata nelle transazioni sociali. Le società umane sono fatte di reti molto complesse di transazioni sociali. Una transazione sociale si sviluppa da una relazione che la precede. Persone e gruppi si avvicinano continuamente, si studiano, parlano e possono stabilire una transazione sociale o non. Il caso più comune è quello degli acquisti al minuto. Passiamo davanti all’edicola di giornali, vediamo esposte tante pubblicazioni e possiamo acquistarne qualcuna o non. Oppure: passiamo davanti alla chiesa parrocchiale, vi entriamo, assistiamo a una messa, possiamo fare amicizia con qualcuna delle persone che ci sono o non.

  L’amicizia e l’amore sono transazioni sociali fondamentali nella vita umana perché sono quelle che danno senso  all’esistenza. Costituiscono quelli che mio zio Achille e altri prima di lui definivano mondi vitali.  Si basano sulla nostra natura di organismi, in particolare sulla nostra emotività e sulla natura della nostra mente come mente emotiva.

  In genere si cerca di indurre sentimenti amorevoli anche verso entità spirituali, ma l’operazione non conduce, in genere, a una transazione veramente soddisfacente, e, per la verità, nemmeno a una transazione propriamente detta. In realtà ciò che conta è la sottostante transazione sociale con il gruppo che cerca di indurre quei sentimenti. Transazioni sociali di amicizia e amore sono possibili solo tra organismi viventi, non solo umani, ma comunque organismi. Questa è un’altra legge sociale.

  Altri tipi di transazioni sociali possono essere concluse anche, ad esempio, con sistemi di intelligenza sociale che gestiscano reti di distribuzione. Una transazione politica o economica può riguardare anche un gruppo, che, come tale, non è un organismo vivente.

  La partecipazione ad un gruppo sociale richiede però anche transazioni sociali di amicizia. Senza si esse non vi è un vero gruppo sociale. In altre organizzazioni, come in un’azienda produttiva o un ufficio amministrativo, esse possono anche mancare. Questo comporta però che organizzazioni simili non  danno senso  alla vita degli umani. Non sempre le transazioni sociali di amicizia sono compatibili con queste altre organizzazioni, per motivi facilmente intuibili.

  Che cosa è la nostra Chiesa dal punto di vista sociale?

  E’ insieme burocrazia, azienda e gruppo sociale  propriamente detto. Comporta necessariamente quindi anche transazioni sociali di amicizia. L’emotività, insomma, vi è molto importante. In questo momento, almeno in Europa occidentale, è proprio questa che comporta problemi, perché l’impegno emotivo della gente nelle questioni ecclesiali non è più sufficiente a sorreggere la Chiesa come organizzazione burocratica e aziendale. Queste ultime sue parti possono essere paragonate alle ossa di una persona, l’emotività alla carne. Che cosa è un corpo umano senza più la carne?

  La causa del problema è che le transazioni sociali amicali porterebbero verso un ordine, e quindi un’organizzazione, diverso. Ma l’esistente reagisce impedendo che si sviluppino. Esso è costituito anche di un ordinamento giuridico e quest’ultimo è fatto proprio per quel lavoro, per contrastare il cambiamento. Sostiene che il suo  ordine è voluto dal Cielo. In questo si colgono alcune forzature. Ad esempio, nel bello spettacolo di proiezioni a colori sulla vita dell’apostolo Pietro sulla facciata della basilica di San Pietro, che abbiamo ammirato sabato nel corso della prima riunione del nostro gruppo di Ac nella ripresa delle attività dopo la pausa estiva, il parlato dice che Gesù ordinò a Pietro di venire a Roma. Ciò naturalmente accredita maggiormente l’organizzazione molto centralistica che la nostra Chiesa ha qui, nella nostra città. E certamente si può essere convinti, in base ai portati della tradizione, che ad un certo punto Pietro abbia voluto venire a Roma.

 Nel Dizionario di storia della Treccani si legge, ad esempio:

 

Nel 42 il re Agrippa I di Giudea perseguitò i cristiani facendo decapitare l’apostolo Giacomo e arrestare P.; questi, miracolosamente liberato dal carcere, fuggì altrove. Infine P. compare nel cosiddetto Concilio di Gerusalemme per discutere il trattamento da riservare ai gentili, che per l’apostolato di Paolo cominciavano ad abbracciare il messaggio cristiano. Poi gli Atti non parlano più di lui, ma sappiamo che fu ad Antiochia, dove ebbe un aperto dissidio con Paolo, il quale lo accusò di ipocrisia per non volere più sedere a mensa con i gentili convertiti, dando così ragione a un costume tipicamente farisaico. Probabilmente P. fu anche a Corinto e infine a Roma. Che abbia vissuto e sia morto a Roma è affermato da varie testimonianze letterarie e archeologiche; non si conoscono l’anno esatto e il modo della morte di P.: molti storici pensano al suo martirio al tempo della persecuzione neroniana, verso il 64 o il 65 (si è proposta una più precisa datazione al 13 ott. 64, coincidente col dies imperii di Nerone); Tertulliano [scrittore vissuto tra il Secondo e il Terzo secolo a Cartagine, in Africa]   dice che fu crocifisso.

   Ma da dove ricaviamo che sia stato proprio Gesù a ordinare a Pietro di andare a Roma?

    Più che altro mi pare una pia congettura, avvalorata da certe fonti della tradizione ecclesiastica,  che però conviene  all’organizzazione ecclesiastica che a Roma si insediò e che, dall’Undicesimo secolo, pretese di legiferare su tutto il mondo cristiano. Questa congettura si affermò nei secoli a seguito di transazioni sociali. Nel Cinquecento parte della cristianità non vi trovò più la propria convenienza e prese a confutarla.

 Nel 1968, in un’epoca in cui la concezione imperiale  del Papato, ricevuta dai secoli, cominciava a essere messa in discussione a seguito degli sviluppi attuativi del Concilio Vaticano 2° fu annunciato che, avvolte in una stoffa, alcune ossa umane appartenenti ad un uomo, trovate nel corso di lavori archeologici  sotto la basilica di San Pietro a Roma e poi di nuovo abbandonate, erano state individuate in modo convincente come resti umani appartenenti all’apostolo Pietro. Anche questa può essere considerata una congettura: convincente  non significa sicuro. Del resto come potrebbe esserlo, tenuto conto del contesto archeologico in cui il ritrovamento avvenne? Possiamo considerarla la proposta di una nuova transazione sociale che alla lontana riguarda anche il potere dei successori dell’apostolo Pietro.

  Gesù ordinò all’apostolo Pietro di costruire un’autocrazia universale a Roma, dando a lui ogni potere? Per questo gli ordinò di andare a Roma, dove aveva sede l’imperatore romano, in questo modo precostituendolo come imperatore religioso? Al tempo della mia adolescenza molti lo ritenevano. Se fosse così, mi pare che, ma non sono un teologo, avverto, il discorso sulla sinodalità sarebbe bello che chiuso. Di solito, su quel potere, si cita questo brano tratto dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 20, versetti da 19 a 23 [Gv 20, 19-23]

 

19.La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana, i discepoli se ne stavano con le porte chiuse per paura dei capi ebrei. Gesù venne, si fermò in piedi in mezzo a loro e li salutò dicendo: «La pace sia con voi». 20. Poi mostrò ai discepoli le mani e il fianco, ed essi si rallegrarono di vedere il Signore.

21. Gesù disse di nuovo: «La pace sia con voi. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi». 22. Poi soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. 23. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi non li perdonerete, non saranno perdonati».

[versione in italiano TILC - Traduzione interconfessionale in lingua corrente].

 

 In questo testo però, nel conferire un potere prettamente religioso e ben delimitato, quello di perdonare i peccati, Gesù si rivolge a un voi, non ad una sola persona. Così, nella cristianità ancora se ne discute. Insomma le transazioni sociali sono ancora attive sul punto.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli