domenica 9 ottobre 2022

Primo giorno di catechismo - Lettera a una giovane catechista nel giorno della sua prima lezione

 

Primo giorno di catechismo

 

 Oggi la mia figlia minore, medico, inizia a fare catechismo nella nostra parrocchia a bimbi che si preparano per la Prima comunione. Ripropongo di seguito il testo della lettera che scrissi, nell’autunno del 2015, quando la mia primogenita assunse un analogo impegno.

 La catechetica è ormai una scienza, al confine tra psicologia, pedagogia e teologia. Ora quello del catechista è anche un ministero laicale. Ma i più svolgono questo servizio senza esservi iniziati, e formati, sulla base della cultura cristiana comune. La carenza maggiore è che in genere si tratta di persone che non hanno esperienza di insegnamento: in questo le persone che l’hanno avuta in ambito scolastico, per le classi d’età di coloro che vanno a catechismo, potrebbero utilmente dare una mano.

  La comunità parrocchiale non è per nulla coinvolta e questo è un problema serio. Dal Documento di base  di rinnovamento della catechesi del 1970, si vorrebbe che invece lo fosse. Il rinnovamento sinodale che è stato avviato dall’autunno dello scorso anno potrebbe essere l’occasione per cambiare.

  Penso sia molto importante che i genitori siano considerati parte attiva del processo catechetico. Ci portano i loro figli: hanno diritto di essere riconosciuti come persone di fede, e invece non di rado  vengono considerati esterni ad esso, come purtroppo avviene nella scuola. Non dovrebbero essere considerati semplicemente come utenti. Al tempo del catechismo delle mie figliole ci soffrii abbastanza. Quando il parroco di allora, presentando a noi genitori una stagione di catechismo per la preparazione alla Cresima, se ne uscì dicendo che voleva affidare i ragazzi a delle famiglie della parrocchia, che sapevo parte di un movimento fondamentalista che all’epoca era molto apprezzato da noi, per raddrizzarli, entrai in dura polemica con lui, dicendo che mia figlia aveva già  una famiglia che la sosteneva nella fede e non aveva bisogno di essere raddrizzata. Quest’idea del catechismo come strumento per raddrizzare  i ragazzi, dove i genitori non riescono più, è particolarmente deleteria. Sottende la convinzione che i genitori che portano i figli in parrocchia per la formazione religiosa di base, quella che per molti sarà la sola per tutta la vita, siano persone di fede incerta, in qualche modo addirittura pagane. Un errore educativo che si paga caro, con l’abbandono dei ragazzi, non appena conquistino una sufficiente autonomia. Perché capiscono bene che chi disprezza le loro famiglie, disprezza anche loro e l’acculturazione alla fede è bloccata da questo disprezzo.

  Una struttura sinodale parrocchiale, che potrebbe essere creata allargando le aree di intervento del Consiglio pastorale parrocchiale, potrebbe essere molto utile per evitare quegli errori educativi, in particolare costituendo una sorta di commissione che curasse la formazione permanente dei catechisti, come si fece negli anni ’70, quando mia madre iniziò la feconda esperienza delle mamme catechiste, osservando problemi e risultati della catechesi.

 

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Lettera a una giovane catechista nel giorno della sua prima lezione

 

 

  Oggi, per la prima volta nella tua vita, farai la catechista a dei  bambini di sette anni. Sei colta, laureata, hai avuto una vita di fede fino ad ora, ma nessuno ti ha detto che cosa dovrai fare, che cosa dovrai spiegare. Siamo in un momento di grave emergenza e ti hanno chiesto di assumere questo impegno perché si deve iniziare a fare catechismo e non c’è tempo per la formazione. Nella vita capitano cose simili. E’ venuto l’appello e tu hai risposto. E’ quello che accadde ai primi discepoli, sulla riva dal mare di Galilea.

  Non hai mai avuto un contatto ravvicinato con un bambino di sette anni, salvo che, tanto tempo fa, con tua sorella minore. E potrai sempre cercare di ricordare di te a quell'età e del catechismo di allora. Dovrai insegnare a questi piccoli l’amore per Dio e per il prossimo: questa è tutta la legge, è scritto. Prima però dovrai cercare di conoscerli. Li avrai davanti come gruppo, ma dovrai dare un piccolo spazio a ciascuno per esprimersi come persona singola. E dovrai osservare come ciascuno si comporta con gli altri. E’ in questo modo che si conoscono le altre persone. Ma le persone che conoscono meglio il bambino sono gli adulti che svolgono per lui il ruolo di genitori. E’ per questo che bisognerebbe cercare di coinvolgerli.

  Un bambino è diverso da un adulto. Non teme la morte, ma di essere lasciato solo. A sette anni ha bisogno di una famiglia che gli dia sicurezza, ma è pronto per essere inserito in una collettività più grande. La prima iniziazione alla fede consiste proprio in questo, nel cominciare a inserire il bambino nell’agàpe del popolo di Dio: il gioioso convito di Dio con il suo popolo. Fin da piccoli bisogna sapere che tra noi, gente di Dio,  c’è sempre un posto a tavola e  c’è sempre qualcosa che si può fare per gli altri, per vivere lietamente, noi con loro e con Dio. Si vivrà sempre insieme, felici: è la vita eterna.

  Gli psicologi ci dicono che l’inserimento di un bambino in una collettività avviene essenzialmente mediante la parola, spiegando il senso di ciò che si fa. E il catechismo si propone di trasmettere la parola di Dio.

  Il catechismo si fa in un ambiente nuovo per il bambino. Questo può essere per lui fonte di insicurezza e di angoscia. Bisogna spiegargli come è fatta la parrocchia, chi la abita, e che cosa vi si fa. La parrocchia deve diventare progressivamente la seconda casa del piccolo.

 Il bambino ha idee sul mondo, ma sono in gran parte immaginarie. Bisogna spiegargli come è fatto il mondo in cui vive, a partire da ciò che sperimenta personalmente, ma le sue capacità di comprensione sono ancora limitate.  Per questo bisognerà svelarglielo progressivamente e, intanto, fargliene fare una prima esperienza nella vita collettiva che si fa a catechismo e in parrocchia. I rapporti con i compagni di classe sono la prima scuola di vita, la prima lezione sul mondo. E lì che si fa il primo tirocinio del bene e del male. E’ lì che si inizia a imparare a interagire con altre persone al di fuori della propria famiglia.

  E’ importante far capire che il catechismo non è una lezione scolastica. Si cerca, tutti, di imparare a vivere nella  luce di Dio. E bisogna cercare anche di spiegare  la distinzione che c'è tra la parrocchia e la famiglia. I catechisti non sono vice-mamme o vice-papà o vice-nonni.  La parrocchia è una realtà più grande della famiglia: manifesta il popolo di Dio. Tutti siamo parte del popolo di Dio, i genitori, i catechisti e  i bambini loro affidati. Tutti hanno la medesima dignità, si vogliono bene e si aiutano: questo significa vivere nella luce del Signore. I genitori portano i bambini in parrocchia perché partecipino alla gioia del popolo di Dio. 

 Non si deve temere di parlare ai bambini con termini esplicitamente religiosi. Il bambino se li aspetta, vi è stato preparato dai genitori. Ricorda che i bambini sono sempre stati portati  da qualcuno a catechismo.  Spiega ai bambini che è molto bello che i genitori li abbiano portati tra noi a fare catechismo, perché significa che  vogliono loro  bene, che vogliono che vivano felici, per sempre, insieme a Dio e al suo popolo.

 Dunque parla apertamente di Dio, della storia sacra, di Gesù e degli apostoli. Si tratta di storie che sono state create per essere raccontate anche ai bambini. Tutte le concettualizzazioni che vi sono state fatte sopra sono qualcosa di distinto e, in fondo,  di non essenziale nell'iniziazione di primo livello. Le si scoprirà progressivamente. Ci sarà tempo per apprenderle. In questo segui le indicazioni dei sacerdoti.

 Cerca di usare delle figure, delle immagini. E fa cantare i bambini. Chi ama canta, è stato scritto.

 In ogni lezione ci deve essere spazio per la preghiera.

 Nel primo incontro inizierei con l’insegnare il segno della Croce, come segno di riconoscimento reciproco e di impegno di vita. E' il sigillo del popolo santo. Come il Padre Nostro è  il suo "manifesto", il suo programma di vita.

 Ai catechisti viene dato un sussidio in cui c’è scritto quello che ci si attende che sia prodotto a catechismo. Si lavora per la diocesi: bisogna cercare di raggiungere gli obiettivi minimi. Ma non si può sapere fin dall’inizio se e in che tempi ci si riuscirà. Gli esseri umani sono sempre una sorpresa.

Vieni, bimbo, camminiamo nella luce del Signore: questo è quello su cui dobbiamo concentrarci, evocando la grande visione ecumenica  di Isaia 2,1-5.

[Isaia 2,1-5]

1Visione di Isaia, figlio di Amoz, riguardo a Giuda e a Gerusalemme.

Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri".

Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vòmeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra.

Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli