lunedì 10 ottobre 2022

Che fanno tutto il giorno le persone laiche?

   Che fanno tutto giorno le persone laiche?


     La questione della sinodalitá è strettamente collegata con quella del ruolo delle persone laiche nella Chiesa. In effetti, nel promuovere la sinodalitá, se ne vorrebbe ottenere una maggiore e più consapevole e responsabile partecipazione.
  C'è una grande differenza tra la mentalità del clero e dei religiosi, nella grande maggioranza persone non coniugate e che di mestiere lavorano nelle organizzazioni ecclesiali, e le persone laiche, la gran parte delle quali sono coniugate, spesso con figli e anziani a cui badare e lavorano in società. La vita dei primi è caratterizzata in gran parte da meditazione spirituale e rito, per cui sentono il bisogno di cercarsi qualcos'altro da fare per inscenare la carità evangelica, e di solito se lo trovano nell'assistenza sociale e nell'insegnamento (fino agli anni '80 anche nella politica). Nella vita degli altri il rito è di solito quello della messa e rimane poco tempo per meditare e dedicarsi all'aiuto sociale fuori della famiglia. Così, talvolta, clero e religiosi pensano che le persone laiche facciano poco o nulla di rilevante per la religione, perché prendono come unità di misura solo sé stessi. Sono sprezzantemente autoreferenziali. 
  Durante il Concilio Vaticano 2º si cercò di cambiare in questoo che è, in realtà, un pesante pregiudizio, indicando anche nella vita laicale una via di santità. Organizzazioni come la nostra Azione Cattolica, l'Opus Dei o Comunione e Liberazione si sono molto spese nel creare una spiritualità laicale del quotidiano, per cui ci si convinca che ciò che  si fa con e per il coniuge, per i figli, per gli anziani della famiglia, sul lavoro, in politica e, in genere, nella società che si muove fuori degli spazi liturgici, dove ancora dominano clero e religiosi, "vale" come pratica della fede religiosa. Tuttavia è mentalità che fatica ad affermarsi, ad esempio nelle parrocchie. Così, quando una persona laica entra in quegli ambienti desiderosa di esservi più attiva e partecipe, in genere si sente proporre dai preti di collaborare alla "loro" vita extraliturgica, in genere all'assistenza sociale e al primo catechismo. Del rito preti e religiosi sono particolarmente gelosi e vi trasfondono la loro mentalità, con atteggiamento francamente "clericale". Se poi una persona laica chiede di averci parte, viene paradossalmente accusata di "clericalismo", inteso nel senso di pretendere di essere "come" preti e religiosi, ma in realtà non è assolutamente quello che essa chiede. Il rito è, così, ancora "sequestrato" da preti e religiosi ed è un problema molto grave se si tiene conto dell'importanza che la dottrina corrente gli attribuisce. Da qui poi una progressiva disaffezione delle persone laiche.
  Avverto, ad esempio, molte resistenze nei confronti dei nuovi ministeri laicali istituiti per volontà di papa Francesco, e anche molti pregiudizi nel clero. È questo si aggiunge ai problemi nella formazione a quei ministeri, in particolare a quello del catechista, perché l'istruzione religiosa è in genere congegnata a misura di preti e religiosi, e anche per loro manifesta evidenti deficienze, che li rendono impacciati nel loro ministero. La realtà è che preti e religiosi appaiono a loro agio solo quando stanno tra loro.
 Nel provare a organizzare una riforma sinodale in una realtà di base, e le realtà di base sono le uniche realmente esistenti perché le altre sono solo forma, rito e istituzioni, non vita vera, bisognerebbe partire dal principio che, ferme restando le attività caritative e formative che vi si fanno per antica tradizione, le persone laiche debbano portarvi la propria vita e che ciò basti, senza che debbano sentirsi in difetto. 
  Nella stagione della parrocchia che si concluse nel 2015, mi capitava spesso di sentir proclamare che per comportarsi da veri cristiani in società non bastava essere onesti, non uccidere, non rubare ecc., ma occorreva qualcosa di speciale, un di più di straordinario, che era consentito prodigiosamente dalla fede e che, se a una persona non riusciva, allora significava che "non era del tutto di Cristo", tipo fare un mucchio di figli e cose simili. Solo entrando in certe comunità " corazzate" contro il "mondo" ci si poteva però riuscire, perché solo lì si incontrava, appunto, il Cristo da vicino, come nella vita religiosa delle altre persone non accadeva.  Fermo il mio personale apprezzamento per chi ha molti figli, perché quello è un impegno veramente meritorio tipicamente delle persone laiche, e     questo anche se quella non è stata la mia via e non ho alcun rimpianto né sensi di colpa per aver avuto "solo" due magnifiche figlie,  ho sempre pensato che una vita onesta, rispettosa delle altre persone, spesa per la famiglia e nel lavoro, senza frodare o rubare, né fare in altro modo male a chi si incontra, se frutto di una decisione che si fa come manifestazione della propria fede, nello spirito dell'agàpe evangelica, in nome del Cristo, conti, e anche molto, senza bisogno di inscenare effetti speciali. 
  La metafora della "Chiesa in uscita" tradisce, poi, la sua origine clericale. Sono clero e religiosi che sentono  la necessità di "fuoriuscire" dagli spazi liturgici di cui sono ancora signori assoluti, per trovarsi da fare in mezzo alla società. Loro, però, lo sentono come un di più, rispetto al compito che ritengono loro proprio, ed esclusivo, la liturgia. Le persone laiche, invece,  già vivono "fuori" e il loro problema è di poter partecipare a liturgie e spiritualità che tengano conto di ciò, vale a dire di quello che la loro vita è realmente là fuori. Oggi invece pregano allo stesso   modo del clero e dei religiosi. Entrano in chiesa come ospiti, in punta di piedi, alla mercé di un clero che li stima poco per quelli che sono  e ciò che fanno, e anche di un paraclero, le persone laiche che collaborano negli spazi  liturgici replicando l'autoritarismo e i pregiudizi del clero, e si sentono appena sopportati. È questo che va cambiato.
 Le persone laiche, entrando in chiesa, non hanno bisogno di partecipare ai teatrini clericali di santità, agli effetti speciali organizzati dal clero, ma devono portare quello che sono, ed essere riconosciute come cristiane per il bene che ordinariamente fanno nella loro vita, lì "fuori" dove operano. Non solo questo: ma anche poter parlare di quello, perché è così che la società può essere trasformata secondo i principi evangelici.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma - Monte Sacro Valli