martedì 11 ottobre 2022

L’apertura del Concilio Vaticano 2°

 

L’apertura del Concilio Vaticano 2°

 

   L’11 ottobre di sessant’anni fa il papa Giovanni 23° aprì solennemente il Concilio Vaticano 2°. Fu un ciclo di assemblee legislative dei vescovi del mondo con il Papa. Lavorò dal 1962 al 1965, in diverse sessioni, creando in tutti grandi e gioiose aspettative.

  Papa Giovanni 23° lo annunciò nel 1959, tre mesi dopo essere stato eletto. Era stato anche professore di storia ecclesiastica ed era convinto, dicono i suoi colleghi storici, che nei momenti di crisi la Chiesa si era riunita in concilio. Per questo ne convocò uno: riteneva che si fosse in uno di quei momenti. Ma probabilmente non immaginò la portata del movimento di riforma che avrebbe prodotto. Morì nel corso dei lavori, nel 1963, e il Concilio si concluse sotto la guida del suo successore, il papa Paolo 6°.

  Dagli anni Cinquanta i teologi cattolici segnalavano una crescente inadeguatezza dell’organizzazione ecclesiastica rispetto alle società in cui la Chiesa era immersa, in particolare con riguardo a quelle Occidentali. Vi erano profili teologici delicati e importanti da riesaminare. Sotto il papa Pio 12° si era prodotto un forte accentramento delle funzioni ecclesiastiche intorno alla Santa Sede e una politica ecclesiastica piuttosto reazionaria. Quest’ultima, a parte la preparazione e la conduzione del Concilio, fu proseguita da papa Giovanni 23°.  Egli pensava necessario un “aggiornamento” in certe cose. Quello che propose venne però  incontro a grandi aspettative e la Chiesa rispose in massa,  non solo nei vescovi, nell’altro clero e nei religiosi, ma in tutta l’altra gente.

  Parlando ai fedeli raccolti in piazza S. Pietro la sera dell’11 dicembre 1962 lo spiegò alla gente, che guardava anche mediante la televisione, che non da molto era diventata un elettrodomestico molto diffuso. E’ il famoso Discorso alla luna, che potete rivedere su YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=QoShzJiwop4

Eccone il testo:

   Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a guardare a questo spettacolo.  

  Noi chiudiamo una grande giornata di pace; di pace: « Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà ». Ripetiamo spesso questo augurio e quando possiamo dire che veramente il raggio, la dolcezza della pace del Signore ci unisce e ci prende, noi diciamo: “Ecco qui un saggio di quello che dovrebbe essere la vita, sempre, di tutti i secoli, e della vita che ci attende per l’eternità”.

  Dite un poco: se domandassi, potessi domandare a ciascuno: “Voi da che parte venite?”, i figli di Roma che sono qui specialmente rappresentanti [risponderebbero]: “Noi siamo i vostri figliuoli più vicini, Voi siete il Vescovo di Roma”. Ma voi, figliuoli di Roma, voi sentite di rappresentare veramente la Roma caput mundi, così come nella Provvidenza è stata chiamata ad essere: per la diffusione della verità e della pace cristiana.

  In queste parole c'è la risposta al vostro omaggio. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato Padre per la volontà di Nostro Signore, ma tutt’insieme:  paternità e fraternità e grazia di Dio, tutto, tutto!

  Continuiamo, dunque, a volerci bene, a volerci bene così, a volerci bene così, guardandoci così nell’incontro, cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte quello - se c’è – qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà. 

  Niente: Fratres sumus! La luce che splende sopra di noi, che è nei nostri cuori, che è nelle nostre coscienze, è luce di Cristo, il quale veramente vuol dominare, con la Grazia sua, tutte le anime.  

Stamattina è stato uno spettacolo che neppure la Basilica di San Pietro, che ha quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare.

  Apparteniamo quindi ad un'epoca, nella quale siamo sensibili alle voci dall'Alto: e vogliamo essere fedeli e stare secondo l'indirizzo che il Cristo benedetto ci ha fatto.  

  Finisco, dandovi la benedizione. Accanto a me amo invitare la Madonna Santa e benedetta, di cui oggi ricordiamo il grande mistero.

  Ho sentito qualcuno di voi che ha ricordato Efeso e le lampade accese intorno alla basilica di là, che io ho veduto con i miei occhi, non a quei tempi, si capisce, ma recentemente, e che ricorda la proclamazione del Dogma della Divina Maternità di Maria.  

  Ebbene, invocando Lei, alzando tutti insieme lo sguardo verso Gesù benedetto, il Figliol suo, ripensando a quello che è con voi, a quello che è nelle vostre famiglie, di gioia, di pace e anche, un poco, di tribolazione e di tristezza, la grande benedizione accoglietela di buon animo.  

  Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra. Facciamo onore alla impressione di questa sera. Che siano sempre i nostri sentimenti come ora li esprimiamo davanti al Cielo e davanti alla terra: fede, speranza, carità, amore di Dio, amore dei fratelli; e poi, tutti insieme, aiutati così nella santa pace del Signore, alle opere del bene !  

  Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza.  

E poi, tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino.  

  Così, dunque, vogliate attendere alla Benedizione che vi do ed anche alla buona notte che mi permetto di augurarvi, con la preghiera, però, che non si cominci solamente…Oggi noi iniziamo un Anno, un Anno – chi lo sa? – speriamolo bene: il Concilio comincia e non sappiamo quando finirà. Potesse finire prima di Natale…Ma forse forse non riusciremo a dir tutto, ad intenderci su tutto bene. Ci vorrà un altro ritrovo. Ma se il ritrovarci così deve sempre allietare le nostre anime, le nostre famiglie, Roma e tutto quanto il mondo, tutto intero, vengano pure questi giorni, li aspettiamo in benedizione.

Dunque, rispondete alle mie parole, alle mie benedizioni (Benedizione)

  Il governo della Chiesa è innanzitutto espresso dal Papa, ma Egli non fa tutto lui: ha i suoi collaboratori, suoi confratelli, tutti spesi nell’intesa, sempre, di far trionfare il piano di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco qua i rappresentanti: -ecco, venite! Venite! - il Segretario di Stato [ndr:Amleto Giovanni Cicognani], che rappresenta tutti, questo Segretario di Stato, cardinale, non è mica nato qui intorno, conosce tutta l’America, ha passato tutta la sua vita così visitando i vari continenti. E tutti gli altri suoi che sono in collaborazione sua, più o meno hanno porto l’orecchio a quelle che sono le invocazioni, i desideri del popolo cristiano. Con loro, e alla presenza loro, un’altra benedizione. Ma poi vi lascio andare a casa, perché la sera si attarda sopra di noi e la buona notte deve essere santificata, anche quella.  

 

 Ricordo sempre di essere stato uno di quei bambini che ricevette la carezza di quel Papa. Me la fece mia madre, dopo aver visto il Papa in televisione: mi disse proprio così,  Questa è la carezza del Papa”.

  Spesso sento dire che il Vaticano 2° fu un concilio pastorale e per pastorale  si intende quella parte del lavoro che si fa nelle relazioni con la società intorno, per distinguerlo da quello che consiste nell’elaborazione e proclamazione dei principi fondamentali, i dogmi. Ma non è così: il documento più importante deliberato da quel Concilio è una Costituzione dogmatica, quella denominata, dalle prime sue parole nel testo latino, Lumen gentium – Luce per le genti, sulla Chiesa.

  Quel Concilio deliberò sulla collegialità dei vescovi con il Papa, sul ruolo delle persone laiche nella Chiesa, sull’importanza della riflessione biblica per la Chiesa, sui rapporti con le altre Chiese cristiane, con le altre religioni e con i non credenti, sull’azione politica ispirata dalla fede per riformare il mondo secondo i principi evangelici e decise una profonda riforma della liturgia, consentendo in particolare la celebrazione della messa nelle lingue nazionali del mondo, mentre fino ad allora era celebrata nel latino liturgico. La riforma liturgica fu l’unica ad avere una estesa applicazione, insieme ai nuovi principi in materia di Azione Cattolica. Per il resto si produsse un grande movimento popolare di riforma, anche la nostra Azione Cattolica ne fu coinvolta riformando nel 1969 il proprio statuto, ma questo moto popolare fu gelato sotto i pontificati di Giovanni Paolo 2° e Benedetto 16°, timorosi di abbandonare i principi giuridici totalitari del passato, formatisi al tempo della durissima contrapposizione con la modernità. Essi cercarono di presentare una continuità  del Concilio Vaticano 2° con il passato e di correggere il coinvolgimento laicale nella vita della Chiesa imponendo la comunione  intesa come obbedienza  alla gerarchia, così frustrandolo. In particolare il primo corresse il principio di sinodalità episcopale sviluppato timidamente dal papa Paolo 6° sulla base di quanto deliberato dal Concilio.  Si è ripreso a lavorarci sopra, cercando di farne tirocinio, sotto il papa Francesco.

  Gli esperti ricordano che nei documenti del Concilio non si rinviene il termine sinodalità, mentre ci si occupò di collegialità, ma con esclusivo riferimento a quella dei vescovi con il Papa. Ma la nuova teologia sul laicato scaturente dal concepire la Chiesa intera come Popolo di Dio, la implica. In precedenza per Chiesa  si era finito per intendere solo il clero e i religiosi, organizzati gerarchicamente sotto il Papa e i vescovi, mentre la grande moltitudine degli altri fedeli vi era come appiccicata, ma senza esserne elemento essenziale. La svolta risale al Cinquecento, ma il Papato si trasformò in un’autocrazia assolutistica solo da metà Ottocento. Fu un portato del Concilio Vaticano 1°, tenutosi a Roma nel 1870 e sospeso quell’anno, e mai più ripreso, per la soppressione del Regno Pontificio per conquista militare attuata dal nuovo Regno d’Italia sotto la dinastia Savoia. Papa Giovanni 23° denominò il suo  Concilio Vaticano 2°, per significare il distacco da metodi e principi del precedente.

   Non dovrebbe anche papa Francesco convocare un nuovo Concilio? Ora sta cercando di indurre un movimento sinodale con suoi atti di autorità. Probabilmente pensa che finisca con il prendere piede, come è accaduto nell’esperienza del Consiglio episcopale latino-americano in cui egli svolse un ruolo molto importante, in particolare nell’assemblea tenuta ad Aparecida (Brasile) nel 2007. Finora tutto si è però ridotto a una serie di adempimenti burocratici, e nella solita letteratura in ecclesialese,  con scarsissimo coinvolgimento della gente di fede, mentre clero e religiosi appaiono timorosi e diffidenti. Probabilmente pensano che sia irrealistico, che le persone di fede siano molto meno e molto meno ardimentose di quelle che il Papa pensa che siano e che il processo sinodale è un altro carico che si abbatterà solo sulle loro spalle, per cui cercano sbrigativamente di archiviare il tutto.

  Le persone laiche non  mi pare che, in genere, a parte gli ambienti degli addetti ai lavori, ci abbiano capito granché, anche perché non si fa formazione popolare e soprattutto della sinodalità non si è mai iniziato a fare tirocinio.

  Sotto questo punto di vista la nostra Azione Cattolica è privilegiata perché pratica da decenni il metodo sinodale.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli