Spiritismo
I teologi che discutono di sinodalitá raccomandano di costruirla come una liturgia, intorno alla proclamazione e meditazione di brani evangelici, per ottenere l'assistenza dello Spirito. In questo modo, poiché la proclamazione dei Vangeli è interdetta alle persone laiche, tutto ruoterebbe intorno al clero che sarebbe anche arbitro di decidere per bocca di chi parla lo Spirito. In questo ci si riallaccia a consuetudini e ad un pensiero che maturò nel tardo medioevo, quando, in particolare, si dovette risolvere, a concilio, il caso di più Papi che pretendevano di regnare.
Se la sinodalitá deve divenire la via ordinaria della Chiesa e, in particolare, includere realmente anche le persone laiche, comprese le donne, nei processi decisionali per cose che riguardano tutti, quel modello non va bene. Immaginare che la concordia derivi da azione soprannaturale è bello da pensare a posteriori ed è anche conforme alle fantasiose convinzioni dei teologi, ma in pratica non è celebrando liturgie che si costruisce la concordia, ma mettendo a confronto le rispettive posizioni in animo di collaborazione, una volta che ci si è convinti che lavorare insieme sia più vantaggioso che combattersi, ma anche dell'ignorarsi. Poi le soluzioni pratiche non sono scritte nella Bibbia, nella quale certamente si narra di modi sociali che si sono rivelati vicoli ciechi, e in questo è utile, che però mi paiono ancora le strade seguite in genere dalla nostra gerarchia, e infatti si va poco in là. La si legge ma non se ne traggono le lezioni più convenienti per far pace. In fondo lo schema di funzionamento del'antico Sinedrio israelitico e della gerarchia sacerdotale del Tempio in cui anche il Maestro si recava a pregare e ad insegnare, senza poter accedere alla parte più sacra, è ancora quello adottato tra i capi della nostra Chiesa.
La prima tappa è quella di conoscersi e frequentarsi, sperando che da questo scaturisca un po' meno diffidenza di quella che c'era prima. Questo è l'inizio della sinodalitá diffusa. Poi si possono passare in rassegna le cose che si è deciso di regolare in modo sinodale, e ciascuna persona, clero, religiosi e laici, deve impegnarsi ad accettare le decisioni collettive assumendosi parte della responsabilità per la loro attuazione. Nella nostra parrocchia, ad esempio, nulla si decide in questo modo; tutto fa capo al parroco, direttamente o per il tramite di altri preti suoi collaboratori. Un nuovo parroco potrebbe disfare tutto il suo lavoro, senza che la comunità possa anche solo discutervi sopra. È andata così nell'autunno del 2015. Io all'epoca condivisi il nuovo orientamento, ma non il metodo. Perché, al termine dei nove anni assegnati al nuovo parroco (una volta si era tendenzialmente parroci a vita), ci potrebbe, ad esempio, essere imposto dal suo successore, inviato dalla Diocesi senza consultarci minimamente, un qualche fondamentalismo (tutte le Chiese cristiane di oggi ne sono purtroppo afflitte), senza poter dire o fare nulla. L'unico organismo di striminzita partecipazione, il Consiglio pastorale parrocchiale, è stato da tempo soppresso. Ci si litigava,certo, nonostante lo spiritismo rituale che vi si praticava, ma anche il litigare è un frequentarsi e la frequentazione reciproca è la base della sinodalitá.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte Sacro, Valli