lunedì 13 giugno 2022

La pazienza della relazione

 

La pazienza della relazione

 

 Paradossalmente, è più semplice progettare in grande che realizzare in piccola scala. Questo perché nel primo caso le particolarità, quelle che rendono ogni situazione diversa dall’altra, vengono tralasciate, come quando si guarda una città da molto lontano, e allora non si vedono le persone che l’abitano. Nell’altro caso le specificità emergono, salvo che ci si accontenti di relazioni molto superficiali e veloci, come quando si passa dal giornalaio e si compra il quotidiano. Eppure, anche in questo caso, dopo poco si viene riconosciuti, segno che si va costituendo un rapporto personale.

 Nella progettazione sociale è bene  lasciare sempre molto tempo al tirocinio del nuovo, per vedere come va. Tenendo conto che cambiare le persone è molto difficile, richiede molto  tempo e impegno. Questo è vero anche in religione. Non ci si illuda del contrario.

  In particolare, la vera evangelizzazione si fa lavorando sulle e con le persone, che vanno prese una per una, con tanta pazienza. L’evangelizzazione, nella mia esperienza, corre attraverso le relazioni forti della vita, ad esempio quella tra genitori e figli. Ed anche, ad esempio, attraverso le amicizie più significative. Questo spiega perché la cristianizzazione  delle società europee richiese tanta, ed efferata, violenza politica. Non c’era tempo per fare diversamente e della cristianizzazione si aveva bisogno perché la religione era divenuta parte dell’ideologia politica che reggeva le società. Il potere politico era stato sacralizzato. Ai tempi nostri questa sacralizzazione non serve più, almeno in Europa occidentale, per cui anche le strutture religiose, in particolare quelle volte all’evangelizzazione, si vanno modificando. La proposta di una riforma in senso sinodale va in questo senso.

  Del  resto la fede religiosa è ancora importante nella vita personale e comunitaria, anche se non è più utilizzata per decidere chi è un buon cittadino e chi non lo è. Uno degli scopi dell’evangelizzazione è spiegare il perché sia così importante.

  Definiamo vangelo un modo di vivere caratterizzato da un certo generale ottimismo. Si tratta di cosa che va sperimentata, prima di essere descritta, perché altrimenti non c’è nulla da descrivere. Qualche persona, probabilmente, sarà delusa nel sentirne parlare così, perché abituata ad una certa cornice soprannaturale. Eppure chi ha un’esperienza di vita un po’ più lunga facilmente si rende conto che non è poi cosa da poco, anche messa così.

  Io non ho mai avuto esperienze soprannaturali e, probabilmente, al punto in cui sono non ne avrò più. Del resto non le ho mai cercate, anche perché so bene che lasciano il tempo che trovano. Una persona le può sempre attribuire ad una propria  fisiologia alterata. A traveggole. Non a caso dopo l’esperienza di Pentecoste i discepoli vennero scambiati per gente ubriaca. Tuttavia, anche così, senza effetti speciali diciamo così, sono rimasto una persona religiosa.  In che cosa si esprime la mia religiosità? Non tanto nei riti, ad esempio, che spesso mi annoiano. Piuttosto, appunto, in un modo di vivere le relazioni forti in cui sono coinvolto. E poi nell’accostarmi spesso alla Bibbia, che è il modo in cui entro in contatto con le generazioni religiose che mi hanno preceduto. Su base biblica metto in questione il modo in cui vivo quelle relazioni. E, naturalmente, in questo è molto importante quel complesso di libri che viene definito Nuovo Testamento e che origina dall’esperienza di vita delle prime comunità cristiane. Poiché da ragazzo ho fatto il liceo classico e ho studiato un po’ di greco antico, riesco a comprendere i testi del Nuovo Testamento che furono scritti in quella lingua e che sono letteratura piuttosto semplice, almeno da intendere parola per parola. Se si mira al senso profondo è tutt’altra cosa.

  Quando parliamo di riforma sinodale della nostra Chiesa e, in quest’ambito, della nostra parrocchia, dobbiamo tener conto che non si tratta di riorganizzare un’azienda o un servizio, cosa che sappiamo fare piuttosto bene in genere, ma di modificare le nostre più profonde relazioni, quelle dalle quali traiamo il senso della vita, facendolo su base di ispirazione biblica. Questo complica le cose, ma le rende anche più appassionanti.

  In ogni campo si tratta di restaurare o di costituire amicizie. L’amicizia è tendenzialmente totalizzante, tanto che non se ne possono avere molte, ciò va oltre la possibilità della nostra fisiologia. L’antropologo Robin Dunbar, sulla base di molti esperimenti sociali, ha stimato in sole cinque le amicizie forti  che possiamo intrattenere contemporaneamente. Ma le persone che sono legate alla nostra stessa fede, in qualche modo,  sono veramente molte di più, oltre due miliardi sembra. Una gran parte di esse sono cattoliche. Come si fa, allora, a farsele amiche? Per pensare a questo facciamo riferimento a potenze spirituali, al soprannaturale, ne parliamo nelle preghiere, nella liturgia. In effetti funziona, come sa bene chiunque l’abbia praticato. Il vangelo è un modo di vivere in cui si amplia molto l’attitudine all’amicizia.

  Certo, poi, quando si cerca di cambiare qualcosa nel modo in cui, ad esempio, facciamo parrocchia ecco che ci si scontra, si hanno idee diverse, e si finisce con il diffidare gli uni degli altri. E’ del tutto normale, perché si parte sempre da un livello maggiore di inimicizia per cercare di ovviarvi. Ci si accosta e si litiga, ma più si rimane vicini, più si impara ad andare d’accordo. Questo accade, su scala molto maggiore, anche quando due culture si mischiano, per migrazioni o invasioni. L’Italia e la nostra Chiesa ne sono stati un laboratorio molto interessante. Nella nostra religione possiamo avvertire tracce di molte culture che hanno imparato a coesistere, a partire da riti. Ad esempio, quando, a proposito del Papa, parliamo di Pontefice massimo, ecco che usiamo il titolo del capo del maggior collegio sacerdotale dell’antichità romana, poi passato agli imperatori romani.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli