domenica 19 giugno 2022

La legge

 

La legge

 

 Le persone si mantengono o diventano religiose per i motivi più diversi. Quanto lo divengono non sempre si tratta di una decisione definitiva, almeno nella nostra società. Quando rimangano religiose, dopo esserlo stato in età precedenti della loro vita, in genere cambiano i loro moventi e anche le finalità. In questa materia ci sono state e ci sono ancora le idee più diverse. Se si vuole che la religione non diventi un incubo sociale bisogna accettarlo serenamente.

  E’ inutile cercare di spingere le persone verso una posizione uniforme in merito, come talvolta si cerca di fare. In realtà ciascuna persona è diversa dalle altre e allora vive diversamente anche la religiosità. Non ci si può fare nulla perché siamo fatti così. Una vera legge di natura che però spesso chi ha più voce in religione fa fatica ad accettare.

  In un certo senso, nello sforzo dell’agàpe,  della convivenza pacifica, reciprocamente sollecita, misericordiosa, si cerca di superare la natura, ed infatti ci appare un’esperienza soprannaturale, ed effettivamente da un certo punto di vista è così: è la cultura sociale a rendere possibile ciò che nel resto del mondo animale certamente non lo è. Ma, per quanti sforzi si facciano su quella via, ciascuna persona rimarrà sempre diversa dalle altre. Anche se, sempre per legge di natura, le cercherà, in modi e con scopi differenti. La socialità non è vissuta allo stesso modo da un bimbo, da un ragazzo e da un anziano. Anche  verso questa legge di natura spesso chi ha più voce in religione è insofferente. Si vorrebbe uniformare tutto, ma non ci si riesce mai. Al più si possono ottenere, con minacce e lusinghe, atteggiamenti ipocriti.

  L’agàpe  non basterebbe a reggere le nostre complesse società, perché è praticabile veramente solo in circoli limitati, in cui ci si riconosce faccia a faccia e ci si chiama per nome. Quindi le nostre culture hanno prodotto la legge, che è il complesso delle norme che dicono che fare in società. Questo rende più facile ed efficiente vivere insieme: ciascuna persona riesce a sapere facilmente  come fare per scansare pericoli e ottenere ciò che le serve. La gran parte delle leggi sociali non sono scritte, ma tutte non originano veramente da un centro di potere, come a volte superficialmente si crede, ma sono prodotte dalla società stessa. Chi comanda si limita a dichiararle e a confezionarle in raccolte. Ma, ad esempio, in genere da nessuna parte è scritto come ci si deve vestire, salvo che in certi ambienti religiosi, tra i militari e in certe associazioni o confraternite. Eppure le norme sul vestiario sono molto cogenti. Sono importanti perché  anche da come si vestono cerchiamo di capire rapidamente chi sono le persone che ci avvicinano.

  I cristianesimi iniziarono la loro storia sociale con una dura polemica contro le norme rituali e di santità dell’antico giudaismo. In particolare la si trova negli scritti del Nuovo Testamento attribuiti a Paolo di Tarso. Ma è verosimile che fosse un punto chiave dell’insegnamento del Maestro, perché nei Vangeli vengono narrati diversi episodi della sua vita in cui ne trattò.

  Benchè sia sempre rimasto un giudeo, il Maestro sviluppò forti critiche nei confronti dell’istituzione sacerdotale e dei teologi del suo tempo, nell’antica Palestina. Esortava ad un rispetto meno ipocrita della legge. La condensò nei comandamenti dell’agàpe verso il Cielo e verso le persone intorno. La parabola del Samaritano misericordioso è il centro dell’insegnamento sociale del Maestro. Vi è forte la critica verso il nazionalismo  e l’autorità dei sacerdoti e dei teologi del suo tempo. Come esempio del farsi prossimi al sofferente, il nucleo caratteristico dell’agàpe evangelica, viene proposto uno che i giudei dell’epoca consideravano un eretico scismatico, appunto un  samaritano, seguace di una corrente minoritaria dell’ebraismo.

  Dal punto di vista sociale, l’insegnamento del Maestro proponeva una legge nuova, perfezionamento dell’antica, suo compimento, basata sulla coscienza personale, indicata come il cuore nuovo. Da qui, poi, anche una vita nuova.

  Se riconosciamo che la legge è una produzione sociale, allora la legge nuova, il cuore nuovo, la vita nuova ci pongono in polemica con la società del nostro tempo, in quanto si discostino dalle esigenze evangeliche. Spesso, invece, si ritiene, al contrario, che la religione dovrebbe servire a puntellare le istituzioni correnti in società, e quindi anche sistema normativo vigente. In particolare ciò è accaduto quando si sono sacralizzati i poteri civili, come ancora accade, ad esempio nella Russia di oggi. Vi vediamo l’immagine di come anche noi siamo stati fino ad epoca recente, diciamo fino agli scorsi anni Cinquanta.

  Un potere sacralizzato in crisi usa la religione per cercare di coartare le coscienze, per ripristinare il suo ordine.

  Il rischio che ciò accada è più forte dove le Chiese dipendono economicamente dallo Stato, come accade indubbiamente in Italia.

  Ma le stesse Chiese, quali organismi politici, talvolta usano i medesimi metodi. In Italia accadde durante l’insensata contrapposizione del Papato romano contro il nuovo Regno d’Italia seguita alla conquista militare di Roma e all’abolizione del Regno pontificio. All’epoca, per circa cinquant’anni, ai cattolici italiani fu vietata la politica nazionale democratica del nuovo stato unitario: un disastro sociale enorme, che però non fu computato tra i danni da risarcire allo stato quando, nel 1929, vennero conclusi i Patti Lateranensi con il Regno d’Italia fascistizzato e il Papato conseguì un ingente indennizzo, oltre che la piena sovranità su alcune porzioni territoriali nel Lazio, a Roma e Castel Gandolfo.

 Non di rado nella catechesi ci si propone come obiettivo quello di raddrizzare  le persone, in particolare i giovani. In realtà l’evangelizzazione dovrebbe servire a liberarle. Ma, in genere, nella nostra Chiesa, dominata da clero e religiosi, persone non libere per il sistema efferato di polizia ideologica ecclesiastica che le domina, non si sa parlare di libertà. Dobbiamo essere quindi noi persone laiche a farlo.

  In particolare, nel mondo di oggi, che sta rapidamente cambiando, e non sempre in meglio come sappiamo, il tema centrale è trovare nuove leggi di convivenza per consentire la sopravvivenza di un mondo abitato da oltre otto miliardi di persone. Le vecchie consuetudini della violenza bellica e della sopraffazione e predazione economica ci condurrebbe vicini all’estinzione, proprio quando, per la prima volta nella storia dell’umanità, abbiamo gli strumenti e le conoscenze per liberarci di molti dei mali ciclicamente ricorrenti nel passato.

  Deve però essere un lavoro di tutti, e in questo la religione può essere molto utile, per il suo carattere di cultura popolare. Bisogna sforzarsi di saperne un po’ di più. Per cominciare consiglio alla piccola comunità dei frequentatori del nostro blog di Azione Cattolica, che mi fu regalato da giovane da un professore della Lateranense che poi diventò anche arcivescovo: di Pierre Riches, Note di catechismo per ignoranti colti, ora edito da Gallucci, anche in e-book. L’ho tenuto sempre con me.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli