lunedì 20 giugno 2022

Il principio di gradualità

                                                 
                    Il principio di gradualità 

      In ogni riforma occorre praticare il principio di gradualità, soprattutto quando ciò che si vuole riformare ha a che fare con le coscienze e con la formazione che in precedenza si impartiva alle persone. Se non si segue questa regola prudenziale, ci si può trovare di fronte a resistenze via via sempre più forti ed anche a un rigetto in blocco della proposta. Naturalmente la gradualità richiede comunque di procedere, mentre, ad esempio, il processo di sviluppo della nostra sinodalitá ecclesiale è attualmente affare che vive solo a livello degli apparati burocratici. Ma, per ciò che vedo e sento dire, si è completamente bloccato nelle realtà di base che ancora mostrano una certa vitalità, ad esempio nella nostra parrocchia.
  Naturalmente è diverso il caso in cui si interviene per prevenire, contrastare e combattere le prevaricazioni sociali che generano sofferenza. Lì si può essere più decisi ed essere poco tolleranti. Ma quando si tratta, ad esempio, di riti e di definizioni, o di partecipazione alle decisioni che riguardano tutti, bisogna rispettare i tempi di assimilazione culturale personali e comunitari e non irrigidirsi nei divieti e nelle critiche. Non è grave se, per un certo tempo, coesistono diversi modi di fare e di pensare.
  La sinodalitá, che significa partecipazione e corresponsabilità nelle decisioni che riguardano la comunità in cui si vive, richiede una acculturazione, che si costruisce imparando e facendo tirocinio. La prima tappa del riformatore di base dovrebbe essere programmare questo lavoro. Vertendosi in materia di sinodalitá è opportuno che lo si faccia, appunto, sinodalmente, istituendo uno specifico gruppo di lavoro, ad esempio all'interno del Consiglio pastorale parrocchiale, che però nella nostra parrocchia si è sostanzialmente estinto. Purtroppo non ci sono attualmente procedure mediante le quali l'assemblea parrocchiale possa ottenere che un organismo importante come il Consiglio pastorale parrocchiale riprenda a riunirsi. La decisione di riattivarlo è nelle mani parroco, che lo presiede. Questo è veramente poco sinodale. L'alternativa è quella di autoconvocarsi come comunità di base, come nella nostra parrocchia si fece negli anni '70, ma il rischio è quello, sostanzialmente, di non essere riconosciuti come esperienza ecclesiale. La nostra Chiesa in genere è spietata su questo aspetto. Di una spietatezza particolarmente pervicace e crudele, in particolare, verso preti e religiosi che si fanno coinvolgere in simili moti di rinnovamento.
  L'Azione Cattolica, che ha una ecclesialità saldamente riconosciuta e non revocabile se non da un papa, può fungere con meno complicazioni da organismo di acculturazione alla sinodalitá, in modo da creare gradualmente una rete di esperienze sinodali in cui della sinodalitá si possa parlare e cominciare a fare esperienza. Questo blog vorrebbe essere al servizio di questo lavoro. Ma occorrerebbe un maggiore impegno di tutti proprio sulla sinodalitá, che però risulta nuova, e anche strana, ai più anziani,  formati più che altro, in queste cose, all'obbedienza silenziosa, a lasciar fare tutto al prete.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa- Roma, Monte Sacro, Valli