Il Papa ha capito bene che la sinodalitá è ora questione di vita o di morte per la nostra Chiesa. Questo è particolarmente sensibile in Europa occidentale, e quindi anche in Italia, dove la nostra fantasiosa mitologia spiritistica non fa più tanto breccia. Dipende fondamentalmente dal più elevato livello di istruzione popolare e dall'abitudine a confrontarsi, ragionando, sulle decisioni collettive. Naturalmente, però, si è ancora trascinati dalle emozioni in certe altre cose, dove le tecniche di influenza psicologica del marketing si sono dimostrate molto efficaci, ma li, nel "consumismo" (anche politico), si è in un campo nel quale la soddisfazione è più immediata, non tutta campata in aria come talvolta accade in religione.
Non si riuscirà, comunque, a "sinodalizzare" tanto presto. Clero e religiosi, che dalla sinodalizzazione uscirebbero fortemente ridimensionati, non sono in genere preparati, diffidano e anche temono di spingersi troppo in là. Per ora è quasi tutto in mano loro. Bisognerà procedere con pazienza, a partire da piccoli circoli che poi potrebbero espandersi o riprodursi per imitazione. Del resto è proprio in questo modo che alle origini si procedette, quando non c'era ancora "la" Chiesa, ma diverse piccole Chiese in Palestina, Siria, Asia minore, con caratteristiche molto diverse tra loro, ma con la convinzione di doversi coordinare e intendere con le altre. All'epoca non c'era ancora una vera e propria "dottrina": il processo per condensarne alcune che fecero più presa richiese diversi secoli e decisioni fondamentali in merito vennero prese tra il Quarto e l'Ottavo secolo, quando la gerarchia ecclesiastica venne integrata nel complesso dei pubblici poteri. A quei tempi la sinodalitá popolare delle origini si andò consolidando come sinodalitá dei gerarchi ecclesiastici e dei capi civili. La nostra Chiesa, infine, venne riorganizzata come impero religioso dall'Undicesimo secolo, ma almeno fino al Quattrocento, il potere imperiale rivendicato dal Papato romano non fu indiscusso, venendo invece ciclicamente riaffermato il predominio del Concilio, anche perché, in certi periodi, regnarono contemporaneamente diversi Papi e furono dei Concili, influenzati dai sovrani civili, a risolvere il problema.
Nella nostra Chiesa Concili e Sinodi come luoghi di Co-decisione iniziarono a decadere dal Cinquecento e dopo il Concilio Vaticano 1º (1870) il Papato romano divenne una autocrazia assolutistica, in particolare come reazione alle correnti liberali e socialiste europee. Di sinodalitá non si tratta nei documenti del Concilio Vaticano 2º (1962-1965), ma vi si ragiona di Popolo di Dio e di fedeli laici sostenendo che debbano essere consultati dai gerarchi e che debbano svolgere un ruolo nelle cose temporali, vale a dire nelle società civili, supponendo eterne le cose ecclesiastiche, che, secondo un'interpretazione ora piuttosto contestarta, in genere si ritenevano riservate, in eterno appunto, a clero e religiosi. La svolta è venuta dal 2013, con il regno di papa Francesco, che ha proposto una riforma sinodale sulla base della sua esperienza nel Consiglio episcopale latino americani - CELAM, che riunisce tutti i vescovi dell'America Latina, in particolare a partire dalla Conferenza generale tenuta a Medellín (Colombia) nel 1968. Tra i cattolici latinoamericani cominciarono a sperimentarsi nuove forme di aggregazioni popolari, che comportavano anche co-decisione, le "comunità di base".
La nostra Chiesa non è preparata ad una sinodalitá popolare, vivamente osteggiata dai papi Giovanni Paolo 2º e Benedetto 16º. La si vive nei movimenti ed associazioni che però non coinvolgono la struttura istituzionale della Chiesa, composta da parrocchie e diocesi. Trasferirla in una parrocchia è una sfida interessante. La cosa va preparata e ne va programmato un tirocinio progressivo. Bisognerebbe iniziare con il rivitalizzare quell'istituzione sinodale che già è prevista a livello parrocchiale e che è il Consiglio pastorale parrocchiale, che può comprendere anche membri eletti dai parrocchiani. Da noi da anni non si riunisce e ciò in aperta violazione del decreto del Cardinal Vicario che lo previde come obbligatorio a Roma.
Bisogna poi fare cultura popolare sinodale a partire da circoli limitati e con costanza. Di solito si sa troppo poco di religione e ciò che si sa lo si sa spesso a un livello bambinesco. Non c'è da stupirsi poi che la religione risulti noiosa per molte persone, in particolare per i più giovani. Questi ultimi sono molto istruiti, ma è come se questo non servisse a nulla varcando le soglie della parrocchia, nella quale si è accettati solo facendosi come bambini, ma non in senso evangelico. Essere cristiani non richiede di farsi deficienti, tutt'altro.
Mario Ardigo - Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte Sacro, Valli