lunedì 9 maggio 2022

Manuale operativo di sinodalità - 14 – Sinodalità dal basso

 

Manuale operativo di sinodalità

-      14 –

Sinodalità dal basso

 

 Il fatto che nella nostra Chiesa ci sia un “alto” e un “basso” è un portato storico.

 Il logo  del Sinodo 2021-2023 vuole rendercene l’idea.



 Ecco che vengono rappresentati i profili di gente di diverse età in cammino e, in mezzo, un vescovo, riconoscibili dagli strumenti del mestiere, la mitra e il pastorale.

  La spiegazione della figura, che si trova sul sito del sinodo https://www.synod.va/it/news/synod-official-logo.html è questa:

 

Un grande albero maestoso, pieno di saggezza e di luce, raggiunge il cielo. Segno di profonda vitalità e speranza, esprime la croce di Cristo. Porta l'Eucaristia, che brilla come il sole. I rami orizzontali aperti come mani o ali suggeriscono, allo stesso tempo, lo Spirito Santo.

Il popolo di Dio non è statico: è in movimento, in riferimento diretto all'etimologia della parola sinodo, che significa "camminare insieme". Le persone sono unite dalla stessa dinamica comune che questo Albero della Vita respira in loro, da cui iniziano il loro cammino.

Queste 15 sagome riassumono tutta la nostra umanità nella sua diversità di situazioni di vita, di generazioni e origini. Questo aspetto è rafforzato dalla molteplicità dei colori brillanti che sono essi stessi segni di gioia. Non c'è gerarchia tra queste persone che sono tutte sullo stesso piano: giovani, vecchi, uomini, donne, adolescenti, bambini, laici, religiosi, genitori, coppie, single; il vescovo e la suora non sono davanti a loro, ma tra di loro. Molto naturalmente, i bambini e poi gli adolescenti aprono loro il cammino, in riferimento a queste parole di Gesù nel Vangelo: " Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. (Mt 11,25)

  La linea di base orizzontale: "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” corre da sinistra a destra nella direzione di questa marcia, sottolineandola e rafforzandola, per finire con il titolo "Sinodo 2021 - 2023": il punto più alto che sintetizza il tutto.


Fin dall’antichità il sinodo fu un incontro tra gerarchi, tra persone, in genere uomini, le quali a vario titolo esercitavano un potere sacro: la parola gerarca, dall’antico greco ἱεράρχης [si legge ieràrkes], che è composta dalle parole ἱερός [ieròs], che significa sacro e ἄρχω [àrcko], capo. Un gerarca  è sopra  agli altri, appunto perché esercita un potere sacro, vale a dire indiscutibile perché voluto da un dio, che per definizione è sopra. Un altro modo definire questa funzione pubblica è sacerdote, che ha in sé la parola latina sacer, sacro. Anche il sacerdote sta sopra

  La teologia cristiana ha cambiato radicalmente le cose, anche se le sue liturgie risentono delle consuetudini sacrali  delle religioni più antiche. Anche nella religione degli antichi romani c’erano pontefici  e  sacerdoti. I teologi spiegano le cose impiegando la letteratura dei secoli passati che è molto sofisticata e quindi non alla portata di tutti. Nel Credo  che recitiamo la domenica a messa usiamo antiche formule che la sintetizzano. L’espressione chiave è “s’è fatto come noi”. Questo ci permette di fare Chiesa dal basso. In realtà, in quest’ottica è superata l’organizzazione con un alto  e un basso. Almeno nelle cose essenziali, e non lo sono, ad esempio, quelle che riguardano la burocrazia ecclesiastica e la Città del Vaticano, come anche l’organizzazione del lavoro per mandare avanti una basilica o anche una parrocchia. Nei cammini sinodali,  mondiale e italiano, che stiamo celebrando ci si occupa, appunto, dell’essenziale.

  La nostra fede è fatta di molta gente che si cerca per viverla insieme e vuole mantenersi in contatto, anche da molto lontano. Questo risale alle origini. Fin da allora si è condiviso il comandamento di essere una cosa sola,  come è scritto:.

Io non prego soltanto per questi miei discepoli, ma prego anche per altri, per quelli che crederanno in me dopo aver ascoltato la loro parola. Fa’ che siano tutti una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato.

«Io ho dato loro la stessa gloria che tu avevi dato a me, perché anch’essi siano una cosa sola come noi: io unito a loro e tu unito a me. Così potranno essere perfetti nell’unità, e il mondo potrà capire che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me [καὶ ἠγάπησας αὐτοὺς καθὼς ἐμὲ ἠγάπησας.  – kài egàpesas autùs kathòs emè egàpesas]. Padre, voglio che dove sono io siano anche quelli che tu mi hai dato, perché vedano la gloria che tu mi hai dato: infatti tu mi hai amato ancora prima della creazione del mondo.

«Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto ed essi sanno che tu mi hai mandato. Io ti ho fatto conoscere a loro e ti farò conoscere ancora; così l’amore che hai per me sarà in loro, e anch’io sarò in loro».

[Dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 17, versetti da 20 a 26 – Gv 17, 20-26]

 Una unità che non è basata sulla soggezione ad un’unica autorità gerarchica, ma sull’agàpe, che in quel testo traduciamo con  amore, ma significa molto di più del semplice sentimento: è convivenza pacifica, solidale, sollecita. Insomma  pace.

  La persona cristiana mette pace  come dovere religioso.

  Sinodalità dal basso  significa mettere pace tra noi e vivere questo come l’essenziale del nostro essere Chiesa. Una cosa molto bella, che può rendere felici. E anche molto semplice da capire. Molto più difficile, naturalmente, da fare. Poiché, però, è l’essenziale, tutto dovrebbe esservi finalizzato, anche ciò che chiamiamo catechesi   e la liturgia.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli