martedì 22 marzo 2022

Sessualità: una Chiesa nemica

 

Sessualità: una Chiesa nemica

 

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Da: Hervé Legrand – Michel Camdessus, Una Chiesa trasformata dal popolo, Paoline 2021

 

[…] la morale ancor oggi insegnata  dal magistero cattolico si caratterizza per il suo grande rigore. […] Questo rigore dottrinale ha conseguenze pesanti che superano il semplice vissuto delle famiglie. [Pesa] sulla nostra Chiesa l’immagine di una istituzione che difende, contro tutto e contro tutti, una visione distorta della sessualità, affrontata troppo spesso in termini di divieti. […] Un atteggiamento cristiano più adeguato in materia di sessualità dovrebbe riflettersi nella catechesi dei giovani che si preparano al matrimonio. Questo dovrebbe essere presentato – da laici sposati, ben formati – come una vocazione profondamente cristiana, nella quale l’amore si vive  con tenerezza e rispetto.

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  Parlando di rigore  a proposito dell’atteggiamento della gerarchia in materia di sessualità lo si nobilita senza fondamento. Si tratta semplicemente di una linea insensata e non sostenibile sulla  pratica delle relazioni d’amore. I cristiani che amano o hanno amato lo sanno bene. Lo sanno anche i veri pastori. I teologi cattolici lo sanno anche loro, ma non lo possono scrivere se non con molta cautela e non di rado con una certa ipocrisia. La nostra Chiesa non è ancora, purtroppo, una società libera.

  E’ scioccante l’importanza che si dà in religione a questi argomenti, che travagliano gravemente in particolare i coniugi che vogliono essere cristiani, considerati  gli accenni solo di sfuggita nelle parole del Maestro, e per di più in genere diretti a significare cose che andavano oltre le relazioni d’amore tra i sessi.

  Inutile attendersi qualcosa di diverso, però, finché non si uscirà dal pesante clericalismo che imprigiona la riflessione  e finché non saranno i laici che praticano l’amore a dirigere la discussione. Ora in genere insegna solo chi non pratica e, anzi, considera per sé un grave peccato praticare. Una cosa, appunto, senza senso, anche se risale ai primi secoli.

  Poiché non si può cambiare, a me non interessa occuparmi di queste cose in religione. La democrazia mi dà la libertà di pensarla e di praticare secondo coscienza nella società in cui vivo e, in queste cose, è la coscienza che conta, non sono certe assurdità della teologia morale in tema.

  Ho condiviso profondamente l’idea di Carlo Maria Martini che ognuno nell’amore debba rimanere affidato alla propria coscienza, orientata dalla legge evangelica dell’agàpe. Francamente l’idea che in Cielo esista una specie di ufficio dello stato civile, sensibile alle procedure burocratiche ecclesiastiche sui rapporti sessuali, mi è parsa sempre ridicola. E questo anche se la mia è stata una vita coniugale di lungo corso, che dura tuttora, grazie a circostanze favorevoli, alla  mia coscienza e a quella di mia moglie, e, penso, anche a ciò che chiamiamo Grazia. Non a tutti  è andata così. Per loro la Chiesa su questi importanti temi è  una nemica, che umilia ed esclude.

 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli