Sessualità: una
Chiesa nemica
Da:
Hervé Legrand – Michel Camdessus, Una Chiesa trasformata dal popolo, Paoline
2021
[…] la
morale ancor oggi insegnata dal
magistero cattolico si caratterizza per il suo grande rigore. […] Questo rigore
dottrinale ha conseguenze pesanti che superano il semplice vissuto delle
famiglie. [Pesa] sulla nostra Chiesa l’immagine di una istituzione che difende,
contro tutto e contro tutti, una visione distorta della sessualità, affrontata
troppo spesso in termini di divieti. […] Un atteggiamento cristiano più
adeguato in materia di sessualità dovrebbe riflettersi nella catechesi dei
giovani che si preparano al matrimonio. Questo dovrebbe essere presentato – da
laici sposati, ben formati – come una vocazione profondamente cristiana, nella
quale l’amore si vive con tenerezza e
rispetto.
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Parlando di rigore a proposito dell’atteggiamento della gerarchia
in materia di sessualità lo si nobilita senza fondamento. Si tratta
semplicemente di una linea insensata e non sostenibile sulla pratica delle relazioni d’amore. I cristiani
che amano o hanno amato lo sanno bene. Lo sanno anche i veri pastori. I teologi
cattolici lo sanno anche loro, ma non lo possono scrivere se non con molta
cautela e non di rado con una certa ipocrisia. La nostra Chiesa non è ancora,
purtroppo, una società libera.
E’ scioccante l’importanza che si dà in
religione a questi argomenti, che travagliano gravemente in particolare i
coniugi che vogliono essere cristiani, considerati gli accenni solo di sfuggita nelle parole del
Maestro, e per di più in genere diretti a significare cose che andavano oltre
le relazioni d’amore tra i sessi.
Inutile attendersi qualcosa di diverso, però,
finché non si uscirà dal pesante clericalismo che imprigiona la
riflessione e finché non saranno i laici
che praticano l’amore a dirigere la discussione. Ora in genere insegna solo chi
non pratica e, anzi, considera per sé un grave peccato praticare. Una cosa,
appunto, senza senso, anche se risale ai primi secoli.
Poiché non si può cambiare, a me non
interessa occuparmi di queste cose in religione. La democrazia mi dà la libertà
di pensarla e di praticare secondo coscienza nella società in cui vivo e, in
queste cose, è la coscienza che conta, non sono certe assurdità della teologia
morale in tema.
Ho condiviso profondamente l’idea di Carlo
Maria Martini che ognuno nell’amore debba rimanere affidato alla propria
coscienza, orientata dalla legge evangelica dell’agàpe. Francamente l’idea che
in Cielo esista una specie di ufficio dello stato civile, sensibile alle
procedure burocratiche ecclesiastiche sui rapporti sessuali, mi è parsa sempre ridicola.
E questo anche se la mia è stata una vita coniugale di lungo corso, che dura
tuttora, grazie a circostanze favorevoli, alla mia coscienza e a quella di mia moglie, e, penso, anche a
ciò che chiamiamo Grazia. Non a tutti è
andata così. Per loro la Chiesa su questi importanti temi è una nemica, che umilia ed esclude.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli