sabato 26 marzo 2022

" Forme sostanziali e storiche del cristianesimo " - Convegno del MEIC su Zoom del 25-3-22 - relatore: prof. don Pasquale BUA

 

venerdi  25 MARZO 2022   ore 18-20

Convegno su piattaforma ZOOM 

" Forme sostanziali e storiche del cristianesimo "

relatore: prof. don Pasquale BUA

Direttore Istituto Teologico Leoniano di Anagni

E’ professore di  teologia dogmatica

 

Sintesi di Mario Ardigò, dagli appunti presi nel corso della relazione

 

-non rivista dal relatore-

 

1. Quando si parla di forme sostanziali e storiche del cristianesimo la tentazione è di considerare sostanza e storia come opposte. Riferirsi alla  forma assume una accezione negativa.

  E’ possibile distinguere la forma sostanziale da quella storica? Platone era convinto di sì: distingueva una essenza  che superava la storia. Oggi non si è più di questo avviso. La sostanza, il quid, si dà solo nella storia. La storia è il modo di darsi della realtà. Esistono solo sostanze storiche. Le formr storiche influiscono sulla sostanza.

  Però c’è un’eccedenza della sostanza rispetto alla storia. E’ un traguardo mai raggiunto. Nella storia la realtà tende verso se stessa.

2. Gesù non ha mai spiegato una volta per tutte la sostanza del cristianesimo. Ha raccolto intorno a sé donne e uomini: il cristianesimo   è un fatto storico. Non c’è una sua sostanza immutabile. Però il cristianesimo non si può indentificare con una  forma storica. Nel suo divenire fa capolino un nocciolo irriducibile che preme oltre la storia, irriducibile alle sue forme storiche.

 Bisogna guardarsi da due estremi, entrambi riduttivi.

  Da una parte la chiesa invisibile  dei protestanti e dall’altra la società perfetta  della Controriforma. Nella prima concezione si distingue la Chiesa dalle sue forme storiche, per cui diventa invisibile. Il credente è istruito da Dio solo, senza alcuna influenza sociale: è infallibile in quanto istruito da Dio. Perché avrebbe bisogno di una comunità che lo istruisca? Dio è percepito nell’intimo con l’aiuto della Parola. Non vi è più nessun fine ragionevole della Chiesa visibile. La Chiesa è estranea alle sue forme storiche istituzionale.

  La reazione cattolica. Cita san Roberto Bellarmino. Nella sua concezione si crede che nella Chiesa si trovino tutte le virtù, ma non si richiede ancora interna al credente, ma solo la professione esterna e la comunione ai sacramenti: la Chiesa è una società visibile, individuata attraverso le sue forme storiche istituzionali, come l’impero romano. La Chiesa è identificata con le sue forma storiche.

 Cita poi la Lumen Gentium, 8°: cerca un equilibrio tra ciò che è storico e ciò che è istituzionale. Cristo ha costituito la sua Chiesa, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde la verità e la grazia. La Chiesa celeste e quella terrestre risultano di un duplice elemento umano e divino, analogamente al Verbo incarnato: è una realtà complessa (v. anche Sacrosantum Concilium 2).

  L’elemento divino è il principale, che ha a che fare con Cristo: rende la Chiesa una realtà spirituale. Poi, indissolubilmente unito, un elemento umano, un organismo fatto di istituzioni gerarchiche.

 La Chiesa non trascende la società, ma non è nemmeno un organismo politico tra gli altri, proprio perché realtà complessa.

  La complessità della Chiesa deriva dalla complessità della figura di Cristo.

   Nel Cristo c’è da un lato la storicità: veramente uomo. Vivo strumento di salvezza, di cui il divino si serve. E’ la legge dell’Incarnazione. Per la Chiesa le sue forma storiche non sono un ostacolo alla realizzazione della sua essenza, e nemmeno un rivestimento esteriore: attingiamo il mistero della Chiesa attraverso le sue forme storiche. Nella Chiesa Cristo continua a salvarci al modo umano. E’ il paradosso della Chiesa (De Lubac). Ha bisogno di forme storiche, ma nessuna forma storica la esaurisce, per cui la Chiesa ha bisogna di continua riforma – ecclesia semper reformanda (detto di derivazione protestante).

  E’ come l’asintoto, linea che si avvicina incessantemente ad un’altra linea ma senza mai raggiungerla.

 3. Che cos’è la riforma? E’ il  tentativo di adeguare la Chiesa alla sua natura più profonda (Guardini).  La riforma tende ad adeguare la forma attuale della Chiesa al suo modello dell’essenza. Quest’ultima può solo essere intravista. L’essenza può essere presentita, ma mai conosciuta, finché saremo nella storia. Con un duplice sguardo, indietro e in avanti, si può presentire l’essenza della Chiesa.

 Come Gesù voleva la sua comunità (Gerhard Lohfink)?

  Lohfink evidenzia tre tratti.

  Comunità fraterna ma con precisi incarichi di responsabilità, composta di fratelli e sorelle, ma con alcuni in specifici incarichi, posti al di sopra degli altri.

 Comunità accogliente, con vocazione trasnazionale, aperta a tutti, abbattendo separatezze etniche, sociali, sessuali. Ma è una comunità che non può tollerare il peccato al proprio interno: chiede ai peccatori di convertirsi.

 Comunità orante. Prega ma non si estranea alla società: in ginocchio e in piedi.

 L’essenza della Chiesa come presentata nei Vangeli è complessa. I Vangeli non sono un trattato sulla Chiesa, narrano ma non spiegano. Bisogna salvaguardare le tensioni, senza schiacciare un polo su un altro.

 Guardini fece un bilancio di tutte le ricerche sul Gesù storiche, tese a capire che cosa Gesù fosse stato realmente. Sostiene che sono tutte fallite. I loro autori lessero i Vangeli con le loro lenti. Così accade con la Chiese: cerchiamo nella Chiesa quello che vogliamo trovare, a conferma di ciò che pensiamo della Chiesa.

  La forma della Chiesa deve certo essere attinta guardano indietro, a Gesù, ma anche guardando davanti, all’escaton. La Chiesa è nella storia ma non della storia: la sua realtà rifulgerà solo alla fine della storia. Anche noi personalmente capiremo la nostra realtà solo alla fine.

  Nell’oggi della storia la Chiesa è chiamata ad anticipare la sua figura definitiva futura (Metz – Moltmann): la Chiesa è chiamata a specchiarsi in un futuro che ancora non c’è e che Gesù ha preannnunciata, memoria futuri. Un futuro preannunciato.

 La Chiesa si avvicina di più alla sua forma escatologica:

-      nella liturgia, pregustiamo la communio sanctorum, sotto il velo del simbolo;

-       nella carità (qui l’escaton è realizzato in antcipo);

-      nella testimonianza fino all’estremo.

4. Forma storiche del Cristianesimo

 Si ispira ad un articolo di Giuseppe Alberigo, che scrive di tre forme. Ne aggiunge però un’altra, la prima.

 La Chiesa ha attinto la sua fisionomia dalla storia, in mancanza di uno statuto preciso dato da Cristo (la imitatio imperii, l’imitazione delle altre forme di governo è stata una necessità e una tentazione). Le forme storiche del potere non devono essere assunte acriticamente, senza uno sforzo di purificazione interna.

   La Chiesa non solo dà, ma riceve dal mondo, in particolare le sue forme storiche istituzionale. A volte il mondo la precede (ad esempio il principio di uguaglianza, da cui ora l’uguaglianza battesimale).

Le quattro forme storicamente assunte dalla Chiesa:

-      la forma familiare, Chiesa domestica,

-      la forma imperiale,

-      la forma monarchica,

-      la forma democratica.

 Tutti questi modelli hanno vantaggi e limiti. Nessun modello esaurisce la Chiesa.

4.1 La prima è attestata in san Paolo e nei primi secoli, la Chiesa si edifica come famiglia di famiglie, formata da gruppi ridotti di persone, che possono vantare una conoscenza reciproca e sulla condivisione dei beni, anche se non mancano personalismi e scismi. E’ una Chiesa incarnata in un luogo (ad es. La Chiesa di Laodicea), che però cerca di darsi forme che superino il localismo. Crescendo il cristianesimo diventa improponibile.

4.2 La Chiesa imperiale è quella della cristianità: a partire da Costantino e addirittura fino al 20° secolo vi è connubio tra Chiesa e potere politico. E’ come se il cristianesimo avesse cambiato pelle (Barth). I suoi capi sono capi politici, i suoi membri godono di garanzie e riconoscimenti. E’ più libera perché non perseguitata, ma meno libera perché condizionata dal potere politico.

4.3. Chiesa monarchica: è la Chiesa gregoriana (da Gregorio 7°, il Papa che produsse  la svolta nell’Undicesimo secolo), che però trova espressione anche nell’Ottocento. Si propone un rigido centralismo: ha nel vescovo di Roma una garanzia di cattolicità universale, ma che si riduce alla diocesi del Papa. Ecclesiologia come papologia (Congar), come antidoto agli scismi. E’ la Chiesa dell’uniformità.

4.4 Chiesa democratica: oggi si fa strada nel pensiero teologico. Già il dire che sinodalità non è democrazia, come nel documento preparatorio sul Sinodo, significa che non manchino i punti di contatto.

 Una Chiesa democratica è una Chiesa di uguali, chiesa della fraternità e della sororità, basato sul battesimo. Principio anche di distinzione perché esistono pastori e maestri, attraverso i qali Cristo continua  a rendersi presente.

  E’ una Chiesa dal basso, di designazione elettiva. Imparare a fare più spazio ai processi elettivi è un’opportunità per consentire alla base di sentirsi più rappresentata. Può essere utile a passare dal potere all’autorità. Ma nella Chiesa le funzioni vengono dall’alto.

   L’intero popolo di Dio dispone del sensus fidei che rende tutto il popolo infallibile nel credere. Ma non ci si ascolta solo tra esseri umani soltanto, ma bisogna prestare attenziona anche allo Spirito.

 E’ una Chiesa di tutti. Ci si affranca dal demone del clericalismo. Se però non ci si limita a sostituire le elite clericali con elite laicali. Oggi stiamo vivendo ad un crisi della democrazia, proprio perché non ha portato a un potere di tutti, ma a portato a un ceto di professionisti della politica. Il passaggio da preti a laici potrebbe non far uscire da un potere elitario.

5. La riforma senza scisma secondo Congar) richiede quattro condizioni:

- primato della carità e dimensione pastorale

- non isolarsi

- pazienza

- il rinnovamento è sempre un ritorno alle origini, non un adattamento meccanico alle novità.

  Come cristianesimo abbiamo sempre la necessità di scrutare i segni dei tempi, a non fuggire la storia (luogo della salvezza), a non farci intrappolare dalla storia.

  Cento anni fa Guardini pubblicava Il senso della Chiesa: la Chiesa è una realtà divino-umana, ciò che è contingente in essa si lega al duraturo.