sabato 29 gennaio 2022

Annotazioni di Mario Ardigò dalla conferenza del prof. Luigi Frudà, sociologo, su “La fede oggi “, tenuta in Zoom durante l’incontro del MEIC – Lazio del 28-1-22

 

Annotazioni di Mario Ardigò dalla conferenza del prof. Luigi Frudà, sociologo,  su “La fede oggi “, tenuta in Zoom durante l’incontro del MEIC – Lazio del 28-1-22 – Il testo, non rivisto dall’autore, riflette le capacità di comprensione di chi lo ha redatto.

 

1.  La frammentazione sociale coinvolge tutti. Ognuno di noi tende a chiudersi in una bolla privilegiata, nelle quali la chiave di accesso è la similarità. Questo è un effetto tipico della frammentazione, che ha colpito anche gli ambienti religiosi. Si è passati in poco tempo da due all’otto per cento di altre religioni.

 Nella frammentazione c’è bisogno di circoscrivere un perimetro e di attivare circuiti identitari. Nell’essere piccola bolla  di movimento il perimetro e il circuito identitario sono essenziali. Anche il comportamento sui social  si basa sullo stesso meccanismo.

 Se ci si riduce in una bolla  si riduce la propria mappa cognitiva. Alla lunga questo fa danni. L’universo sociale intorno scompare.

2. La bibliografia sulla fede nella società è molto vasta. In particolare:

Roberto Cartocci, Geografia dell’Italia cattolica, Il Mulino 2011.

testo non ricavato da indagini empiriche, ma su dati strutturali lavorati nell’arco di 4 o 5 anni dal 2006. Non sono molto analitici ma definiscono uno sfondo.

 Quattro gli  indicatori considerati: i matrimoni civili, i figli  nati fuori dal matrimonio, le richieste di esonero dall’insegnamento della  religione cattiolica a scuola, la scelta della Chiesa cattolica per la ripartizione dell’8 per mille. Sono molto aumentati i matrimoni civili, dal 2,4 al 34 %. I figli fuori dal matrimonio (né civile né religioso): nel 2006 al 18%. dato nazionale (con maggiori percentuali nel Meridione). Quasi il 9% degli alunni chiede l’esonero dall’insegnamento di religione cattolica. Sull’8 per mille: le scelte per la Chiesa cattolica sono scese  significativamente.

 Si manifesta un trend che potremmo definire di secolarizzazione, che indica una distanza dal modello sociale preesistente.

Franco Garelli, Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio, Il Mulino, 2020.

Basato su circa 3238 interviste: un campione molto vasto rispetto ai soliti.

 La fede c’è, ma con una serie di dubbi che vengono affermati  con convinzione, con pretesa che siano legittimi.

Rita Bichi, Dio a modo mio: giovani e fede in Italia, Vita e pensiero 2015 ;

tarato sui giovani, su un campione di 150 giovani, selezionandone 50 tra quelli più vicini alla Chiesa. Ci si proclama praticanti  ma con tassi di libertà individuali.

Roberto Cipriani, L’incerta fede. Un’indagine quanti-qualitativa in Italia, Franco Angeli, 2020

basato su un panel qualitativo di 164 interviste che dialogano con i risultati con dell’indagine quantitativa di Garelli.

I titoli già dicono molto della mutazione della dinamica in atti.

Andrea Riccardi, La Chiesa brucia?. Crisi e futuro del cristianesimo,   Laterza, 2021;

Il punto interrogativo in copertina è disegnato come la parte superiore del bastone pastorale del vescovo.  Il testo ha più interrogativi che proposte.

Andrea Riccardi, Italia carismatica, Morcelliana, 2021, sui movimenti

La mutazione si trasferisce sempre più in frammentazione, nella micro-cristianità. L’Italia è divenuta anche terra di movimenti. E, scrive Riccardi, la CEI sta a guardare….

Il dialogo più vivo è quello tra la parrocchia e il Papa, saltando anche i movimenti e la gerarchia: un cattolicesimo del Papa. Secondo Riccardi si può ripartire dalle parrocchie, ancora abbastanza coese, e sulle relazioni  a basso costo consentite dalle reti sociali e da radio e televisione.

La frequenza della messa è al 32%, anche se un altro 30% circa frequenta saltuariamente. Un 13% non pratica.

 Sul piano strutturale si è ridotto il numero degli ecclesiastici, a circa 32.000, perdendo circa 8000 unità. Con 26.000 parrocchie da coprire, non c’è più forza ecclesiastica sufficiente. E non va bene nemmeno nel campo delle religiose. Si sono dimezzate.

   Tenendo conto di ciò che emerge dall’indagine di Garelli e da quella di Cipriani si può stimare un 60% di  vicini a Dio, ma un solo un 20% molto vicini  a Dio.

  Ci sono elementi strutturali del tutto nuovi.

  Il forte scarto generazionale, con molti anziani, innanzi tutto. La fertilità in Italia è crollata ad 1,35 nati per donna fertile. La speranza di vita alla nascita aumenta, 80 per gli uomini e 85 per le donne.

  L’indice di vecchiaia è al 160% ( rapporto tra l’età 0-14 e gli ultrasessantenni), ma in alcuni quartieri Romani, ad esempio Prati, è oltre il 200%.

 L’indice di dipendenza (rapporto tra persone in attività lavorativa e quelle oltre il 65 anni): nel 2015, 33,7%; ora  38%, la previsione è che arrivi quasi al 60%. E’ aumentato  molto il numero delle badanti degli anziani. La base di chi ha meno di sessant’anni si riduce sempre più e aumentano coloro che sono più anziani.

  E la Chiesa?

A Roma ci sono il 22% di anziani soli, dei quali molti non autosufficienti. una situazione pesante e scompensata. Si tratta di persone che escono di casa poco o nulla.

  Molte persone lavorano distanti dal proprio quartiere di residenza o addirittura dalla propria città. Ogni giorno impieghiamo circa due ore per il tragitto casa/lavoro.

 La conseguenza di questa mobilità strutturale elevata è una riduzione del tempo libero, che si stima al 5,2% al giorno, all’interno del quale c’è anche la frequenza delle attività religiose.

 Le famiglie sono quasi tutte a doppia carriera, altrimenti non si riesce a sostenere il peso delle spese.

 Il tempo residuo, così, si riduce a una parte del sabato (occupato anche da occupazioni funzionali che non possono essere svolte nel corso della settimana, come la spesa al supermercato) e alla domenica. La domenica è l’unico giorno in cui la famiglia può vivere insieme, che viene messo in competizione con l’andare in Chiesa o con attività religiose.

 La fede è in una situazione di stress perché ha pesanti competitor strutturali, con riduzione della possibilità di essere testimoni di fede nella comunità.

 Però dalle ricerche sopra citate si individua  nelle parrocchie e nelle micro-comunità gli ambienti in cui si può ripartire.  Le sedi di partito e gli altri tipi di circoli sociali hanno chiuso. La parrocchia è l’unica comunità territoriale dove si può fare esperienza comunitaria.

3. Tra le molte opere, sociali, caritative, ci vuole, per chi ha fede, un quid in più di spiritualità.

 La proposta: la parrocchia sia più aperta, più partecipata, non monocratica. E’ l’unica trincea comunitaria, di relazionalità sociale. Occorre essere testimoni credibili, coerenti, anche senza dove fare catechesi, apostolato, indottrinamento. Tutto ciò può favorire processi identitari più forti.

  Questa testimonianza deve partire anche nella famiglia, rivitalizzandovi consuetudini religiose.

  La testimonianza deve essere articolata su più livelli, dalla famiglia, alla parrocchia, alle società più ampie,  per articolare relazioni, per mettere a dimora dei semi.