domenica 30 gennaio 2022

Teologia misera

 

Teologia misera


Un carro di fuoco con cavalli di fuoco passò in mezzo a loro. Elia fu rapito in cielo in un turbine di vento

[2Re, 2-11  - versione TILC]

Swing low (spiritual ispirato al mito del carro di fuoco di Elia)

https://www.youtube.com/watch?v=v8frEt6w4G8

 

Swing low, sweet chariot
Coming for to carry me home
Swing low, sweet chariot
Coming for to carry he home (ripetere per due volte)

 

Dondola carro dolce

Viene per portarmi a casa

Dondola carro dolce

Venendo per portarlo a casa

 

I looked over Jordan and what did I see
Coming for to carry he home
A band of angels coming after me
Coming for to carry me home

Ho guardato oltre  il Giordano e che ho visto

Mentre mi portava  a casa?

Una banda di angeli viene dopo di me

Viene per portarmi a casa

 

Swing low, sweet chariot
Coming for to carry me home
Swing low, sweet chariot
Coming for to carry me home

Dondola carro dolce

Viene per portarmi a casa

Dondola carro dolce

Viene per portarmi a casa

 

If you get there before I do
Coming for to carry me home
Tell all my friends I'm coming too
Coming for to carry me home

Se arrivi prima di me

Viene per portarmi a casa

Di’ a tutti i miei amici che vengo anche io

Viene per portarmi a casa

 

Swing low, sweet chariot
Coming for to carry me home
Swing low, sweet chariot
Coming for to carry me home

 

Dondola carro dolce

Viene per portarmi a casa

Dondola carro dolce

Viene per portarmi a casa

 

  Di questi tempi, nei quali cerchiamo di imparare la sinodalità, ci riversano addosso molte pillole di teologia che appaiono piuttosto misere e inadeguate. Ci stanno strette. La dottrina teologica, del resto,  storicamente servì più che altro  a imbrigliare o sopire quei fermenti che oggi definiamo sinodali e che consistono nel voler partecipare realmente senza darsi completamente nelle mani di autocrati, come unica via di pacificazione. Ciò è particolarmente sensibile sulla sinodalità, alla quale si contrappone la  comunione, espressa con immaginifici quanto irrealistici schemi. Nella sinodalità si manifestano diversità che risultano spesso intollerabili alla teologia che ci vorrebbe uniti come la testa al cuore in un corpo fisiologico. Ma noi non lo siamo realmente, né dovremmo cercare di esserlo. Non siamo formiche, che sembrano agire come un unico organismo. Siamo persone che si cercano per costruire società.

  La soluzione? Cercare, nella sinodalità,  di mettere in mezzo meno teologia che sia possibile e di andare d’accordo sulle cose concrete che servono, sui problemi pratici. Tra mezzo secolo, probabilmente, la teologia, riflettendo sulla nostra esperienza ecclesiale, produrrà qualcosa di adeguato, sempre che non ne sia troppo ostacolata dall’efferato sistema di polizia ideologica di cui ancora non ci si decide a fare a meno, relegandolo finalmente nel museo degli orrori storici, come le camere di tortura nei sotterranei di Castel Sant’Angelo.

 Del resto, lo vediamo bene: non ci sono due professionisti  teologi che vadano d’accordo su tutto. Questo è comune nelle scienze. Però in quel campo si è più tolleranti perché ad esserlo ci sono dei vantaggi cognitivi: si è più legati alle osservazioni di ciò che accade nella realtà, la quale è tanto grande da non poter più essere dominata da una sola persona  o da pochi. Si condividono quindi, su larga scala, in una comunità scientifica,  metodologie e linguaggi specialistici. Anche le teologie, quando si sviluppano come scienze, quindi con un modo di procedere detto rigoroso, seguono questo orientamento. Ma ragionano su realtà che non solo sono invisibili, questo non costituisce una difficoltà oggi per le scienze naturali, ma anche inafferrabili, dicono, e, quindi, da un certo punto di vista, fantastiche. Le menti degli umani sono capaci di grandi fantasie, arrivano ad immaginare interi universi, ed è anche bello sentirseli raccontare, ma esservi imprigionati dentro non lo è più tanto. E, certe volte, è proprio questa la sensazione che ricavo nel sentire e  leggere, da non professionista  ma da persona che cerca semplicemente di essere colta, quindi di rendersi conto di ciò che viene detto, le pillole di teologia che ci propinano, spesso con un insopportabile stile omiletico. Poiché storicamente certe fantasie teologiche hanno assunto l’aspetto di veri e propri deliri e non se ne veniva a capo, alla fine ci si è risolti a risolvere tutto con la violenza, tagliando le teste che non la volevano piantare di ragionare in un certo modo o incenerendo tutto come è scritto che avverrà (ma solo alla fine dei tempi), con la metaforica zizzania. Questo oggi non ci va più bene ed è proprio per questo che si cerca di essere sinodali.

 La fantasia in religione può fare brutti scherzi: ad esempio si sogna di essere in un qualche mondo diverso da quello reale e ci si comporta di conseguenza, facendo molto danno, a volte, senz’altro a se stessi, ma anche agli altri. Oppure si vivono certe estasi che in realtà sono solo moti viscerali, letteralmente. Gli studiosi dei processi cognitivi hanno scoperto che noi non pensiamo solo con l’encefalo, ma con tutto il corpo, in particolare con i visceri. Nei Vangeli quando traduciamo in italiano con  ebbe compassione qualche volta la parola corrispondente nel greco antico significa appunto sconquasso viscerale. Effetti che possono essere replicati senza mettere di mezzo alcuna realtà spirituale e che quindi non possiamo, senza discernere meglio, riferire univocamente a un qualche spirito. Persi nei sogni ed estatici  in genere non funzionano bene nei processi sinodali: li troviamo ben rappresentati nei fondamentalisti, i quali tendono a sottovalutare la realtà così com’è, a non accettare quella che nei documenti dell’ultimo Concilio è indicata come autonomia delle cose create.

  Distinguere realtà e fantasia è molto importante nella costruzione sociale, come anche nelle scienze e nella tecnica. Mi piacciono molto, ad esempio, le storie con i cocchi fatati, anche il profeta Elia si dice che ne abbia usato uno simile per sfuggire alla Terra

Un carro di fuoco con cavalli di fuoco passò in mezzo a loro. Elia fu rapito in cielo in un turbine di vento

[2Re, 2-11  - versione TILC]

  ma quando giro in automobile so che cosa la fa muovere e come guidarla perché me lo dicono le istruzioni basate sulla tecnologia. In questo modo tutto va più o meno come deve. E questo anche se, a chi vide per le prime volte le automobili, apparvero magiche. Quando affrontiamo un lungo viaggio in automobile io e mia moglie siamo abituati, però, a dire una preghiera, partendo. E’ bello. Ma non ci aspettiamo che l’automobile vada a preghiere. Siamo capaci di capirlo, di distinguere.

  Quindi, quando ci ritroviamo a fare sinodalità, evitiamo di dividerci sulle fantasie immaginifiche della teologia, che tendiamo a non padroneggiare bene, non cogliendone il valore di metafore e di allegorie, e a non fare questione di parole, in particolare di quelle mal digerite del gergo teologico. Rimaniamo sul concreto e, su quello, non colpevolizziamoci troppo se anche non si riesce a trovare un accordo su tutto, non stiamo smembrando il Corpo (l’accusa che storicamente ci spinse ad efferatezze oggi – in genere – inconcepibili), ma solo cercando di intenderci progressivamente nel dialogo, quindi, in realtà, costruendo. L’unità si fa intorno all’agàpe, quindi alla misericordiosa benevolenza solidale reciproca, che accetta le diversità, senza cercare di farle fuori insieme  a chi le esprime.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli