sabato 11 dicembre 2021

Incontro del MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale del Lazio sui cammini sinodali

 





Incontro del MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale del Lazio sui cammini sinodali

 

 

  Ieri sera, sulla piattaforma Zoom, si è tenuto un incontro del MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale del Lazio sul tema dei cammini sinodali in corso. Ha partecipato anche il nuovo presidente nazionale, docente di diritto costituzionale a Messina, il ha tenuto una conferenza iniziale. Era presente il professore che ha coordinato una estesa ricerca sociologica sulla religione in Italia, pubblicata di recente.

  E’ stata rilevata una difficoltà di comunicazione con l’episcopato, che appare autoreferenziale. In periferia i cammini sinodali stentano ad affermarsi. Manca una struttura di partecipazione che costruisca una qualche autonomia delle persone laiche, le quali, sostanzialmente, intervengono su chiamata dei vescovi. Tutto ciò che diverge dagli orientamenti prevalenti nell’episcopato viene semplicemente ignorato. Si è fatto il caso del Progetto culturale, l’organizzazione mediante la quale l’episcopato italiano intendeva influire maggiormente sulla società italiana, sostanzialmente fallito, il cui vescovo ideatore nel corso di un’intervista mostrò di ignorare uno dei principali contributi critici in merito, pubblicato da un’editrice religiosa di primo piano.

  Nel contempo si è rilevata la rarefazione del tessuto ecclesiale di base e quindi la serietà della crisi della presenza religiosa cristiana, con la concreta possibilità di un veloce ridimensionamento che equivarrebbe sostanzialmente ad una dissoluzione.

 Uno degli intervenuti ha riferito della sua esperienza di assemblea sinodale fatta in parrocchia che è stata sostanzialmente analoga alla nostra, qui a San Clemente: ai partecipanti non sono date informazioni su sinodo  e  sinodalità, hanno partecipato prevalentemente gli aderenti ai gruppi già costituiti in parrocchia, le persone si sono mostrate interessate, ma a livello di spiritualità personale senza riuscire per ora a costruire le basi per un impegno collettivo di rinnovamento ecclesiale.

  Il MEIC   è un movimento ecclesiale nazionale e di solito agisce nel campo dell’elaborazione culturale agendo sinodalmente nell’ambiente di chi lavora in università o comunque l’ha frequentata o è consapevole dei temi che vi si dibattono. E questo anche se il mutamento della denominazione da Movimento Laureati  (di Azione Cattolica) a quella attuale e lo statuto di autonomia dall’Azione Cattolica avrebbe voluto allargare la cerchia delle persone coinvolte a tutte le persone interessate a ragionare su fede e cultura. Tuttavia mi è sembrata apprezzata la mia proposta di contribuire ad animare i processi sinodali anche in sede di prossimità, nelle parrocchie. Anche se questo impegno può sembrare meno visibile nella società, può lasciare tracce durature che poi potrebbero dare frutto.

  Dal punto di osservazione del Lazio, l’inizio dei cammini sinodali è stato piuttosto stentato e la sinodalità  difficile da attuare in concreto, anche per la presenza talvolta di diversità di vedute veramente radicali e apparentemente incomponibili.

  Del resto, ho osservato io, lo stesso studio della storia della nostra Chiesa può essere un’esperienza scioccante, per la brutalità che l’ha caratterizzata almeno fino al secondo dopoguerra, sorretta da una teologia che definisco efferata, per rendere l’idea dei disastri che ha provocato.

  Se il proprio delle persone laiche è l’esercizio più largo di libertà e autonomia, per l’azione in società, per loro c’è ancora pochissimo spazio nella Chiesa, al di là di raggruppamenti specializzati  come il MEIC, che appaiono come bolle  di sinodalità in un oceano dominato dalla religione per procura, quella secondo la quale, senza coinvolgere la propria interiorità, si delega l’istituzione sociale a manifestare  la religione a fini identitari e di difesa sociale. Anche il nostro gruppo parrocchiale di AC mi appare come una di queste bolle.

  Paradossalmente, da un lato le persone mi appaiono molto restie ad impegnare la propria interiorità in qualsiasi iniziativa a carattere religioso, probabilmente timorose di finire stritolate da umilianti catene gerarchiche, dall’altra invece piuttosto propense a spenderla piuttosto superficialmente nelle reti sociali che solo apparentemente sono libere, intendendo per libero  ciò da cui ci si può sganciare rapidamente e in modo indolore, e invece, quando se ne rimane invischiati, soprattutto tra i giovani, creano catene addirittura più pesanti di quelle delle gerarchie formali.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli