lunedì 20 settembre 2021

Un processo lungo

 

Un processo lungo

 

  Costruire una Chiesa interamente sinodale,  una cosa mai tentata fino ad oggi, sarà un processo lungo e faticoso. Ma, come è stato scritto, è molto importante iniziarlo.

  La sinodalità,  che significa compartecipazione e corresponsabilità, può portare a vivere la fede in modo nuovo se entra nell’abito mentale di tutti e in tutto ciò che si fa.

  La prima difficoltà che si incontra per quella via non è costituita dalle istituzioni ecclesiastiche, sicuramente non centrate sulla sinodalità, che è configurata più che altro come una parentesi tra forme di esercizio del potere autocratiche, ma in noi fedeli che della sinodalità non abbiamo alcuna esperienza. I più sono stati formati  solo seguire e quelli che sono stati formati ad andare un po’ più in là si trovano a disagio quando devono mostrarsi veramente autonomi. Lo stesso è, in genere, per clero e religiosi, salvo per coloro ai quali è stata conferita un’autorità. Questi ultimi trovano, dal canto loro, altre difficoltà nella sinodalità, perché in genere sono abituati a fare da sé e non sempre ne sentono veramente il bisogno.

  Nella storia della nostra Chiesa, i capi del clero si riunivano in sinodo per cercare di risolvere qualche problema che si era creato fra di loro, sui principi, sull’organizzazione e sulla disciplina. Sinodi e concili, questi ultimi più centrati sulle dichiarazioni sui principi, hanno espresso anche dinamiche piuttosto turbolente e, certo, ci si riuniva, ma non sempre c’era quello che oggi chiamiamo spirito di sinodalità. La violenza e la prevaricazione sono state endemiche nella nostra Chiesa, come del resto in ogni altra società umana. Com’è che altrimenti potette accadere che uno dei Dodici  tradisse il Maestro? Ma poi dalle lettere di Paolo di Tarso ne conosciamo di tutti i colori sui problemi, diciamo, di sinodalità delle prime comunità che si erano riunite per seguire la via indicata dal Maestro. Ad un certo punto emerse l’idea di fare unità  intorno ai capi del clero che si era andato costituendo e strutturando, ma l’esperienza ha insegnato che questo non è bastato. Tra i cattolici, da quando ha iniziato ad essere diffusa la dottrina sociale, l’etica sociale e politica a sfondo religioso insegnata sotto l’autorità dei Papi, si  è progressivamente piuttosto mitizzata la persona di questi ultimi, fino alla spettacolarizzazione addirittura della loro vita privata che si è avuta dagli anni ’70 del secolo scorso. Così siamo tutti diventati un po’ “Papa-boys”. Ora è proprio da quell’autorità che ci viene l’esortazione alla sinodalità diffusa, cioè a fare finalmente la nostra parte.  Perché, come è stato giustamente osservato, c’è tanto interesse intorno alla persona dei Papi, ma poi in genere non se ne seguono le esortazioni, e in società la fede sembra contare sempre meno, nonostante tutto il gran parlare che si fa dei Papi.

  C’è stato il tempo in cui ci si è mandati in giro per fare propaganda  alla fede, ma questo è servito a poco. La società ha preso ad andarsene per conto suo e il tempo della vita di fede è cominciato a diventare una specie di vacanza dalla realtà, un po’ come quando si va a visitare un santuario e poi si ritorna alla vita di sempre con qualche ricordino in mano. E questo nonostante che proprio i cristiani avessero contribuito in modo determinante a ricostruire le società europee dopo la fine della follia dell’ultima guerra mondiale. Una cosa, la nuova Europa, che è loro riuscita bene, perché ha assicurato un periodo di pace che mai c’era stato sul continente, fin dai tempi preistorici. Ora tutto è entrato in crisi e, giustamente, si parla di crisi della democrazia, ma c’è qualcosa di più, in realtà, perché la democrazia, la vera democrazia, c’è quando si decide che è l’ora di finirla con le violenze e le prevaricazioni e di cominciare a vivere in modo più umano e bello, coinvolgendo tutti: questa appunto è sinodalità. Il suo motto dovrebbe essere: nessuno escluso. Quanto spesso invece, nella tremenda storia della nostra Chiesa, si è preteso di purificare escludendo o peggio! Cerchiamo allora di conoscerla meglio questa storia della Chiesa, nel corso della formazione alla sinodalità, per prendere le distanze da quelle violenza. Non basta la storia sacra! E la storia, quel poco che piano piano si riesce ad assimilare, deve essere veritiera, per purificarne la memoria, secondo l’insegnamento di san Karol Wojtyla, uno dei principali attori della storia del Novecento europeo.

   Giustamente è stato osservato che sinodalità  etimologicamente - è parola che ci deriva, come tante altre della nostra fede, dal greco antico - non richiama solo l’idea di camminare  insieme, ma prima di ciò, semplicemente, di stare insieme. Facile a dire, difficile a farsi.

  Anni fa don Remo, in una Quaresima, si invitò ad una serie di incontri che possiamo considerare una e vera e propria iniziazione alla sinodalità. Egli precorse i tempi! Trovò una grave situazione di divisione nella parrocchia, dove, tra gruppi, organizzati non ci si sopportava proprio. E le cose si mettevano male quando si cercava di accordarsi su come organizzare le liturgie della Settimana Santa. Pensate! Ma non è cosa nuova nella storia della nostra Chiesa. Si dovette faticare molto, lavorando sinodalmente ma anche non, per determinare i criteri per determinare la data della Pasqua, e ci si odiò molto per questo. E come fini tra noi? Non finì bene, certo. Dopo aver pregato e aver ascoltato le esortazioni del celebrante, ci siamo divisi in commissioni per discutere e il risultato è che ognuno ha deciso che voleva continuare come prima, senza sentire il bisogno di coinvolgere le altre persone. Al dunque, quando ci si incontra faccia a faccia, la sinodalità affonda presto se non ci si fortifica un po’ di più su quella via. Del resto, come è stato osservato,  non è che, finito il lavoro e di curarsi della famiglia, ci rimanga poi tanto tempo libero per esperienza veramente sinodali. E allora si preferisce rimanere nel club  dei soliti conoscenti, autoreferenziale. E poi, quando ci si impegna in certi progetti di perfezionamento interiore, tutto quello che c’è all’esterno è vissuto come un ostacolo o addirittura un pericolo. Così però, pian piano, la realtà svanisce dall’orizzonte della fede e la si comincia a vivere in una sorta di sogno sacro, dal quale ciclicamente ci si risveglia per rientrare nel mondo vero, che, nel frattempo, privo dell’apporto dei cristiani, va come va.

  Insomma, praticare la sinodalità richiede un certo impegno e anche una certa formazione, per la quale ci vuole tempo, e soprattutto è necessario fare della sinodalità tirocinio, per impratichirsene. Non basta leggerne e parlarne. Ciascuno dovrebbe provare a vedere come gli riesce a farla. Ecco, in una parrocchia, bisognerebbe allora organizzare delle strutture sociali dedicate a questo, e ciò a partire da quando si è molto piccoli. E’ cosa che andrebbe inserita nella formazione religiosa di base. Si dovrebbe essere sinodali fin dalle prime esperienza di socialità, che si fanno all’età della scuola primaria. Questo naturalmente pone il problema dei formatori. Per insegnare la sinodalità occorre esservi formati e averne fatto personale tirocinio, altrimenti si rimane sempre sul vago. Oggi questa formazione dei formatori è scarsa.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli