Parte costruttiva
Quando si fanno progetti, la parte costruttiva
è la più difficile. E’ necessaria anche quella distruttiva, che consiste nella
confutazione delle proposte alternative e nella ricostruzione di ciò che nel
passato non ha funzionato. Più spesso si cercano mediazioni con gli altri progetti, che possono essere validi
in certi punti. Quanto alla storia, essa ci è davanti nella sua oggettività, è stata
quella che è stata, bella o brutta, e se si hanno sufficienti fonti di
conoscenza e non la si vuole falsificare, anche solo per abbellirla un po’,
perché può essere terribile, si tratta solo di raccontarla ordinatamente.
Oggi, con il senno del poi, tutti sono capaci di individuare ciò che non
ha funzionato nei nostri programmi ecclesiali. Naturalmente irrita un po’ l’atteggiamento
di chi si ostina a negare la realtà. Tuttavia è quando si pensa al futuro che
le cose si complicano.
C’è chi pensa che il futuro debba essere un’eterna ripetizione del
passato, per un’esigenza di fedeltà a un qualche mandato che si è ricevuto di
essere sempre gli stessi. E allora saremmo fritti, perché sappiamo bene che nel
nostro passato c’è molto che non va. Del resto una valutazione realistica della
nostra storia dimostra con chiarezza che non si è mai rimasti gli stessi e anche
la nostra Chiesa, come tutte le società intorno, è molto cambiata nei due
millenni della nostra storia e, certo, ma non potrò verificarlo di persona, è verosimile
che tra diecimila anni sarà molto diversa da com’è adesso e da come è stata
prima, perché gli esseri umani e le loro società cambiano. Gli esseri umani
sono viventi che costruiscono e governano società. E’ un lavoro che non è mai
concluso una volta per tutte e dovunque.
Ci sono quelli che immaginano di tornare a vivere nel Primo secolo, quando
c’erano ancora persone che avevano conosciuto il Maestro, ma penso che se ci
riuscissero, dico a tornare in quel passato non in un qualche neo-passato da loro arbitrariamente
ricostruito fantasticando, sarebbero molto sorpresi, perché le Chiese che troverebbero
sarebbero molto, molto diverse da quelle attuali. Per dire: non troverebbero il
clero. E sarebbero sorpresi da come vengono trattati i primi apostoli, che oggi
noi pensiamo come i capostipiti di una tradizione gerarchica sacrale, delle specie di cardinali.
Nel fare progetti di costruzione sociale, la nostra sofisticata teologia
non aiuta molto. Ha dei partiti presi piuttosto irrealistici. Alle brutte tira
fuori il mistero e tutto finisce lì. Quando, agli inizi del Secondo
Millennio, divenne una disciplina organizzata come una scienza e si iniziò a
insegnarla all’università, ci si confrontò con questo problema e si fecero
ragionevoli distinzioni. Fondamentalmente, nella costruzione sociale dobbiamo
mettere molto del nostro, anche se è bello mantenere sullo sfondo tutto il
nostro confortante soprannaturale. Bisogna capire bene gli esseri umani sui quali
e con i quali lavoriamo, così non è la
stessa cosa organizzare società in Italia o in un posto dell’Asia, anche se,
grazie alla globalizzazione, condividiamo molte consuetudini e concezioni.
E non bisogna fare l’errore di considerare le persone come materia inerte che
può essere trasformata a piacimento, e nemmeno arrogarci la pretesa di renderle
tali perché siano malleabili secondo i nostri desideri. Non fu questo l’esempio
del Maestro. Eppure alcune vie di spiritualità mirano proprio a quello. Su
quella strada è storicamente finita sempre male. Nell’ultimo secolo ci siamo
molto corretti in quel campo, abbiamo sancito l’importanza della coscienza e
della dignità delle persone. Nell’Europa di oggi, qualunque costruzione sociale
si intraprenda, anche riguardo alla Chiesa, come tra poco inizieremo a fare
cercando di realizzare tra noi la sinodalità, bisogna partire da lì.
Mario Ardigò
– Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli