domenica 19 settembre 2021

Attenersi al tema

 

Attenersi al tema

 

 Il vero pericolo, nel processo sinodale che si sta avviando, sarà di non attenersi al tema, che è precisamente: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Dunque, la sinodalità stessa, riferita non più solo al clero, ma a tutto il popolo. Questa è una novità molto, molto rilevante. Tra i cattolici una cosa del genere non si è mai fatta.

  Tuttavia, quando si parla di cose di Chiesa, si tende, da parte di noi persone laiche, a ripetere il chiacchiericcio che sentiamo sui mass media o ad occuparci di temi rilevanti, in particolare di tutti quelli che si sono fatti rientrare in passato nei valori non negoziabili, ma che non sono al centro del prossimo sinodo. Per fare un esempio: se una persona interverrà parlando del celibato dei preti sarà fuori tema.

 Nei manuali  di sinodalità che stanno uscendo, ho notato una parte molto interessante che è una ricognizione di come essa è stata praticata nel passato, in quello più lontano (molto più intensamente) e in quello più vicino a noi (poco). Da questi resoconti mi pare emergere con chiarezza che il popolo  non sia mai stato ammessa a praticarla, la sinodalità rimanendo cosa di clero e religiosi.

  Per il clero e i religiosi si tratterà di una riscoperta, per noi persone laiche, invece, si tratterà di una vera e propria scoperta.

  Condivido la preoccupazione dei nostri vescovi che, non avendo noi ancora precisi modelli di riferimento, li si prenda dalla politica corrente oggi in Italia, che si è gravemente deteriorata, e quindi che poi si intervenga negli spazi che si apriranno nel processo sinodale allo stesso modo in cui lo si fa  generalmente nell’opinione pubblica, vale a dire, fondamentalmente, attaccandosi e cercando di prevaricare, facendo forza sul numero e alzando i toni, ingiuriando, denigrando e via dicendo.

 Bisogna dire che la politica in Italia non è sempre stata così, in tutti i ceti. Ma, certamente è stata anche così, e non da ora. Era così, ad esempio durante il regime fascista.

  Le voci, anche da fonti autorevoli, che ci giungono raccontandoci brutte storie di burocrazia ecclesiastica ci parlano anche di altri costumi, caratterizzati da una violenza meno plateale ma che causa sofferenze analoghe e addirittura superiori: la calunnia, la mormorazione alle spalle altrui,  l’insinuazione malevola,  il carrierismo, l’ipocrisia. E qualche volta  ho osservato persone laiche più addentro a quegli ambienti che in qualche modo si atteggiavano mimando quelle pose.

  Noi, tutti, dovremmo tenerci alla larga da quegli esempi. In particolare noi laici, non stretti nella morsa gerarchica e quindi in grado di praticare più largamente una certa parrèsia, che significa franchezza, insieme ad una franca e disinteressata amicizia, da offrire e cercare anche al di là delle nostre cerchie consuete, dovremmo cercare di impersonare nuovi costumi, ispirando la nostra partecipazione ai valori democratici del rispetto della dignità altrui, della ragionevolezza e nella continenza nell’argomentare, nella ricerca delle vie di convivenza pacifica fruttuosa, anche se non tutto ciò che pretendiamo di affermare sia accolto da una collettività, nell’accettazione delle decisioni maggioritarie senza tuttavia silenziare o discriminare i dissenzienti.

  In questo lavoro, certo, la preghiera può servire, anzi è indispensabile, per ricordarci che siamo Chiesa, ci riuniamo come Chiesa, nella piena corresponsabilità di essere Chiesa dinanzi al mondo intorno a noi. Non siamo una specie di assemblea condominiale, che è l’esempio più deteriore che mi venga in mente di procedura democratica che tende spesso a degenerare.

  Sinodalità come modo nuovo per vivere insieme da cristiani, abbandonando ciò che nel passato fu violenza, intolleranza, prevaricazione, discriminazione, tacitazione, umiliazione. Sinodalità come compartecipazione effettiva e diffusa, in particolare nelle realtà di Chiesa di prossimità; in quelle che superficialmente a volte vengono indicate come un basso, rispetto ad un alto dove risiede e lavora la gerarchia, ma che invece vanno considerare come le fondamenta, le pietre angolari,  di tutta la costruzione sociale, ricordandoci che, in una prospettiva evangelica, il basso è alto e stare in alto  significa stare come colui che serve.

 Per provare a cambiare nel senso della sinodalità gli anni del Sinodo appaiono anche pochi, perché qui non si tratta di conciliare un piccolo gruppo di alti capi religiosi, ma addirittura un intero popolo. Cerchiamo di non sprecare questo tempo prezioso con il chiacchiericcio inutile e vano che in genere abbonda sui media  quando si affrontano i temi religiosi.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli