domenica 19 settembre 2021

Un popolo di consulenti


Un popolo di consulenti


Art. 6

Consultazione del Popolo di Dio

§ 1. La consultazione del Popolo di Dio si svolge nelle Chiese particolari, per mezzo dei Sinodi dei Vescovi delle Chiese patriarcali e arcivescovili maggiori, dei Consigli dei Gerarchi e delle Assemblee dei Gerarchi delle Chiese sui iuris e delle Conferenze Episcopali.

In ciascuna Chiesa particolare i Vescovi svolgono la consultazione del Popolo di Dio avvalendosi degli Organismi di partecipazione previsti dal diritto, senza escludere ogni altra modalità che essi giudichino opportuna.

§ 2. Le Unioni, le Federazioni e le Conferenze maschili e femminili degli Istituti di Vita Consacrata e della Società di Vita Apostolica consultano i Superiori Maggiori, che a loro volta possono interpellare i propri Consigli e anche altri Membri dei suddetti Istituti e Società.

§ 3. Allo stesso modo anche le Associazioni di fedeli riconosciute dalla Santa Sede consultano i loro Membri.

§ 4. I Dicasteri della Curia Romana offrono il loro contributo tenendo conto delle rispettive competenze specifiche.

§ 5. La Segreteria Generale del Sinodo può individuare pure altre forme di consultazione del Popolo di Dio.

 

[dalla Costituzione apostolica La comunione episcopale (2018)

 

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[dal Vademecum  per il Sinodo sulla sinodalità (Sett 21), pubblicato dal Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi Via della Conciliazione 34, Città del Vaticano Settembre 2021]

 

1.5 L'esperienza a livello locale

 La prima fase del processo sinodale è una fase di ascolto nelle Chiese locali. Dopo la celebrazione di apertura a Roma sabato 9 ottobre 2021, la fase diocesana del Sinodo inizierà domenica 17 ottobre 2021.

[…]

   Il Cardinale Mario Grech, ha scritto ad ogni vescovo nel maggio 2021, invitandolo a nominare una persona o un'équipe di riferimento per guidare la fase di ascolto locale. Questa persona o équipe svolgerà anche la funzione di collegamento tra la diocesi e le parrocchie, così come tra la diocesi e la conferenza episcopale. Le Chiese locali sono invitate a fornire le loro risposte alla propria conferenza episcopale per permettere di mettere insieme le idee entro la scadenza fissata ad aprile 2022. In questo modo, le Conferenze episcopali e i Sinodi delle Chiese orientali potranno, a loro volta, fornire una sintesi al Sinodo dei Vescovi.

[…]

  Le comunità religiose, i movimenti laicali, le associazioni di fedeli e altri gruppi ecclesiali sono incoraggiati a partecipare al processo sinodale nel contesto delle Chiese locali. Tuttavia, hanno anche la possibilità – e lo stesso vale per qualsiasi gruppo o individuo che non abbia l'opportunità di farlo a livello locale - di mandare il proprio contributo direttamente alla Segreteria Generale, come indicato in Episcopalis communio (art. 6 sulla Consultazione del Popolo di Dio)

[…]

In ciascuna Chiesa particolare i Vescovi svolgono la consultazione del Popolo di Dio avvalendosi degli Organismi di partecipazione previsti dal diritto, senza escludere ogni altra modalità che essi giudichino opportuna.

[…]

  Ogni fase di ascolto sarà adattata alle circostanze locali. È probabile che le persone in comunità remote con accesso limitato a Internet abbiano un coinvolgimento diverso da quelle in ambienti urbani. Le comunità attualmente alle prese con la pandemia di COVID-19 probabilmente organizzeranno opportunità di dialogo e di ascolto diverse da quelle caratterizzate da alti tassi di guarigione. Qualunque siano le circostanze locali, i referenti diocesani sono invitati ad adoperarsi per la massima inclusione e partecipazione, cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di persone, in particolare quelle ‘nelle periferie’ che sono spesso escluse e dimenticate.

[…]

l'obiettivo di questa fase diocesana è di consultare il Popolo di Dio affinché il processo sinodale si realizzi attraverso l'ascolto di tutti i battezzati.

[…]

  Per questo motivo, mentre tutti i battezzati sono specificamente chiamati a partecipare al processo sinodale, nessuno - indipendentemente dalla sua affiliazione religiosa - dovrebbe essere escluso dalla possibilità di condividere la sua prospettiva e le sue esperienze, nella misura in cui vuole aiutare la Chiesa nel suo cammino sinodale di ricerca di ciò che è buono e vero.

 

Come in ogni viaggio, dobbiamo essere consapevoli delle possibili insidie che potrebbero ostacolare il nostro procedere durante questo tempo di sinodalità. Quelle che seguono sono alcune insidie che devono essere evitate per promuovere la vitalità e la fecondità del processo sinodale.

[…]

8) La tentazione di trattare il Sinodo come una specie di parlamento. Non dobbiamo confondere la sinodalità con una "battaglia politica" in cui per governare una parte deve sconfiggere l'altra. È contrario allo spirito della sinodalità inimicarsi gli altri o incoraggiare conflitti divisivi che minacciano l'unità e la comunione della Chiesa.

 

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  Dunque, anche noi, in parrocchia, dovremmo essere consultati e nessuno di noi dovrebbe essere escluso. Il redattore del Vademecum  evita accuratamente di presentarlo anche come un diritto: questo perché il cosiddetto Popolo di Dio in materia di consultazioni non ha alcun diritto. Da qui anche l’insopportabile pregiudizio clericale antiparlamentare e il lungo elenco di tentazioni (che vi ho risparmiato salvo che per l’ottava, quella contro il parlamentarismo) che appare teso, sostanzialmente, per quanto mi pare di capire, a limitare un libero e franco dibattito sulle questioni rilevanti. Secondo il costume clericale, il disaccordo viene di solito mascherato da unanimità, altrimenti si è divisivi (termine che giunge all’ecclesialese del Vademecum dalla peggiore politica italiana). Il redattore del Vademecum  non mostra di aver inteso che il parlamentarismo  non serve per rompere l’unità, ma per crearla, in modo però che sia realmente condivisa.

  Saremo consultati in quelli che il Vademecum  definisce pomposamente gli “Organismi di partecipazione previsti dal diritto”.

  Nella nostra parrocchia sarebbero due:

-      l’Assemblea parrocchiale, che a mia memoria non si è mai adunata;

-      il Consiglio pastorale parrocchiale, in cui sostanzialmente hanno voce solo i capi dei gruppi organizzati che abitano la parrocchia e altre persone nominate dal parroco o che sono membri di diritto. A mia memoria non si è mai provveduto all’elezione di membri da parte dell’Assemblea parrocchiale. Alle attività del Consiglio pastorale parrocchiale  non si dà alcuna pubblicità e non credo che i fedeli sappiano neppure chi ne faccia parte. Sostanzialmente  non è  un “Organismo di partecipazione”.

 Se anche poi ci si dovesse riunire in assemblea, che necessariamente dovrebbe essere suddivisa in commissioni perché non sapremmo nemmeno dove radunare i circa 1.000 praticanti abituali  che potrebbero essere realmente coinvolti, in realtà, essendoci vietato il parlamentarismo, ciascuna persona dovrebbe parlare per sé, senza che sia possibile prendere una decisione collettiva, che certamente, sui vari temi in questione, farebbe emergere delle maggioranze, senza comunque che le minoranze siano silenziate, potendo comunque le loro tesi essere allegate al resoconto dei lavori.

 Non c’è un solo modo di vivere religiosamente e, soprattutto, non c’è un solo modo giusto  per farlo. Questo spaventa la nostra gerarchia sebbene sappia che è la realtà. Del resto gli stessi gerarchi sono divisi. L’uniformità è solo di facciata, un costume reso necessario dal carattere autocratico del potere ecclesiastico. Queste diversità non possono essere eliminate, ma composte: si può organizzare comunque un lavoro comune. Inutile mettere in mezzo la teologia: in teologia si può dire tutto e il contrario di tutto e di tutto non si potrà avere una conferma per così dire sperimentale. Nessun angelo scenderà dal Cielo per dirimere la controversia.

  L’altro giorno è venuto fuori che un alto gerarca si è ammalato di Covid 19 dopo aver rifiutato di vaccinarsi e la stampa ha ricordato che si sarebbe detto convinto che i vaccini  contengono microchip e materiale proveniente da feti vivi. Ci si è stupiti che una persona colta creda a cose simili, che del resto possono essere facilmente confutate con l’osservazione al microscopio. Ma in religione crediamo a ben altro e non sempre ci mostriamo consapevoli del suo carattere mitico. Sono cose che storicamente sono state spregiudicatamente sfruttate come  strumenti di potere sul povero popolo. D’altronde: chi e come le potrebbe confutare? Il sacro origina fin dalla più lontana antichità proprio per consolidare il potere politico. Da noi ha assunto i connotati del cosiddetto muro d’incenso.

  La particolarità del prossimo Sinodo (nazionale? Universale? I processi cominciano ad essere un po’ pasticciati, per cui c’è da temere che il nazionale finisca per rampollare dall’universale, finendone compresso) è che tratta della sinodalità, per cui è un Sinodo che, sostanzialmente, cerca se stesso. La sinodalità non è un dato acquisito e nella storia delle nostre Chiese è stata vissuta in maniere molto diverse. Raramente  è stata veramente fattore di unità condivisa, più spesso è stata espressione di un precario armistizio tra gerarchi e dove ha fatto unità spesso ciò è stato ottenuto con la violenza e la prevaricazione, discriminando i dissenzienti. In questo Sinodo è la prima volta che si è realmente parlato di una convocazione del popolo. Il Sinodo nasce storicamente come parlamento  di gerarchi religiosi, dove essi si incontravano per discutere e decidere insieme, e poi si sviluppa in una sorta di consiglio della corona, come attualmente è il Sinodo diocesano. Il popolo, quand’anche ne è stato informato, è stato più che altro chiamato a pregare  per il suo buon esito, ma il più delle volte, salvo che in tempi recenti, non ne è stato nemmeno informato.

  Organizzare la consultazione dei battezzati in parrocchia rientra nell’autonomia del Consiglio pastorale parrocchiale, che dovrebbe mettere il tema all’ordine del giorno.

  Suggerisco di cominciare a discutere, in tema di sinodalità, del fatto che in parrocchia le persone laiche non contino nulla di nulla, se non come braccio esecutivo del clero o come consulenti. Le istituzioni di partecipazione parrocchiali previste non sono vitali e ora occorrerebbe non solo rivitalizzarle, ma anche integrarle, ampliarle. Le persone laiche dovrebbero poter decidere collettivamente qualcosa, con metodo democratico secondo ciò che avviene nelle istituzioni parlamentari, anche solo per esprimere un parere o un orientamento. Ora, nonostante tutto l’ecclesialese che si impiega per coprire la circostanza, esse vivono nella umiliante condizione di sempre, ridotte a semplice gregge. La parrocchia è la casa dei preti  e dei gruppi organizzati che l’abitano e il Consiglio pastorale parrocchiale è in fondo la loro assemblea condominiale. Per il resto, si va e si viene come in una stazione ferroviaria, un ambulatorio ASL o un santuario: la comunità non c’è, ci sono solo utenti.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.