lunedì 27 settembre 2021

Sinodo totale

 



Sinodo totale

 

  Una Chiesa sinodale  è quella partecipata da tutti. Si basa sul riconoscimento della pari dignità dei suoi membri. Non si tratta solo di una Chiesa nella quale i capi del suo clero cercano di esaminare le questioni e di decidere insieme. La sua sinodalità  diffusa, totale,  comporta l’accettazione del suo pluralismo, vale a dire dell’esistenza di diversi modi di vivere da cristiani. Questo non è scontato, tenendo conto della nostra storia.

  L’Azione Cattolica fu fondata nel 1906 al tempo di quella che Fulvio De Giorgi, nel suo libro Quale Sinodo per la Chiesa italiana. Dieci proposte, Morcelliana 2021, chiama Chiesa totalitaria.  Si era in tempi bui, quelli della durissima persecuzione contro il cosiddetto modernismo e della contrapposizione frontale con il liberalismo democratico e il socialismo. L’Azione Cattolica fu concepita per influire in società, nell’economia e in politica come corpo unitario e totalizzante, con le sue varie articolazioni professionali e per età e sesso, i suoi rami, in particolare per sostenere le rivendicazioni politiche del Papato, che in Italia aveva in corso una forte polemica con il nuovo  Regno unitario, detta Questione romana, perché originata nel 1870 dalla  soppressione violenta, per conquista militare, dello Stato Pontificio con capitale Roma. L’Azione Cattolica era, ed è ancora, una istituzione della Chiesa, la principale istituzione della Chiesa per la  partecipazione delle persone laiche all’apostolato e, anzi, da esse stesse animata. Infatti ha natura associativa. Rimanevano per le persone laiche varie altre organizzazioni di spiritualità e devozione, Terz’ordini  e Confraternite ma con obiettivi limitati, centrati sul perfezionamento interiore, su atti devozionali e sulla carità.

 La caratteristica principale dell’Azione Cattolica dalla fondazione alla riforma attuata negli anni ’60, durante la presidenza di Vittorio Bachelet, fu di essere il braccio della gerarchia. Essa non aveva una propria connotazione di spiritualità, né un orientamento politico definito autonomamente. Si dedicava alla formazione delle masse per l’azione sociale, nel senso indicato dalla gerarchia. La sua fondazione origina dalla reazione del Papato contro i moti democratici che si erano manifestati nella precedente organizzazione di massa dei cattolici italiani, l’Opera dei Congressi, a cavallo tra Ottocento e Novecento. Durante il fascismo italiano l’Azione Cattolica nazionale in gran parte si fascistizzò, nonostante gli iniziali screzi poco dopo la conclusione dei Patti Lateranensi, nel 1929, con i quali la Questione Romana  venne chiusa. Del resto, nel 1931, con l’enciclica Il Quarantennale  [dalla prima enciclica sociale, la Le Novità – Rerum Novarum]  - Quadragesimo anno, il papa Pio 11° le aveva ordinato di collaborare alle riforme corporative del fascismo mussoliniano. L’azione sociale e politica era una forma di carità,  disse quel Papa parlando agli universitari della FUCI – Federazione universitaria cattolica italiana, uno dei rami intellettuali dell’Azione Cattolica. Tuttavia, sempre negli anni ’30, per impulso della Segreteria di Stato Vaticana, l’Azione Cattolica formò alla democrazia un ceto di laureati, un altro suo ramo intellettuale, i Laureati Cattolici (che ora è un’organizzazione autonoma, il MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale), al quale poi, regnante il papa Pio 12°, fu ordinato di progettare una nuova democrazia post-fascista, cosa che fu fatta.

 Il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) deliberò una importante riforma dogmatica riguardante il ruolo delle persone laiche. Esse non vennero più considerate legittimate all’apostolato  per delega  dalla gerarchia, ma in virtù della loro personale e diretta relazione con Cristo. Questo comportò la riforma dell’Azione Cattolica, espressa nel suo nuovo statuto del 1969. Il rapporto con la gerarchia venne definito di diretta collaborazione

L'Azione Cattolica Italiana è una Associazione di laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria ed organica ed in diretta collaborazione con la Gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa.

 Il legame con la gerarchia rimase forte e caratterizzante, ma basato sui presupposti deliberati dall’ultimo Concilio.

  Dagli anni ’70, sui medesimi presupposti dogmatici, sorsero altre organizzazioni partecipative, composte da laici, clero e religiosi, che ebbero poi il riconoscimento dell’ecclesialità, nessuna però con quel particolare legame con la gerarchia che aveva l’Azione Cattolica, organizzazione specificamente laicale. Alcune delle nuove aggregazioni si posero esplicitamente in polemica con i principi conciliari in materia di ruolo e azione della Chiesa nel mondo  e di ruolo delle persone laiche e divennero protagoniste dei moti reazionari contro l’attuazione della riforma deliberata dal Concilio Vaticano 2°, cercando anche di influire sulla gerarchia e sull’elezione del Papa formando un proprio clero e anche un proprio episcopato. Esse attaccarono duramente l’Azione Cattolica, in particolare dagli anni ’80, durante il regno del papa Giovanni Paolo 2°. Contemporaneamente, quello che De Giorgi ha definito un lungo inverno calò sulla Chiesa italiana bloccandone l’effervescenza sociale che si era manifestata nel decennio precedente. Questo clima si manifestò progressivamente ma con sempre maggiore evidenza anche nella nostra parrocchia, per la quale dal 1983 iniziò una nuova stagione, con molti cambiamenti. Come testimoniato dai ricordi raccolti da Bruno Bonomo nel libro Il quartiere delle Valli – Costruire Roma nel secondo dopoguerra, Franco Angeli, 2007, negli anni ’80 l’Azione Cattolica parrocchiale aveva ancora numerosi aderenti, in particolare molti giovani. Questo è anche il mio ricordo personale. Tuttavia non la si ritenne più un percorso formativo valido, in particolare per i ragazzi, e così fu interrotta la sua continuità generazionale. Progressivamente la si mantenne sostanzialmente come esperienza in via di esaurimento, mentre ai giovani  vennero proposte altre vie. Per il suo particolare legame con la gerarchia, l’Azione Cattolica non può sopravvivere in sede locale se non collaborando con il clero. Questo nuovo orientamento creò anche dei problemi evidenti con la gente del quartiere, sui quali ho scritto molto negli anni passati e potete quindi capire di che si è trattato cliccando sui relativi post. Dall’autunno del 2015 si è tentato di porvi rimedio, con visibili risultati. In particolare si è cercato di ripristinare un certo pluralismo formativo. L’Azione Cattolica parrocchiale è comunque sopravvissuta e il titolo di questo blog  AC VIVE A ROMA VALLI” ne è una orgogliosa rivendicazione. Ma si trova ancora in una condizione per così dire embrionale. E’, tuttavia, un seme piantato nel quartiere, un piccolo seme, ma si sa la considerazione per i piccoli semi  che troviamo nei Vangeli.

  Dagli anni ’60 il principale scopo dell’Azione Cattolica è l’attuazione delle riforme deliberate nel Concilio Vaticano 2°, che riguardano la Chiesa e l’intera società. L’orientamento principale è dato dalle Costituzioni Luce per le genti Lumen Gentium e La gioia e la speranza – Gaudium et spes  e dal Decreto sull’apostolato dei laici L’apostolato – Apostolicam actuositatem del Concilio Vaticano 2°.   L’attuazione della sinodalità totale  ne è espressione. Da qui il grandissimo impegno che in Azione Cattolica, anche in parrocchia, vogliamo spendervi.

  Il principale problema della nostra parrocchia, sulla via della sinodalità, è di essere divenuta progressivamente una sorta di condominio  di vari gruppi, con prevalenza di uno di essi, derivata dal vecchio corso. Si è in parrocchia partecipando a quei gruppi. Al di fuori dei gruppi non ci si conosce e si diffida. Nel percorso sinodale l’Azione Cattolica parrocchiale però non ha una propria individualità da preservare. Essa è semplicemente Chiesa. Così accetta pienamente il pluralismo sociale ed ecclesiale, che è uno delle più importanti acquisizioni conciliari, e non si presenta come  esclusiva, per cui, ad esempio, facendone parte non si possa partecipare ad altre esperienze o aggregazioni. Entrando in Azione Cattolica non si è obbligati a rinunciare a nulla di come si è cristiani, non si è obbligati a perdere nulla, ad amputarsi nulla, come se al di fuori dell’Azione Cattolica ci fosse qualcosa di scandaloso, o imperfetto, da cui emendarsi aderendo. Si è accettati e apprezzati come i cristiani che si è. Non si è costretti ad alcuna particolare iniziazione né ad alcuna particolare progressione per livelli di perfezione. L’adesione e la partecipazione sono libere. Per questo ci si avvale del metodo democratico. L’esperienza in Azione Cattolica è infatti definita come popolare  e democratica. Così, partecipando al processo sinodale in una realtà di base come la parrocchia, l’Azione Cattolica si fa evangelicamente lievito, e non è più distinguibile come tale.

 Bisogna infatti aver chiaro questo: non vi è vero processo sinodale dove si rimane confinati nel proprio gruppo di prevalente riferimento e alla sua disciplina, se non si partecipa liberamente.

  Se si accetta  pienamente il pluralismo ecclesiale, bisogna accettare come gli altri vivono da cristiani  e  anche che vi siano coloro che contrastano i moti di riforma del Concilio. Dobbiamo imparare la dura lezione della storia dei cristiani, che è stata caratterizzata nella sua gran parte e fino ad epoca molto recente da violenza, intolleranza, discriminazione, totalitarismo, oppressione delle coscienze. Però non sono accettabili prevaricazioni. Se le organizzazioni che finora hanno dominato in parrocchia, e certamente l’Azione Cattolica parrocchiale non è fra queste, non accettano di far partecipare i propri aderenti al processo sinodale in condizione di libertà di coscienza, non vi sarà reale processo sinodale.

  Poiché però il Papa e i vescovi hanno convocato la Chiesa di Dio in  Sinodo, come si legge nel sito del Sinodo 2021-2023, l’Azione Cattolica deve premere, e anche lottare dove occorra, perché Sinodo sia, e quindi, in particolare, perché sia creata anche nella nostra realtà di base, la parrocchia, una organizzazione che consenta realmente  quella Chiesa sinodale, partecipata liberamente, che si vuole indurre. Dobbiamo insistere perché ogni aggregazione lasci liberi  i propri aderenti di parteciparvi, senza condizionamenti.

  In passato troppe decisioni importanti sono state prese senza la minima consultazione con i fedeli, umiliandoli in una condizione dolorosa, come se non fossero degni del loro nome di cristiani, come se la loro vita da cristiani non contasse nulla senza sottoporsi alle forche caudine di un qualche vaglio speciale di spiritualità.

  Processo sinodale  non può significare lasciare tutto come prima  e continuare a vivere sostanzialmente come separati in casa.

  In un certo senso, la sinodalità  che si vuole realizzare significa anche  ricostruire  una Chiesa locale, fatta di gente che si conosce e si stima,  laddove essa era diventata più che altro una chiesa  intesa come spazio dove la gente è stipata, divisa per appartenenze settoriali, secondo una turnazione condominiale, oggi noi, domani voi.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro Valli