domenica 5 settembre 2021

Figli di re

 

Figli di re

28-4-09

 

  Ieri in televisione ho sentito parlare del popolo sovrano. Non bisogna creare tante difficoltà al sovrano eletto dal popolo, mi pare che sia stato detto. Egli deve avere mano libera. Deve poter fare in fretta. I tempi lo richiedono.

  Che cosa ne avranno pensato gli alunni di mia moglie, per i quali io e lei abbiamo ideato, l'anno scorso, un corso su "costituzione e cittadinanza" , il nuovo insegnamento introdotto con la riforma nella scuola media? A mia moglie avevano detto: parla delle regole. C'è infatti l'idea che si debba innanzi tutto inculcare l'idea che bisogna "rigare diritti". Non fare questo, non fare quello ecc. Noi però abbiamo impostato la cosa in maniera diversa. Confesso di aver cercato di dare il meglio di me stesso in questo lavoro. Di aver cercato anche di comunicare quello che mi ha spinto ad entrare in magistratura. Il senso del nostro impegno professionale e civile. E molte altre idee che ho in testa.
  Il libro di testo, oltre alla Costituzione, era "Il principe e il povero" di Mark Twain. Lì dove c'è un ragazzo del popolo che, quasi per gioco, diventa re per qualche tempo e un figlio di re che va in mezzo al popolo per qualche tempo. Il primo impara ad essere re, il secondo impara a conoscere il proprio popolo. Sono uguali, nessuno li potrebbe distinguere se non fosse per gli abiti. Sembrano la stessa persona. Il ragazzo del popolo governa da re giusto, il figlio di re impara che bisogno di giustizia c'è in giro. Poi rimangono amici e, alla fine, si scambiano di nuovo il posto. Ma nulla è più come prima. Ora sono uguali non solo nelle sembianze fisiche. Sono dei pari nel regno.

  E allora abbiamo cominciato dicendo ai ragazzi che erano tutti figli di re. Immaginate la sorpresa. I vostri genitori sono re, quindi voi siete figli di re. Questo significa l'art.1 della nostra Costituzione, quello che amo di più, quello che dice che siamo una repubblica popolare. Bisogna quindi che i figli di re imparino a fare i re. Non solo sui libri. Guardate il vostro popolo. Guardate che bisogno di giustizia c'è. Girate in mezzo al vostro popolo.

  Ma: e la faccenda dei "limiti"? "Nelle forme e nei limiti", è scritto. E' lì che da ragazzo, quando ho letto per la prima volta quel testo, ho sospettato la fregatura. Ecco che ci sono dei limiti. Sono tutte parole, quelle sulla sovranità del popolo.

  In una repubblica popolare "tutti" sono re. Quindi è necessaria la giustizia. Questi re devono per forza essere giusti. Non come gli altri despoti capricciosi della storia. A questo servono le leggi in una repubblica popolare. A fare in modo che "tutti" possano essere re. Non si può essere repubblica popolare, in cui "tutti" sono re, senza la giustizia. Per questo, chi va contro la giustizia vuole impedirvi di essere re, abbiamo detto.

  Io penso che oggi questo problema di elevare il popolo al potere supremo e alla giustizia sia sempre attuale. Si parla di "crisi della politica" e in realtà si vuole alludere a questo. Sento che la gente spesso vede nella politica solo l'esercizio di un atto di forza. Se si convince che questa è l'unica realtà vera, allora diviene un gruppo di sudditi, si dimette dalla cittadinanza.

  Negli scorsi anni abbiamo dilapidato molto. In risorse di pensiero. In risorse etiche. Ci siamo lasciati andare. Spesso abbiamo pensato che essere "realisti", accettare la dura legge della forza, fosse l'unico modo di essere moderni. Ora quindi ci troviamo in difficoltà. E forse pensiamo: "meglio essere servi, ma con la pancia piena, che vivere così". Eppure dobbiamo fare in modo che questo popolo, che siamo tutti noi, questo popolo che ha vissuto così male, non trovi un padrone lì dove ora è diretto, ma colui che lo riporti alla regalità: "Presto, andate a prendere il vestito più bello e fateglielo indossare. Mettetegli l'anello al dito e dategli un paio di sandali. Poi prendete il vitello, quello che abbiamo ingrassato, e ammazzatelo. Dobbiamo festeggiare con un banchetto il suo ritorno". Così come, nella storia di Twain, alla fine, il ragazzo del popolo, vestito da re, riconosce nel figlio di re, vestito di stracci, il suo re: "E' lui il re!".

  Il bello della costituzione di una repubblica popolare viene prima di sentire le regole che vi sono scritte. Dovrebbe bastare anche solo il suo annuncio per essere re. E  leggere un testo come l'art.1 della nostra Costituzione per  sapere che fare, da re.

  Da un libro di Levinas ho saputo dell'antica saggezza, secondo la quale, quando il grande legislatore scese dal monte santo, e presentò la legge al popolo, il popolo proruppe in un "Faremo e udremo". Non "Udremo e faremo". E allora su ciascuno scese un angelo recando una corona da re. Essi infatti avevano accettato il patto che consentiva loro di essere re giusti, prima ancora di conoscere quello che si doveva e non doveva fare. Avevano accettato, innanzi tutto, di essere re giusti.

  Come convincere il nostro popolo a rimanere re e ad essere giusto?
Nella stagione della dilapidazione abbiamo distrutto mondi. Bisogna ricostruirli, con pazienza e amore. Trepidando per ognuno. Non rinunciando a nessuno. Ha scritto Aldo Capitini: "poiché ogni essere è attivo, anzi fa più di ciò che appare, e nell'unità con tutti esplica un dare non percepibile, ma effettivo come aiuto a produrre i valori (ciò che di bello, di vero, di onesto, di generoso si fa nel mondo), poiché non possiamo presumere di 'creare' valori da soli, questa è dunque una 'compresenza' , la realtà di tutti vista come una profonda e aperta unità creatrice, connessa a ogni essere per aiutarlo".

  Abbiamo molto sbagliato quando abbiamo fatto una politica cinica, cattiva, violenta. Questa è la politica dei despoti. Dobbiamo fare una politica che innanzi tutto rispetti gli infiniti mondi vitali, mio zio Achille ci scrisse un libro su, che sorreggono la nostra vita. Non escludere nessuno, non disprezzare nessuno. Ancora con Capitini: interessarsi sommamente a tutti, sperare che la realtà di tutti arrivi a tutti gli esclusi per guarirli; scoprire che c'è sempre una non violenza più autentica e che "ieri eravamo violenti". Capitini definiva questo come lavoro "religioso" perché ci mette in rapporto con una realtà sommamente amata e rispettata, una ricerca "sacra" perché comprende chi soffre e sta peggio di noi. Sulla via della più alta sovranità incontriamo l'esigenza della più alta giustizia.

  Io faccio parte di una genia di malvagi persecutori. Noi cristiani siamo stati ciechi per millenni. Seguaci di maestri ebrei, del fariseo Paolo di Tarso, abbiamo perseguitato l'ebraismo, disprezzato le sue sante tradizioni, i suoi riti, le sue consuetudini; abbiamo infierito in modo inaudito su quel mondo vitale sul quale nondimeno continuavamo a invocare benedizioni: "Gerusalemme siano rinforzate le tue porte e i tuoi bastioni, scorra in te latte e miele, siano salvate le tue madri, crescano forti i tuoi figli...". Questa la situazione in cui mi sono ritrovato, da cristiano. Ora che abbiamo finalmente iniziato a convertirci, noi cristiani, ora capiamo l'infinito amore che c'è dietro ogni gesto religioso dell'ebraismo, dietro ogni sua tradizione e preghiera, dietro ogni rito, e ci strazia l'orrore di quello che è stato fatto per tanto tempo. Il passato non può essere cambiato. Ma almeno per il presente e per il futuro, nei quali si può essere diversi, vorrei mostrare di aver imparato la lezione che ho ricevuto dalla storia e agire diversamente. "Teshuvà", pentimento e conversione. E invitare i miei compagni a fare altrettanto, quando insieme pensiamo a un mondo nuovo.

  Prima di compiere qualsiasi violenza, prima di cancellare sbrigativamente qualcuno dalla storia, prima di disprezzare qualsiasi consuetudine o idea delle quali magari non capiamo subito il senso, pensiamo bene se questa sia veramente la giustizia che ci serve per elevare "tutti" ad essere re. Tutti i giorni mi pare che non manchino occasioni per esercitare questa "pazienza", che significa apertura a tutti, aspirazione alla giustizia somma, lì dove misericordia e verità finalmente si incontrano e si baciano, come è scritto.
Mario Ardigò – Roma mail 28-3-09