lunedì 6 settembre 2021

Due processi sinodali da non confondere

 

Due processi sinodali da non confondere

 

  Dall’ottobre di quest’anno all’ottobre 2023, si svolgerà il processo sinodale  per la celebrazione, appunto nell’ottobre 2023, della 16° Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”. Nel programma quel processo dovrebbe essere aperto all’ascolto  della  totalità dei battezzati, soggetto al quale pomposamente si attribuisce una infallibilità  nel  credere. Può prevedersi che, in quel contesto, le persone laiche, come sempre accade in occasioni simili infallibilmente, non conteranno nulla, sovrastate da stuoli di gerarchi da ogni dove. Già si mettono le mani avanti contro il parlamentarismo, vale a dire sull’organizzazione di sedi in cui la gente possa discutere realmente e innanzi tutto manifestare il disagio per l’indecorosa condizione di umiliazione delle persone laiche.

  Il Sinodo della Chiesa italiana  dovrebbe essere un processo diverso, anche se, pensandolo concomitante con quello della Chiesa universale, si finirà per fare confusione.  Già si  è iniziato, pensando di far coincidere la prima fase dei due processi, quella che nel Sinodo generale è pensata per il solo ascolto  e che nel Sinodo nazionale dovrebbe essere più focalizzata sulla partecipazione. E poi il Sinodo della Chiesa italiana dovrebbe avere un tema più preciso, l’invito a rinnovare l’agire ecclesiale attraverso un costante discernimento comunitario, di quello della Chiesa generale (il metodo sinodale). Dovrebbe essere più centrato propriamente su una riforma. Si rischia che il Sinodo nazionale finisca per essere incanalato in quello generale e quindi in certo grado anche coartato verso le medesime conclusioni. Ma non è detto che quello che sembra buono per una comunità nelle Filippine o in Sud America vada altrettanto bene, ad esempio, per la nostra parrocchia romana.

  Il Sinodo della Chiesa italiana si svolgerà da questo mese di ottobre all’ottobre 2025 (anno del Giubileo).

  Nel Sinodo generale le persone laiche italiane come al solito non conteranno nulla, il cosiddetto ascolto  sarà solo rituale, o liturgico come si suole dire;  nel Sinodo della Chiesa nazionale si dovrebbe ottenere di fare diversamente, in particolare le persone laiche dovrebbero pretendere  non solo di essere ascoltate ma anche che le loro proposte  siano discusse.

  I commentatori hanno evidenziato che si tratta del primo Sinodo della Chiesa Italiana, in quanto in precedenza si è proceduto per Convegni eucaristici  e Settimane sociali, eventi che sono accomunati da questo metodo: sono i vescovi a decidere chi, delle persone laiche, può intervenire e anche i temi su cui possono parlare. Si manifesta così una bella uniformità, che però, al dunque, serve poco. Si fa gran sfoggio dell’ecclesialese e non mi pare, da quello che ne ho letto, che la parrèsia, la franchezza nel dire, sia stata in passato molto evidente. Non di rado i documenti di lavoro sono indigeste sbrodolature, in cui si dice e non si dice e quello che si dice può essere poi interpretato in sensi opposti. D’altra parte mi pare di capire che la franchezza evangelica si possa praticare, se proprio se ne ha l’animo, una volta sola, perché contrariare i nostri gerarchi può costare caro e non vengono concesse repliche. D’altra parte, dicono, non siamo un parlamento. E’ vero, non lo siamo, ma, in fondo, non sarebbe male esserlo in qualche fase del cosiddetto ascolto. Quindi si  parla, si scrive, ma nessuno veramente ascolta. La verità scende dall’alto e si è infallibilmente liberi di crederle. Chi crede in questo modo ha il sensus fidei, altrimenti sbaglia perché parlamentarizza  le questioni. Insomma, non è più come quando Montini, a chi, nella fase preparatoria del famoso Convegno ecclesiale nazionale Evangelizzazione e promozione umana  del ’76, gli faceva notare che lo storico Pietro Scoppola era un animo molto libero e poteva creare problemi nel comitato organizzatore, rispose che, sì,  egli era un cattolico a modo suo ma che andava bene così.

  Di questo Sinodo si è discusso nel maggio scorso nella 74° Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, organizzata appunto sul tema «Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita. Per avviare un cammino sinodale». Ma non si è discusso solo di sinodo. E’ stata approvata la seguente mozione: «I Vescovi italiani danno avvio, con questa Assemblea, al cammino sinodale secondo quanto indicato da Papa Francesco e proposto in una prima bozza della Carta d’intenti presentata al Santo Padre. Al tempo stesso, affidano al Consiglio Permanente il compito di costituire un gruppo di lavoro per armonizzarne temi, tempi di sviluppo e forme, tenendo conto della Nota della Segreteria del Sinodo dei Vescovi del 21 maggio 2021, della bozza della Carta d’intenti e delle riflessioni di questa Assemblea».

 Ecco la Carta d’intenti.

 

Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita

Carta d’intenti per il “Cammino sinodale”

 

L’incontro della Presidenza della CEI con Papa Francesco lo scorso 27 febbraio ha fatto maturare la scelta di avviare il Cammino sinodale delle Chiese in Italia. La decisione s’è arricchita con il passaggio e i contributi del Consiglio Permanente del 24-22 marzo 2021. Con la presente Assemblea Generale dei Vescovi (24-27 maggio 2021) s’intende quindi dare inizio al “Cammino sinodale”. Il percorso non può essere precostituito per due ragioni: la prima, perché la pandemia insegna che basta poco per far saltare certezze consolidate o accelerare fenomeni in atto su cui poco si è riflettuto in passato; la seconda, perché la dinamica del processo sinodale richiede che il cammino si costruisca e cresca facendo tesoro dell’ascolto, della ricerca e delle proposte che emergono lungo il percorso. In tal modo si attiva il ritmo della comunione e lo stile della sinodalità che ne è lo strumento.

 

1. Il “Cammino sinodale” perché?

È prevedibile che i motivi di fondo che stanno alla base della scelta sinodale possano essere messi a fuoco e ricevere un arricchimento lungo il “Cammino sinodale”. Li tratteggiamo brevemente.

a) Nel travaglio del tempo presente. La pandemia sta mettendo in ginocchio le comunità cristiane, diocesane e parrocchiali. Con profezia e parresía occorre mettersi in ascolto della vita personale e comunitaria per intercettare nuove domande e tentare nuovi linguaggi, tenendo conto della difformità dei vari territori che compongono il Paese. Si prospetta uno scenario multiforme (aiuta qui l’immagine del poliedro, cfr. Evangelii gaudium, 236), in cui stimolare e accompagnare la rigenerazione, rafforzando quanto di buono e di bello si è già fatto negli ultimi anni, riaccendendo la passione pastorale, prendendo sul serio l’invito a rinnovare l’agire ecclesiale attraverso un costante discernimento comunitario. Una lettura cristiana del tempo presente potrà raccogliere i segni di rinnovamento per il dopo-pandemia.

  A questo proposito, nel novembre 2020 il Consiglio Episcopale Permanente affermava: «Ci sembra di intravedere, nonostante le immani difficoltà che ci troviamo ad affrontare, la dimostrazione che stiamo vivendo un tempo di possibile rinascita sociale. È questo il migliore cattolicesimo italiano, radicato nella fede biblica e proiettato verso le periferie esistenziali, che certo non mancherà di chinarsi verso chi è nel bisogno, in unione con uomini e donne che vivono la solidarietà e la dedizione agli altri qualunque sia la loro appartenenza religiosa. […] È sulla concreta carità verso chi è affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato che tutti infatti verremo giudicati, come ci ricorda il Vangelo (cfr. Mt 25,31-46)».

 La Chiesa è chiamata nel tempo della rinascita a coltivare un ascolto, un’immaginazione e una pratica in vista di un’Agenda di “temi di ricerca” che si lascia fecondare dall’annuncio evangelico e da quanto stiamo imparando dalla pandemia. Piuttosto che cercare affannosamente soluzioni immediate, sarà importante indicare i “punti cruciali” dell’azione pastorale per il prossimo futuro, facendo tesoro di quanto abbiamo imparato nel travaglio del tempo presente: l’abbondante semina della Parola anche attraverso canali di ascolto rinnovati; la proposta della lectio e della meditazione personale quale nutrimento per la vita spirituale; la formazione della coscienza; il ricupero dell’aspetto escatologico della fede cristiana nell’aldilà e nella speranza oltre la morte; la complementarità di celebrazioni sacramentali nelle comunità e di forme rituali vissute nello spazio familiare; la catechesi proposta con modalità e luoghi che superino il modello scolastico; l’azione educativa verso ragazzi, adolescenti e giovani adatta ad accompagnare nei passaggi della vita; la necessità di un’alleanza familiare per correggere il regime di appartamento e aprirlo alla scuola e alla comunità; l’urgenza di una nuova stagione di solidarietà e carità, per venire incontro all’aumento prevedibile e drammatico delle povertà materiali e della solitudine spirituale; la forza dell’impegno civile attraverso i corpi intermedi della società che è stato il collante nel momento della crisi; e, non da ultimo, la pratica di una cittadinanza e di un servizio politico all’altezza della ripresa auspicata.

 b) La prospettiva sintetica del cammino. Possiamo ora formulare in positivo la questione essenziale con la seguente domanda: “Che cosa comporta intraprendere un ‘Cammino sinodale’ per il prossimo quinquennio della Chiesa?”. L’incoraggiamento di Papa Francesco richiede di dare risposta sollecita e coraggiosa. Per fare questo occorre riprendere in mano Evangelii Gaudium alla lente d’ingrandimento del Discorso di Firenze, per poter dare avvio al Cammino, facendo tesoro delle esperienze che in Italia già diverse Chiese locali hanno fatto in questi ultimi cinque anni. Il ricco materiale già disponibile aiuterà la riflessione perché non sia una partenza da zero. Su questo sfondo è possibile intravedere la prospettiva sintetica del Cammino. Forse possiamo formularla così: l’itinerario del “Cammino sinodale” comporta la necessità di passare dal modello pastorale in cui le Chiese in Italia erano chiamate a recepire gli Orientamenti CEI a un modello pastorale che introduce un percorso sinodale, con cui la Chiesa italiana si mette in ascolto e in ricerca per individuare proposte e azioni pastorali comuni. Ci è chiesto di passare da un modo di procedere deduttivo e applicativo a un metodo di ricerca e di sperimentazione che costruisce l’agire pastorale a partire dal basso e in ascolto dei territori.

 Finora gli Orientamenti CEI (per il decennio) erano approvati dall’Assemblea Generale e proposti alle diocesi che li recepivano attraverso iniziative, percorsi e azioni pastorali. Spesso hanno attuato anche percorsi e proposte assai stimolanti ed efficaci.

  La prospettiva del “Cammino sinodale”, che emerge per il prossimo quinquennio, dovrebbe sviluppare insieme riflessione e pratica pastorale: ascolto, ricerca e proposte dal basso (e dalla periferia) convergeranno in un momento unitario  per poi tornare ad arricchire la vita delle diocesi e delle comunità ecclesiali.

 “Ascolto”, “ricerca” e “proposta”: questi sono i tre momenti perché la lettura della situazione attuale e l’immaginazione del futuro possa smuovere il corpo ecclesiale e la sua presenza nella società. È il vivo desiderio che ci ha trasmesso Papa Francesco, per ripensare il presente e il futuro della fede e della Chiesa in Italia: la prospettiva teologica e spirituale di Evangelii Gaudium e del Discorso di Firenze predispone la trama dei “contenuti” essenziali del percorso. Si intravede la promessa di un percorso circolare: il processo sinodale propone una conversione pastorale già per il modo con cui viene elaborato e vissuto nelle parrocchie, nelle diocesi e nelle realtà ecclesiali e sociali. Le Chiese che sono in Italia ne potranno uscire arricchite nella misura in cui i variegati soggetti ecclesiali del Paese si lasceranno coinvolgere. Forse emergeranno anche istanze di rinnovamento o di riforma delle strutture che dovranno essere tenute in debito conto, per snellire la macchina degli Uffici e dei Servizi pastorali, sia al centro sia alla periferia.

 2. Il “Cammino sinodale” come?

  La scommessa del “Cammino sinodale” chiama anzitutto la Chiesa al risveglio della sua coscienza missionaria. Merita ricordare, la parola profetica che il Card. Montini pronunciava alla vigilia del Concilio: «Il Concilio è una straordinaria occasione ed uno stimolo potente per aumentare in tutta la cattolicità il “senso della Chiesa”. Sembra pronunciata per questa circostanza la memorabile parola di Romano Guardini: “Si è iniziato un processo di incalcolabile importanza: il risveglio della Chiesa nelle anime”» (Discorso su “Il Concilio Ecumenico nella vita della Chiesa”, 25 marzo 1962). Ciò che il futuro Paolo VI diceva del Concilio, vale, in modo analogo, per ogni ripresa di iniziativa delle Chiese in Italia. Il “Cammino sinodale”, perciò, ha bisogno di condividere uno stile ecclesiale, un metodo sinodale e alcuni strumenti di lavoro. Lo stile ecclesiale rappresenta la sfida decisiva: esso dovrà essere attento al primato delle persone sulle strutture, alla promozione dell’incontro e del confronto tra le generazioni, alla corresponsabilità di tutti i soggetti, alla valorizzazione delle realtà esistenti, al coraggio di “osare con libertà”, alla capacità di tagliare i rami secchi, incidendo su ciò che serve realmente o va integrato/ accorpato.

  Tutti saremo chiamati a risvegliare quel sensus ecclesiae, che lo stile sinodale è chiamato a far crescere.

  Il metodo sinodale dovrà favorire alcune azioni pastorali, che si potranno scandire nei tre momenti di “ascolto”, “ricerca”, proposta” e che dovranno attuarsi in una logica di collaborazione e condivisione.

  I momenti sono tra loro circolari e indicano un metodo che si impegna ad “ascoltare” la situazione, attraverso un’attenta verifica del presente, vuole “cercare” quali linee di impegno evangelico sono immaginabili e praticabili, intende “proporre” scelte concrete che ciascuna Chiesa locale può recepire per il suo cammino ecclesiale. Ascolto e concretezza sono le due istanze a cui ci ha richiamato insistentemente Papa Francesco.

  Gli strumenti di lavoro (ad es. un’Agenda di “temi di ricerca”, Instrumentum laboris, Schede per l’ascolto e la verifica, Piattaforma digitale per il confronto e la comunicazione) avranno il compito di indicare prospettive comuni su cui orientare l’ascolto dal basso.

  È importante che gli strumenti favoriscano l’espressione della multiformità dei territori e il confronto fraterno e costruttivo.

  La Segreteria Generale della CEI con i suoi uffici accompagnerà il percorso e sarà essa stessa luogo di sintesi di quanto giungerà dalle Chiese locali. L’elaborazione della mappa dei contenuti è affidata al momento preparatorio del cammino, che potrà assumere anche buona parte della riflessione, già preparata per gli Orientamenti CEI, attorno a tre aspetti: Vangelo, fraternità, mondo.

  Nel rapporto tra Vangelo e mondo, mediato dalla fraternità ecclesiale, sono emerse, a titolo esemplificativo, alcune attenzioni pastorali (la “forma di Chiesa” per il futuro prossimo; l’Eucaristia domenicale al centro della vita ecclesiale; l’accompagnamento delle famiglie; la presenza dei giovani nel cuore della Chiesa; l’attenzione verso i poveri) e alcuni campi d’impegno sociale e culturale (cattolicesimo popolare, cultura, cittadinanza, casa comune) che possono diventare luoghi su cui attivare la ricerca e far convergere le proposte.

3. Il “Cammino sinodale” quando?

 Per dare avvio al “Cammino sinodale” sembra necessario prevedere due aspetti: la scansione dei tempi lungo il quinquennio e la previsione dei primi passi del cammino. La scansione dei tempi. Il cammino avrà un arco temporale che va dal 2021 al 2025 e sarà scandito da alcune tappe che condurranno all’Anno Giubilare del 2025.

  Il calendario con le diverse tappe è prevedibilmente soggetto a una certa flessibilità.

 • Avvio del processo sinodale (2021, in sintonia con l’avvio della preparazione del Sinodo universale) •

 Prima tappa: dal basso verso l’alto (2022) – Coinvolgimento del popolo di Dio con momenti di ascolto, ricerca e proposta nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle realtà ecclesiali.

• Seconda tappa: dalla periferia al centro (2023) – Momento unitario di raccolta, dialogo e confronto con tutte le anime del cattolicesimo italiano. • Terza tappa: dall’alto verso il basso (2024) – Sintesi delle istanze emerse e consegna, a livello regionale e diocesano, delle prospettive di azione pastorale con relativa verifica.

• Giubileo del 2025 – Verifica a livello nazionale per fare il punto del cammino compiuto.

 Nell’itinerario saranno innestati alcuni eventi già in agenda:

- 49ª Settimana Sociale dei Cattolici. Tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso” (Taranto, 21-24 ottobre 2021); -

 XXVII Congresso Eucaristico Nazionale (Matera, 22-25 settembre 2022); - Incontro sul Mediterraneo (primi mesi 2022).

 Queste note rappresentano la “Carta d’intenti” su cui convergere per iniziare il “Cammino sinodale”. L’Assemblea Generale dei Vescovi ha approvato (27 maggio 2021) il percorso indicato in questo testo, perché il “cammino” prenda avvio con libertà, scioltezza e condivisione.

   La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi il 21 maggio 2021 ha annunciato la XVI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi per l’ottobre 2023, dal titolo: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Il percorso proposto dalla Segreteria Generale è armonizzabile con il “Cammino sinodale” delle Chiese in Italia, perché il cammino che approda al Sinodo universale dei Vescovi disegna un percorso di ricerca e confronto sulla “sinodalità”. Questo percorso può diventare il primo momento del “Cammino sinodale” italiano, il quale ha però l’orizzonte più vasto dell’annuncio del Vangelo in un tempo di rinascita. Per questo la Presidenza della CEI si premurerà d’indicare una proposta per i tempi e i momenti del “Cammino sinodale”, perché si sintonizzi su quello della Chiesa universale.