Le origini storiche dell’umiliazione dei laici
Trascrivo da
NEUNER Peter, Per una teologica del popolo di Dio, 2015, pubblicato in traduzione italiana da Queriniana, 2016:
Nella bolla Clericos laicos (1296) il papa [Bonifacio 8º] constatava perfino che “è antica tradizione che i laici siano sommamente nemici dei chierici, e anche le esperienze del tempo ne danno conferma”. Sebbene affermazioni di questo genere siano state determinate da situazioni concrete di conflitto politico con il re di Francia, con esse è stata fissata per iscritto, anche dal punto di vista teorico, la contrapposizione tra clero e laici, rispettivamente la subordinazione e la sovraordinazione nella chiesa di due classi in conflitto l’una contro l’altra. E questa idea entrò nel diritto canonico. Graziano, il “padre della giurisprudenza ecclesiale” del 12º secolo: “Ci sono due tipi di cristiani. Il primo, in quanto incaricato del servizio divino e dedito alla contemplazione e all’orazione è conveniente che stia lontano dalle cose temporali. Di esso fanno parte i chierici e coloro che sono dedicati a Dio e cioè i religiosi.” Questi “sono i re”. L’altro tipo di cristiani è costituito dai laici. A costoro è permesso possedere beni temporali, ma solo per l’uso…A costoro è concesso di sposarsi, coltivare la terra, giudicare tra uomo e uomo, pagare le decime, così potranno salvarsi se però eviteranno il vizio e faranno il bene”.
In questo modo fu tracciata e fissata una chiara linea di separazione nella chiesa. Da una parte o in alto stanno coloro che hanno un un ufficio ecclesiastico, che sono legittimamente ordinati e conducono una vita conforme alle regole di perfezione cristiana. Questi sono i chierici; solo loro sono deputati al culto divino. [Accanto o sotto sta la gran massa dei laici che a tutto questo non è chiamata e che per questo conduce una vita nello stato di “imperfezione”. Le due parti non formavano una comunità, ma erano rispettivamente sovra- e sub-ordinate l’una all’altra.
L’immagine della chiesa è chiara: i cristiani veri e propri sono i chierici. L’ordine dei laici va inteso in definitiva come una concessione alla debolezza umana. […] Il chierico è il cristiano perfetto, il laico è cristiano solamente nella misura in cui la sua vita si accorda con quella di un chierico. Ciò che lo distingue dal chierico è anche ciò che limita e oscura la sua esistenza cristiana. Terminato il periodo dei martiri delle origini cristiane, quasi tutti i santi, che sono diventati esempio di fede, appartengono all’ordine dei chierici: sono fondatori di ordini religiosi, monaci e monache,vescovi o papi. Il laico, sebbene non in via di principio, di fatto non sembra avere nessun accesso alla santità fini a quando rimane in “stato di imperfezione” e non abbandona il mondo.
Quell’ordine di idee descritto da Neuner è cambiato a seguito del Concilio Vaticano 2º, anche se nella pratica i cambiamenti non sono stati del tutto conseguenti. Sotto il regno del papa Giovanni Paolo 2º è quello dei suoi successori cominciarono ad essere proclamati molti beati e santi che furono laici e proprio a motivo della loro vita da laici. Caratteristica comune a tutti è però la sottomissione all’autoritá ecclesiastica, nonostante tutto, anche nonostante la sua discutibile virtù. E nella vita ecclesiale i laici, e soprattutto le laiche, vengono tenuti in una condizione di umiliante soggezione, come se fossero ancora appendici non necessarie dell’apparato istituzionale costituito da chierici e religiosi. Non vengono veramente coinvolti nei processi decisionali, anche quelli nelle realtà di prossimità, vengono trattati con esasperante sufficienza, non ci si cura della loro formazione di secondo livello salvo che per i rudimenti in preparazione del matrimonio.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli