“Anche oggi, il mondo ha bisogno di vedere nei discepoli del Signore dei profeti, cioè delle persone coraggiose e perseveranti nel rispondere alla vocazione cristiana. Persone che seguono la ‘spinta’ dello Spirito Santo, che le manda ad annunciare speranza e salvezza ai poveri e agli esclusi; persone che seguono la logica della fede e non del miracolismo; persone dedicate al servizio di tutti, senza privilegi ed esclusioni. In poche parole: persone che si aprono ad accogliere in sé stesse la volontà del Padre e si impegnano a testimoniarla fedelmente agli altri”.
[papa Francesco, discorso ai fedeli dopo l’Angelus, il 3-2-19]
Il miracolismo è la spiritualità basata su pretesi fatti prodigiosi. Essa non è adeguata per la formazione dei laici che devono partecipare alla vita sociale per cercarvi di affermarvi i principi evangelici. Eppure è largamente utilizzata per affascinare la gente meno acculturata alla fede o, comunque, come scorciatoia formativa. In questo senso è ancora uno strumento del potere clericale. Quest’ultimo, nella propria sacralizzazione, si ammanta di simboli che rimandano a fatti prodigiosi ostacolandone una revisione critica.
Una formazione fondata sulla fiducia nei prodigi, centrata su luoghi e persone miracolanti, è povera, insufficiente, anche se produce belle e immaginifiche narrazioni. Le nostre società non cambieranno se ci limiteremo a pregare e ad attendere un miracolo. I poteri sociali, compresi quelli ecclesiastici, non potranno che degenerare se non troveranno sufficiente capacità di critica sociale intorno a loro. E l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, come insegnava Lorenzo Milani, grande anima.
Si magnificano presunti prodigi e si è talvolta incapaci di riconoscerne uno vero, frutto del lavoro determinante svolto da cristiani in collaborazione con altri movimenti di virtuosi, vale a dire gli oltre settant’anni di pace europea, un evento senza precedenti nella storia umana. È stata anche opera nostra e, religiosamente, confidiamo che vi abbia posto mano anche il Cielo. La nostra gerarchia appare in genere, ma vi sono eccezioni virtuose, incapace di ammetterlo e, al più, si affida a un vago populismo che si è rivelato storicamente incapace di produrre null’altro che precarie agitazioni, o addirittura si concede a tentazioni francamente reazionarie.
La costruzione sociale è arte che si impara e, in quanto produce pace, è via di santità per quelli che la percorrono, scegliendo di rimanere nel mondo per agirvi come fermento, non di fuggirlo cercando di creare oasi di pretesa santificazione.
Purtroppo la formazione di secondo livello dei laici, quella che si fa alle soglie della vita adulta e quella permanente che dovrebbe continuare sempre, è sotto questi aspetti gravemente insufficiente, e in genere la si riempie di una stucchevole spiritualità miracolistica la quale, oltre ad essere inutile per un laico, disgusta, del tutto a ragione, i più.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli