martedì 20 aprile 2021

Riforma e gerarchia

 

Riforma e gerarchia

 

   La Chiesa cattolica come  ancora la viviamo è stata organizzata a partire dall’Undicesimo secolo. A quel tempo venne pensato e deliberato  il mito del potere istituzionale del  Papato come quello di un  Vicario di Cristo e quindi di un luogotenente plenipotenziario dell’Altissimo. Pertanto  il Papato come impero religioso che rivendicava supremazia su quelli civili, al modo in cui il Cielo la ha sulla Terra. Questo potere fu basato su due pilastri ideologici: la teologia razionale praticata a livello universitario dal Tredicesimo secolo e il diritto canonico che da quella teologia iniziò ad essere conformato, abbandonando in parte l’antico riferimento al diritto romano. Su quel diritto canonico venne modellata l’ideologia della gerarchia, come strumento per risolvere definitivamente il problema delle innovazioni nella fede originate dalla vita del popolo e dal pensiero libero, quelle che, riferendosi ai modelli dei vinti e sottomessi, vengono chiamate eresie. Temendole si deliberò di dare ogni potere ecclesiale al clero, rigidamente costretto nell'ordinamento gerarchico sacrale con al vertice un Vicario dell'Altissimo, riservando al resto del popolo lo statuto di gregge, senza facoltà di pensare e di esprimersi e, quindi, naturalmente, di innovare. Su queste basi fu anche organizzato un efferato, crudele, sistema di polizia ideologica denominato Inquisizione al quale sembrano essersi ispirati tutti i regimi comunisti di orientamento marxista-leninista: essi però durarono molto, molto meno. Il sistema dell’Inquisizione, organizzato dal Tredicesimo secolo è infatti ancora vigente nella nostra Chiesa, anche se ora i regimi democratici gli vietano di uccidere, torturare e imprigionare. Ha avuto costi umani tremendi, che sono  minimizzati dai cosiddetti tradizionalisti. E’ un sistema votato a bloccare qualsiasi riforma e ancora oggi funziona. Tuttavia non è riuscito del tutto a impedire i cambiamenti, perché, come ha ricordato papa Francesco, la Chiesa è sempre bisognosa di riforma, ma li ha solo resi estremamente più difficili e soprattutto dolorosi. Ne fece le spese, ad esempio, una grande anima come il teologo Hans Kung, che poté continuare ad avere voce solo insegnando teologia in una università non controllata dalla gerarchia, un tipo di insegnamento che in Italia è stato purtroppo abolito dopo l’unità nazionale, che dovette farsi contro il Papato. Ma gli oppressi a quel modo sono stati moltissimi, ad esempio il nostro Lorenzo Milani. Una fase piuttosto aspra di repressione si visse durante i regni di Giovanni Paolo 2° e del suo successore, che era stato  a lungo un teologo inquisitore.

  Nessuna vera riforma sarà possibile nella nostra Chiesa senza un’attenuazione del principio gerarchico. Mi pare che il programma di riforme ecclesiale del Papa la preveda, esortando ad un processo sinodale  diffuso. Il problema è che il popolo, assuefatto a pensarsi come gregge  e stare a ricasco del clero, non sembra manifestare le capacità richieste. Ecco quindi l’esigenza di un percorso di formazione di base che non sia solo studio,  ma anche incontro per uscire dalle gabbie soffocanti del rito, in cui ogni assemblea popolare è ora rinchiusa. Che cosa fa soffrire nella nostra Chiesa? Questa è la base della riforma che serve. Si vuole continuare a vivere insieme, questo è il presupposto di un processo sinodale, ma nello stesso tempo cambiare ciò che ci fa soffrire, che non deve più essere considerato l’essenziale  della fede, quindi una sua conseguenza inevitabile, perché come ha proclamato papa Francesco nel documento che può essere considerato il manifesto  del suo regno, la fede è gioia.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli