Difficile riforma
Nessuna società umana di cui abbiamo memoria
storica o comunque tracce è mai rimasta uguale a se stessa nella sua
evoluzione, appunto perché le società evolvono.
Si parla di riforma sociale
quando si vuole governare quel processo, in modo che sia ordinato, razionale,
consapevole, coerente con le convinzioni professate.
Il problema, nella nostra Chiesa, è che essa, e in particolare il suo governo, è stato
storicamente organizzata per bloccare e reprimere ogni moto di riforma. Questo
è alla base del sostanziale fallimento del movimento di riforma che si cercò di
innescare durante il Concilio Vaticano 2°, negli anni Sessanta.
Il primo ostacolo sulla via della riforma, nel senso sopra indicato, è
stato sempre il Papato romano. L’esperienza della sovranità territoriale, che
ora prosegue in quel simulacro di stato che è la Città del Vaticano e che dal
punto di vista religioso può essere considerato uno dei doni avvelenati del
fascismo mussoliniano, è stata profondamente diseducativa per i Papi. Li ha
condotti a pensarsi come autonomi ed autoreferenziali rispetto alle Chiese
locali.
L’altro è che tutto il male che storicamente
si è manifestato nella nostra Chiesa nella sua bimillenaria vita è ancora
presente in essa e ciclicamente si
manifesta.
Infine l’immagine del popolo di
Dio che viene diffusa dalla
dogmatica non è realistica.
Che cosa cercano ancora le persone in
religione? Una parte sicuramente cerca il teismo, vale a dire la protezione di
una potenza superna da invocare nelle difficoltà della vita. Ma questo non è il
centro del cristianesimo, il quale, infatti, alle origini, fu accusato di
ateismo.
Che cosa sanno in genere le persone della religione,
come viene pensata dalla dogmatica del Magistero? Quest’ultima non è padroneggiabile se non da chi
ha fatto studi superiori, ma il cristianesimo non ha senso se non può essere
compreso dagli umili. Tuttavia nessuna vera riforma è possibile se non
acculturandosi ad un sistema di conoscenze e orientamenti condiviso: nessuna
riforma è possibile solo su base mistica. Questo richiede, come indicato nel
documento approvato dall’ultima assemblea nazionale del MEIC un lavoro di formazione nella base dei fedeli. Esso
richiede la collaborazione del laicato, perché i preti di prossimità, una volta
esauriti ogni giorno i loro defatiganti impegni sacramentali, hanno dato tutto
il loro tempo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro,
Valli