mercoledì 10 marzo 2021

Mille anni

 

ripubblico

Mille anni

 

16-6-14

 

 L'organizzazione della nostra collettività di fede, così come oggi ci appare e la conosciamo risale a circa mille anni dopo le origini. Da allora e fino all'inizio degli scorsi anni '60 è rimasta sostanzialmente la stessa: altri mille anni.  Dal libro di Battista Mondin, Le nuove ecclesiologie, del 1980, traggo questa citazione dal teologo Yves Congar (1904/1995), da L'ecclesiologia al 19° secolo (1960):

"Lo sforzo del papato era consistito nel definire la chiesa come realtà che è non solo una associazione spirituale, ma una società propriamente detta, visibile, istituzionalmente differenziata, gerarchica e indipendente, che ha da parte di Dio un ordine proprio, dotata non soltanto di realtà spirituali ma di mezzi visibili, esteriori, insomma una società perfetta, che inoltre possiede a titolo speciale non solo ministeri spirituali, che dirigono le coscienze personali verso l'autorità tutta spirituale di Dio, ma anche ministeri propriamente gerarchici, che hanno ricevuto e rappresentano qui sulla terra in forma visibile e propriamente giuridica un'autorità soprannaturale, conferita positivamente da Dio. Autorità che esiste nei vescovi e che esiste soprattutto, per istituzione formale e speciale di Dio, come autorità di governo supremo, sacerdozio e ministero, nel papa, successore di Pietro e vicario di Gesù Cristo, delegato dei suoi poteri".

 E' solo tra la prima e la seconda guerra mondiale (1918-1939) che iniziarono a essere pensate diverse prospettive, ma appunto solo a livello  culturale. Per arrivare a modifiche normative occorre arrivare al Concilio Vaticano 2° (1962-1965).

 Scrive Mondin, nel testo che ho citato:

"Pur senza dare nuove definizioni dogmatiche e senza ricorrere a formule teologiche tecniche e rigorose, ma facendo uso d'un linguaggio semplice di stile biblico, il Vaticano 2° è riuscito a tracciare un'immagine sostanzialmente completa e assai affascinante della chiesa, assegnando a ogni singola parte l'importanza, il ruolo, il significato che le compete".

Poi, per chiarire il senso del cambiamento cita Georges Dejaifve (L'ecclesiologia del Concilio Vaticano 2° - 1973):

"Nella storia della chiesa il giorno che ha segnato la promulgazione della costituzione Lumen gentium [=Luce per le genti] apparirà in avvenire certamente come un inizio d'un'era nuova … La costituzione Lumen gentium costituisce innegabilmente,  a mio parere, una svolta nell'ecclesiologia cattolico-romana … Si può dire che siamo passati da una chiesa-istituzione a una chiesa-comunità, da una chiesa potenza a una chiesa povera e pellegrina".

  "Siamo passati…" scriveva, nel 1973, Dejaifve. Con il senno del poi, dopo quarantuno anni, e io li ho tutti vissuti consapevolmente, dobbiamo dire meglio "stavamo passando", quando ci ha colti l'era glaciale di cui ho scritto nei miei interventi precedenti.

 In quei mille anni di storia che vanno dalla fine del primo millennio della nostra fede alla fine del secondo millennio ci stanno le varie Inquisizioni, l'antigiudaismo cristiano omicida, l'evangelizzazione stragista dei nativi americani del Centro e Sud America e molti altri orrori, fino al disonorevole cedimento verso il fascismo italiano e gli umilianti silenzi verso il nazismo tedesco, che solo sotto la guida del grande Papa Giovanni Paolo 2° sono stati ufficialmente riconosciuti, e con la massima autorevolezza,  come tali nella nostra confessione di fede, ma con  molti dissensi che tuttora perdurano.  Un tempo lunghissimo, un'era sulla quale, fino alla lettura del libro di Mondin, che feci da universitario, non avevo mai riflettuto bene. Capii quanto le conquiste culturali del Concilio Vaticano 2° fossero precarie, tenuto conto di quel passato millenario in direzione contraria, anche se all'epoca non mi rendevo bene conto del perché di tanta ostilità, che allora come oggi era assai viva e arrivava ad accuse di eresia.

 Distaccarsi da un'organizzazione della nostra collettività che era integralmente un portato storico e che doveva essere giudicata, nell'azione di purificazione della memoria, insieme alla storia in cui era nata e vissuta e in cui tanta parte aveva avuto nel bene e nel male, si è rivelato molto difficile, tanto da far temere che questo non potesse farsi senza dissolvere la nostra esperienza sociale religiosa. Karolo Wojtyla non avrebbe scelto di chiamarsi Giovanni Paolo, dai due nomi dei Papi del Concilio Vaticano 2°, se non avesse avuto la chiara consapevolezza che distaccarsi si doveva. Pensò tuttavia di poter produrre il mutamento dal vertice, con l'alta autorità propria del suo ministero religioso, in tal modo preservando la nostra collettività dal disfacimento. Ma il morbo di Parkinson che lo colpì non gli lasciò vita e forze sufficienti per riuscirci.

 Ha scritto Stefano Biancu nell'articolo dal titolo "Dall'ombelico alla città", pubblicato su numero 6/2013 di Coscienza, la rivista del M.E.I.C.:

 "…l'antico può rappresentare -oltre che una ricchezza- una tentazione: una via di fuga spiritualistica e gnostica rispetto alla sfide che ci attendono. Le polemiche che hanno accompagnato il cinquantenario del Concilio Vaticano 2° ne sono un esempio eclatante: lo sforzo legittimo di leggerlo in una ermeneutica della continuità tradisce, presso alcuni autori, un malcelato desiderio di disattivare la portata rinnovatrice di quello che è stato un grande progetto culturale. Come non manca mai di osservare un teologo del calibro di mons. Crispino Valenziano, il Concilio è infatti - a tutti gli effetti - un progetto culturale: un progetto culturale -  fondato su un "ressourcement" [=ritorno] biblico, patristico, liturgico e proiettato verso "l'aggiornamento" - che, sotto molti aspetti, attende da cinquant'anni che si passi alla fase esecutiva. Certo il Concilio non ha detto tutto e il nostro compito di elaborazione teorica non è dunque oggi esaurito. Ma ha indicato -con grande lucidità- un metodo: il metodo dell'ascolto e dell'attenzione ai segni dei tempi".

 La spettacolare crisi, con forti connotati etici, che ha colpito l'anno scorso il vertice romano della nostra confessione, arroccato dietro l'ultimo baluardo visibile della Chiesa-potenza-società perfetta a modo del millennio passato, con il suo mini-esercito mercenario, la sua mini-zecca, e, in miniatura, salvo che per la banca (apparentemente un po' sovradimensionata, come ci narrano le cronache), tutto il resto di ciò che si ritiene indispensabile per uno stato,  ha dimostrato che distaccarsi dal passato, cambiare rispetto al nostro tremendo passato, non è possibile agendo dall'alto: si tratta di costituire un modo nuovo di essere popolo di fede ed è necessaria un'azione di popolo.

 

Mario Ardigò - Azione  Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli