Comunità e miti
Vorremmo
che la parrocchia fosse una comunità.
Ora è:
- l’abitazione di diverse comunità;
- un’istituzione.
Che cosa è una comunità?
E’ dove ci si riesce a conoscere tutti bene. Dove
ci si apprezza. Dove ci si aiuta. Dove non si viene dimenticati. Dove si trova
quello che viene evocato con l’espressione calore
umano. Dove si sente che la vita ha
un senso. La produzione di senso è il frutto più importante di una comunità.
Mio zio Achille ne parlava come di sensazione
di mondo vitale.
E’ chiaro che, per nostri limiti cognitivi biologici,
non può esistere una comunità che vada oltre un centinaio di persone. Non siamo
in grado di intessere rapporti profondi con più gente. Eppure, noi esseri
umani, teniamo insieme un complesso di società di otto miliardi di persone.
Come può accadere? Soccorrono: miti e istituzioni. Senza di essi non ci sarebbe
possibile andare oltre il gruppo prossimità.
Siamo
abituati a pensare i miti come fantasie.
In realtà sono rappresentazioni semplificate dense di emozioni. Noi,
infatti, abbiamo menti emotive e capiamo emotivamente. Un
concetto come quello di popolo è un mito
di questo tipo. Corrisponde a una realtà che ci viene presentata in una forma che ci
consente di interiorizzarla. Anche le religioni, anche la nostra, sono dense di
miti. Esse devono connettere passato, presente e futuro, dare senso, un compito molto difficile.
Le
istituzioni sono organizzazioni basate su interpretazioni sociali a sfondo mitico. Se
le si concepisce solo come ingranaggi sociali non
funzionano. Se noi, ad esempio, definiamo il Papa come il sovrano
assoluto in religione, non capiamo bene come e perché. Se ne parliamo come del Vicario di
Cristo e del Servo dei servi va già meglio. Papa significa Padre. Quello paterno è un mito molto potente, che evoca emozioni
profondi: è la mediazione per capire ciò che il Papa è e fa. Il Papa è poi una
persona come noi che cerca di adattarsi a quel ruolo, a cui corrisponde una funzione. In questo modo mette in
moto tutte le istituzioni che a lui sono collegate.
Ogni istituzione,
quindi, funziona se è collegata a un mito condiviso e potente. Quello comunitario lo è.
Pensare il mondo come un’unica famiglia: un formidabile mito comunitario.
Da noi in
parrocchia manca un mito comunitario condiviso. Abbiamo la religione, certo, ma
essa è vissuta in vari modi, molto differenti, nelle varie comunità che abitano
la parrocchia. Ciascuno trova senso in esse, non nella parrocchia in sé. Creare una comunità parrocchiale richiede degli eventi catalizzatori. Negli ultimi
cinquant’anni, ad esempio, si è ricorsi agli anni santi. Noi ne dovremmo immaginare
uno simile. Ma c’è già, ci sta capitando addosso! E’ il Sinodo dell’episcopato italiano che il Papa vuole come
espressione di un lavoro che coinvolga tutti i fedeli.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli