venerdì 12 marzo 2021

Animazione sociale

 

Animazione sociale


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Abbiamo inviato, anche per posta ordinaria ai soci che non sono ancora raggiungibile con email, link e codice di accesso dell'incontro di sabato 13 marzo, ore 16:45,  in Google Meet per il piccolo grande ritiro di Quaresima.

Possono essere ancora richiesti con una email a:

mario.ardigo@acsanclemente.net

precisando il proprio nome, la parrocchia di appartenenza e i temi di interesse.

Questi dati saranno cancellati dopo ogni riunione e dovranno essere nuovamente inviati per partecipare a un'incontro successivo.

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   Gli intellettuali cattolici italiani che, nella prima metà degli anni ’40 e nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale, su ordine del Papato iniziarono a progettare l’ordine politico che sarebbe succeduto al fascismo mussoliniano si erano formati nel decennio precedente sul libro Umanesimo integrale  del filosofo francese Jacques Maritain (1882-1963). Il testo, pubblicato nel 1936, raccoglie lezioni di due anni prima. Propone un ruolo dei cristiani nell’animazione  sociale, per creare una nuova società, diversa dalla  cristianità  autoritaria del passato, ma anche da tutti i regimi politici all’epoca esistenti, in particolare da quelli totalitari che si erano affermati nell’Europa continentale e da quelli basati su idee liberali in versione illuminista. A quei tempi il Papato idealizzava molto le forme sociali del Medioevo, che con il suo spiccato pluralismo politico gli aveva lasciato molto spazio. Così riteneva che ogni processo politico dovesse essere guidato dall’alto dal Papato o non sarebbe stato cristiano, e anche se ne avesse assunto il nome lo avrebbe fatto arbitrariamente. Questo spiega la scomunica dell’idea di democrazia cristiana  all’inizio del Novecento e della portata rivoluzionaria che ebbe la decisione di chiamare proprio Democrazia Cristiana il partito politico che si volle come agente popolare per guidare alla democrazia la società post-fascista italiana.

 Animazione  significa che la riforma sociale  è un processo  diffuso. Si fonda sulla distinzione  tra il potere della gerarchia della Chiesa cattolica e la società civile, presentata in Umanesimo integrale  come quella tra lo spirituale e il temporale,  il primo visto come eterno  e il secondo come, appunto, processo, quindi come ciò che è in movimento e ha un’evoluzione nel tempo, da ciò appunto temporale. La differenza è molto importante in un contesto come quello egemonizzato dalla Chiesa cattolica in cui lo spirituale fa riferimento ad un potere gerarchico come quello del Papato, che decide che cosa si  deve credere. Maritain tracciò i confini rifacendosi al pensiero di Tommaso d’Aquino, vissuto nel Duecento, valendosi della circostanza che esso nel 1879, con l’enciclica papale Dell’Eterno Padre, era stato decretato come quello che meglio si confaceva alla dottrina cristiana.

 

Noi dunque, mentre dichiariamo che si deve accogliere con aperto e grato animo tutto ciò che sapientemente è stato detto e che è stato inventato ed escogitato utilmente da chicchessia, esortiamo Voi tutti, Venerabili Fratelli, a rimettere in uso la sacra dottrina di San Tommaso e a propagarla il più largamente possibile, a tutela e ad onore della fede cattolica, per il bene della società, e ad incremento di tutte le scienze. Diciamo la dottrina di San Tommaso. Infatti, se qualche cosa fu cercata dagli Scolastici con eccessiva semplicità o insegnata con poca ponderazione; se ve n’è qualche altra che non si accordi pienamente con gl’insegnamenti certi dei tempi più recenti, o infine se ve n’è qualcuna che in qualunque modo non merita di essere accettata, non intendiamo che sia proposta all’età presente, perché la segua.

 

 Un filosofo medievale appunto, ma che rifacendosi in molte questioni e, innanzi tutto nell’argomentare ordinato e razionale all’antica filosofia greca, in particolare al pensiero di Aristotele, vissuto nel Quarto secolo dell’era antica, conservava un interesse perenne, come in genere l’antica filosofia greca.

  Quindi, argomentando secondo tomismo, non si poteva venir accusati d’eresia, come lo erano stati i primi democratici cristiani italiani a cavallo tra Ottocento e Novecento.

  Dunque, parlando di animazione sociale, e in particolare modo politica, Maritain si occupa di leadership, definendola come agente di unità  e di formazione e la vede impersonata non in qualche sovrano gerarchico, fosse anche lo stato come all’epoca lo si concepiva, molto accentrato e carico di attributi per così dire spirituali, o il partito, in particolare quello totalitario  che schiaccia le persone per realizzare una propria pretesa missione storica, ma semplicemente nell’uomo buono, come Tommaso d’Aquino riteneva che dovesse essere il principe medievale: una persona (ai temi dell’Aquinate ma anche di Maritain, non si concepiva l’idea di una  donna  che guidasse questo processo) buona e virtuosa, fermamente costituita in uno stato di rettitudine morale. Una personalità così, disse Maritain suppone il dono della grazia  e della carità, virtù infuse che vengono da Cristo e si ricongiungono a lui, virtù cristiane, anche quando, precisa il filosofo francese, la persona che le esprime ignora o misconosce la professione cristiana.  Ecco preparato il campo per l’incontro  tra diversi in una società, come quella che già negli anni Trenta del secolo scorso, stava manifestando un accentuato pluralismo sociale, ma molto diverso da quello medievale, un pluralismo basato sulla libertà sociale  e personale.  A queste virtù, i cattolici democratici che pensarono la riforma sociale negli anni Quaranta del  Novecento, aggiunsero quella della competenza, e questo si deve essenzialmente all’influsso formativo sui rami intellettuali dell’Azione Cattolica di Giovanni Battista Montini, alla cui scuola, negli anni Trenta, si erano educati all’animazione sociale e politica i giovani universitari. Montini tradusse per loro Umanesimo integrale.

  Ai tempi nostri, quando in Italia  parliamo di leadership e di leader  abbiamo in mente gli attuali capi populisti: non riteniamo più che un popolo possa, senza un capo che in qualche modo lo impersoni in società, essere attivo. Questo manifesta un certo declino della capacità democratica della nostra società e un pericoloso scivolamento verso concezioni populiste  che furono anche del fascismo mussoliniano. In questo modo di pensare, il capo (si pensa sempre a un maschio) non è scelto  dal popolo, ma ne emerge e il popolo lo segue riconoscendosi, ma anche  riconoscendolo  non con un processo ragionevole ma emotivamente, quasi dal suo odore. Il capo, infatti, ha l’odore del suo popolo: a rifletterci bene questo non ha molto senso, tranne il fatto appunto di escludere un processo democratico di scelta, quindi dal basso.  E certamente in Italia abbiamo molti candidati leader, ma poca leadership  in senso maritainiano, anzi la storia recente ci mostra leader, tali qualificatisi, che alla formazione  all’azione sociale, grazia, carità, competenza, hanno dato poco rilievo. Questo perché non producono voti e non li producono  perché, appunto, negli ultimi decenni, si è fatta veramente poca formazione popolare alla democrazia, quindi abbiamo ora una società che non sa scegliere democraticamente, che non significa solo far convergere voti a favore di un candidato capo, ma mantenere la capacità critica verso di esso, non trasferirgli  ogni potere, continuare a fare politica popolare tra un’elezione e l’altra.

  L’Azione Cattolica è rimasta tra i pochi agenti sociali a fare quel tipo di formazione, fin dai bimbi. Questo spiega perché, ora che le cose si stavano mettendo veramente male, ecco che vediamo più cattolici democratici ai vertici dello Stato. Li riconosciamo subito, non dal loro odore, ma da come agiscono e da quello che dicono e scrivono.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli