sabato 13 marzo 2021

Non basta la religione

 

Non basta la religione

 

   Non basta la religione per costruire una società migliore. Questo ci insegna la storia. Può essere questa la ragione per la quale nella nostra formazione religiosa di base la storia semplicemente non c’è?

  Aggiungo: nessuna  religione è mai bastata, la nostra come tutte le altre, sebbene la religione sia stata e sia ancora un fattore di coesione sociale. E, quanto alla nostra religione, non è questione di com’era prima e di come è adesso, di un modo delle origini e di uno che ha risentito degli sviluppi delle società in cui si affermava, di una via giusta e di una via sbagliata: non  è mai bastata, comunque essa sia stata. Nessuna  riforma  è mai stata quella definitiva, ma anche nessuna forma storica si  è dimostrata a lungo e in tutto soddisfacente, tanto da far dire che, in religione,  bisogna sempre riformare.

  Definiamo società migliore. Quando se ne parla, la si compara ad un'altra che sarebbe meno buona  di quella che si idealizza come migliore. Può trattarsi di società del passato, o di complessi di società del passato denotanti un’epoca: ad esempio la romanità repubblicana  e quella imperiale; ll Medioevo  rispetto all’antichità. Ma anche, e più spesso, di una società esistente nella contemporaneità e di un’altra  ancora da costruire, che si sta progettando. Sempre, però, per descrivere ciò che fa di una società quella migliore,  si parte da quello che non soddisfa in un’altra società, dai problemi della società che, rispetto all’altra, è considerata peggiore. In questo, anche quando si parla del passato, si è  in fondo rivolti al futuro, perché è cruciale il punto di vista di chi giudica e stabilisce i criteri della comparazione essenzialmente per orientarsi nella  sua  società. Da un punto di vista semplicemente storico o antropologico o sociologico ha infatti poco senso  stabilire quale società sia migliore  di un’altra, quanto invece descrivere realisticamente le dinamiche sociali nel tempo, quindi le società così come effettivamente sono, come si modificano e come interagiscono. Le religioni ne fanno parte, tutte, e infatti evolvono con le società in cui si manifestano e da esse sono caratterizzate. Ne sono istituzioni  come il diritto e servono a dar loro una certa stabilità: per questo possiamo riconoscere loro la funzione  di elementi di coesione sociale. Ma, come il diritto, cambiano a seconda delle esigenze di coesione delle società di riferimento. Questo anche se in genere concepiscono se stesse come eterne, risalenti agli avi, portato di tradizioni antiche avvalorate dalla loro vetustà, nel caso della nostra da duemila anni di storia, un tempo che ci pare tanto lungo comparato alla durata delle nostre vite, ma che è solo un’istante nell’evoluzione della nostra specie umana e un tempo comunque breve in quella delle civiltà. Ai tempi nostri idealizziamo la società migliore  come quella che è in grado di mantenere la pace a livello globale preservando l’ambiente da contaminazioni irreversibili e, alla lunga, terminali. Sosteniamo che questa è la via che è anche insegnata dalla nostra religione e, anzi, da tutte  le religioni, che potrebbero e dunque dovrebbero coalizzarsi per la riforma sociale per migliorare  il mondo in quella direzione. Ma è una via molto recente, che risale più o meno agli anni Cinquanta del secolo scorso, nelle ideologie sociali e politiche correnti e anche nella nostra religione. La nostra sta esercitando un’influenza in quel senso  anche su altre religioni, che ancora vi erano piuttosto distanti o ne rimanevano indifferenti. Storicamente la nostra religione è stata però usata per giustificare forme di violenza estrema, addirittura genocida. Ma come può essere stato e come può essere, tenendo presente il nucleo centrale del vangelo, che di solito si individua nella misericordia? Può essere perché la nostra è stata ed è una religione, vale a dire una manifestazione sociale, e, come religione, ha assunto le caratteristiche culturali prevalenti delle società in cui si affermò, stabilite, come è ovvio, dai ceti dominanti in esse. E questo pur veicolando nei secoli il vangelo come forza di critica sociale e di conversione personale, per cui non è stata solo  forza di conservazione o di reazione, ma anche di riforma sociale. Questa sua ambivalenza, essenzialmente tra conservazione e riforma, la rende instabile, genera tensioni al suo interno e con la società intorno e dunque non le basta essere religione, anche di impronta evangelica, per far pace  come ora vorrebbe. In passato il far pace, come oggi lo intendiamo, nel senso di consentire la coesistenza delle differenze, fu addirittura ritenuto eretico e si puntava a far pace  eliminando diversità e dissenzienti, a cominciare dalle altre religioni e dai loro fedeli, tutte assimilate nella concezione squalificante di pagani.

  Storicamente gli stragisti cristiani ebbero tra le mani i Vangeli e si presentarono come emissari dell’Altissimo, plenipotenziari del Verbo, inviati per eradicare il male dalla Terra combattendolo in armi e con la cultura al servizio della polizia ideologica e politica. Una virulenza che risale addirittura alle origini, che furono piuttosto burrascose secondo dinamiche che vediamo manifestarsi chiaramente anche negli scritti biblici che narrano la vita delle nostre prime comunità. L’epoca detta  apostolica, nei primi decenni dalla morte del Maestro, fu tutt’altro che pacifica e veramente non capisco come fanno a definirla migliore  o come esemplare quelli che la idealizzano contro la nostra. Ma come ci volle veramente  il Maestro? Non c’è mai stato accordo su questo e ancora non c’è. Anche nelle realtà di prossimità e nelle piccole cose  è così. Ecco, ad esempio, che da noi abbiamo accolto con favore la risistemazione di Largo Val Santerno con l’ampliamento del sagrato e a poche centinaia di metri ci si combatte tra i fedeli che vogliono impedirne una simile e altre formazioni dei quartiere, tanto che l’altro giorno è dovuta intervenire la Polizia. Ma non va meglio anche nella nostra parrocchia tra chi la vuole in un modo e chi in un altro, e tutti pensano di avere ragione e di essere approvati dal Cielo, e, anzi, di più, che gli altri siano delle specie di eretici. In questo effettivamente prendiamo esempio dalle origini.

  Mi piacerebbe credere che le religioni, come ora si dice, siano, oltre che fattori di coesione, anche   strumenti di pace, ma la storia mi disillude. E illudermi non rientra nei miei doveri di cristiano. Però, da cristiano, posso effettivamente volere la pace, e trovarne motivazioni nella mia fede. Non è difficile, se ci si basa sul vangelo e sull’esempio del Maestro. Egli del resto non volle fondare una nuova religione,  né ci ordinò ad esempio, per ragioni religiose, di conquistare Gerusalemme e Roma,  o qualsiasi altra potenza (naturalmente in religione la si intese poi diversamente). Finché visse si manifestò religioso secondo l’ebraismo del suo tempo e del suo ambiente sociale, nella Palestina del primo secolo. Fu tuttavia forza critica in quella religione, in modo però da esserlo, in fondo, nei confronti di ogni  religione ma anche di ogni  società. In questo la sua perenne attualità, ora e sempre, come si suol dire. Il ritorno al suo insegnamento, la sua centralità,  è stato il veicolo culturale della riforma religiosa attuata tra noi negli anni Cinquanta e Sessanta e culminata nel Concilio Vaticano 2° (1962-1965). 

 Religione, vangelo: di solito siamo abituati ad assimilarli, ma non sono la stessa cosa. Quando ha prevalso la religione a scapito del vangelo è finita sempre male. Il secondo sembra non poter esser vissuto senza indurre una certa religione, che è fatta di liturgia come anche di edifici, chiese e chiesone, libri, organizzazioni, ministeri e via dicendo. Ma strumentalizzando il vangelo a fini di potenza sociale la religione appare poi senz’anima e allora, su base evangelica, se ne comincia a pensare una migliore. Così, in definitiva, non è questione di tornare alla  religione, alla nostra, ad altre, o alla religione della non-religione, l’agnosticismo, l’ateismo, perché tutto questo non basta, ma di riscoprire il vangelo, come in genere ci consigliano le nostre grandi anime.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli