venerdì 1 gennaio 2021

Anno nuovo. Un augurio

Luca della Robbia - Annunciazione - Santuario della Verna  - le Potenze del Cielo in attesa del "sì" di Maria (dall'omelia di oggi della messa delle nove)


Anno nuovo. Un augurio

 

 La festa per il nuovo anno è un rito di passaggio legato a concezioni magiche.

 La magia è importante nelle culture umane.

 Si parte dall’idea che la natura sia in gran parte fuori del nostro controllo, compresa la nostra fisiologia. Ma che non sia solo meccanismo,  bensì qualcuno con uno spirito come noi, con i nostri stessi sentimenti. Una potenza superna personalizzata, eccentrica e bizzosa, desiderante e disperante, come noi. Il rito serve ad accattivarsela. Il rito consiste nel fare, dire, bere, mangiare secondo certi protocolli, di solito ricevuti da una tradizione, quindi dal passato. Sono legati ai culti degli avi. Evolvendosi le culture, agli avi subentrano classi sacerdotali.

 Gli attuali riti europei per celebrare l’anno nuovo hanno assunto essenzialmente carattere magico, come in altre culture, ad esempio quella cinese. Intendono propiziare la fortuna. Ma sono anche un’occasione per fare festa in modo particolarmente intenso. Se non è possibile inscenarla, come di questi tempi,  se  ne sente deprivati e si teme per il futuro.

 La tradizione del Capodanno degli europei, però, originò dall’esigenza di celebrare quello che gli storici contemporanei definiscono un passaggio di fase. Scaturì da sviluppi ideologici manifestatisi intorno al Quinto secolo della nostra era. A quell’epoca si individuò un importante passaggio di fase del passato che si pensò essere avvenuto cinque secoli prima. Va detto che i contemporanei, a quell’epoca remota, lo avevano in genere ignorato, salvo che in cerchie piuttosto ristrette di adepti, e in fondo nemmeno lì con le caratteristiche culturali della tradizione successiva.

 Un passo importante per la costruzione di questa linea di pensiero si ebbe ad Efeso, in Asia minore, nel Quinto secolo, durante un’assise di sapienti. Fu allora che un dotto egiziano, tale Cirillo da Alessandria in Egitto (un tipo che andava per le spicce, energico dicono i suoi ammiratori; fu anche sospettato di essere il mandante dell’atroce assassinio della filosofa  sua concittadina  Ipazia) riuscì con un colpo di mano a porre una base importante per questa tradizione. Approfittando del fatto che i suoi contraddittori erano stati trattenuti dal mare in tempesta, riuscì a far approvare sbrigativamente, anche dall’imperatore romano  allora in carica in Grecia, una delibera che rendeva inutile ogni rito magico, per essere l’umano irrevocabilmente unito alle potenze superne e queste incondizionatamente benigne. Ma come può essere? Detto così sembra assurdo. Ed in effetti così sembrava a molti. Ad esempio ai romani di Roma che però finirono con l’accettarlo, e ai siriani di Antiochia che animavano un importante centro culturale, i quali finirono con il condividerlo  dopo due anni. Applicando queste nuove concezioni con sguardo retrospettivo, ecco poi l’idea di una nuova era, con relativo calendario. Della data esatta dell’evento fondante non era stata però tramandata memoria, quindi ci si affidò a congetture, che oggi riteniamo imprecise. Quel fatto si pensa ora sia accaduto da quattro a sei anni prima della data stimata di inizio della nostra era. Ma in queste cose la precisione non conta molto, per cui si è lasciato tutto com’era, e quindi oggi inizia l’anno 2021, secondo quel computo.

  Del resto, quando è iniziato veramente quest’anno? Si è celebrato un inizio per ogni fuso orario e, se io avessi deciso di celebrare secondo quello di Tokyo, anticipando, avrei sbagliato? Non abbiamo ancora in uso civile la data stellare del Diario del capitano della saga di Star Trek. Ma i miti umani non richiedono una precisione globale, la loro magia è in fondo sempre legata a civiltà del passato, piuttosto confinate, come anche ora ciascuno di noi e i suoi mondi vitali.

  Oggi, nello speciale rito a loro dedicato, viene spiegato agli attuali seguaci di quell’antica tradizione di Efeso, che cosa significa quello che fu deliberato in quel consesso e che ancor oggi viene creduto e proclamato. Si evoca un fatto naturale, una maternità. Il futuro e il suo fondamento ci starebbero tra le braccia come un bimbo neonato. Non ci devono fare paura, come certi bizzosi spiriti delle mitologie del passato. La natura, la spietata natura, non sarebbe l’ultima parola su di noi. Quel bimbo, crescendo, ci riconoscerà e ci amerà  come i bimbi  i genitori. Ci libererà anche dalla magia e dai suoi riti. Inutili, ormai. Anzi si pensa che tutto questo sia già accaduto, irrevocabilmente, per sempre, anche per ciascuno di noi.  Come noi ora lo teniamo tra le braccia, così accadrà a noi. Questo fonda una nuova etica, un nuovo modo di stare in società, perché si pensa che nessuno sia escluso o preferito.

 Ma, in fondo, questa storia non ricorda le narrazioni di quell’altra festa di qualche giorno fa, centrata su Santa Claus e un nuovo nato? Beh, sì, solo che Santa Claus, la sua attuale tradizione, è ora permeata di magia, egli infatti è immaginato come uno spirito magico. Non ci libera veramente se non nei riti festivi e, in particolare, proprio nel rito. La tradizione del bimbo è invece quella di un vero bimbo, decisero a Efeso. L’umano sarebbe capace di manifestare in lui e in noi il fondamento. Nell’umano, anche nel nostro umano, ci sarebbe più di ciò che si vede, ma non sarebbe fatto dei mostri della mitologia dei tempi antichi, ma di ciò che chiamiamo nostro spirito, un prodotto della mente non della magia, quindi della natura, certo, ma insieme più della semplice natura, così come ci appare ogni nuovo nato che teniamo tra le braccia. Intuiamo più che vedere, così speriamo più che dominare, come invece ci si illude di riuscire a fare nei riti magici. In questa concezione, il rito è sostituito dal prendersi cura.

  La festa ci è forse mancata, questo Capodanno, ma non era, in fondo, l’essenziale. Finché ci sarà possibile prenderci cura del futuro, così come facciamo da genitori, possiamo pur sempre sperare. Questo l’augurio che vi formulo per quest’anno nuovo.

Mario Ardigó