venerdì 25 settembre 2020

Popolo di fede

 

Popolo di fede

 

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IL 17 ALLE 17! 

Le riunioni del gruppo AC San Clemente in presenza, in parrocchia, riprenderanno nel mese di ottobre, in data che sarà comunicata su questo blog e, ai soli soci, anche per  posta ordinaria.

 La prima riunione on line, con l’applicativo Google Meet, si terrà sabato 17 ottobre, alle ore 17. Per partecipare:

a)acquisire un account Google;

b)inviare a mario.ardigo@acsanclemente.net una email comunicando il proprio nome, la email usata per registrarsi su Google e  con la quale si vuole partecipare, la propria parrocchia e i temi di interesse.

 A chi ha richiesto di partecipare verrà inviato via email il codice di accesso.

I dati delle persone non iscritte al gruppo di AC San Clemente verranno cancellati dopo ogni riunione e dovranno essere nuovamente inviati per partecipare alla riunione successiva.

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Le idee di popolo e di nazione  sono di nuovo al centro del dibattito pubblico. Ne ha scritto anche il Papa. Vi propongo di iniziare a discuterne anche tra noi. I testi di riferimento per il confronto sono  la sintesi dei temi politici  dell’enciclica Laudato si’  che pubblicato sul blog acvivearomavalli.blogspot.com (nei post del 18 e del 22 settembre, e, comunque, l’intera enciclica per chi la conosce meglio, leggibile su

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

 

Nel post del 22 settembre scorso, "AC SAN CLEMENTE - 1° RIUNIONE CON GOOGLE MEET",  il programma dettagliato e tutte le istruzioni per partecipare

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  Ci tengo a spiegare il senso dell’incontro di sabato 17 ottobre. che si terrà in Google Meet  dalle 17 alla 18:30. Il tema proposto è: “Come siamo popolo?”. Non “Che cosa è  il popolo?” o “Come dovrebbe essere il popolo?”.

   Quella di popolo si è sviluppata come concezione religiosa e poi giuridica. Ora è religiosa e giuridica. Non, ad esempio, sociologica o antropologica. La sociologia studia le dinamiche sociali; l’antropologia le culture umane, i modi sociali di essere umani. Per sociologia e antropologia quello di popolo è un concetto poco accurato: nelle scienze che studiano la natura e la società si parte dalle osservazioni della realtà, ma nella realtà il popolo  non c’è. Ci sono le società così come ci appaiono, composte da strati sociali che le dividono, le attraversano, si scontrano, si combinano, si fondono, si separano, a seconda delle dinamiche sociali. Ci sono individui e gruppi, con certe caratteristiche antropologiche. La scienza studia partendo dal basso, il concetto di popolo  cala invece dall’alto. Nella ricerca scientifica, il pensiero formale, quello che crea concetti, cerca di adattare i concetti  alla realtà; nel campo religioso e giuridico, invece,  si tenta di adattare la realtà ai  concetti.

 Pensare  realisticamente  i popoli secondo le immagini  che ne propongono le religioni e il diritto delle società va oltre le facoltà cognitive dell’essere umano, nella sua biologia, che comprende anche capacità mentali su basi neurologiche. Da questo punto di vista, si ritiene che un umano possa  pensare  al più circa 150 relazioni con altre persone. Noi agiamo sempre in  teatri  sociali molto limitati. Tutto ciò che va oltre  è una massa confusa di gente  nella quale non riusciamo a cogliere le individualità se non avvicinandoci a contesti limitati, ad un certo gruppo  di persone. Su questo si basa la magia  del teatro e del cinema: si può rendere l’idea  di masse umane con pochi attori sulla scena. Non ne cogliamo l’incongruenza, perché la nostra realtà cognitiva è appunto quella.

  Quando il Papa si affaccia dalla finestra del suo ufficio che dà su piazza San Pietro all’Angelus della domenica vede solo una massa  di individui: non gli è possibile coglierli ognuno nella propria realtà personale. Ma anche per i fedeli nella piazza è un po’ lo stesso. Vedono una figura umana, sentono la sua voce, ma non possono cogliere il Papa nella sua individualità: gli sono troppo lontani. La nostra vita è fatta di relazioni personali ravvicinate. Questo perché, come ci avvertono gli esperti di psicologia cognitiva e di neuroscienza, la nostra mente ha una base biologica che risale a circa 200.000 anni fa e, da allora, non è cambiata molto.

  Con il progresso delle tecnologie informatiche si cerca di superare questi limiti cognitivi e di avvicinarsi a ciò che si riteneva proprio degli dei: conoscere tutti nella loro individualità personale. Questo perché ciò darebbe un potere enorme sulle società umane: è un risultato che in Occidente si è già prodotto,  su scala ancora non generale ma comunque abbastanza vasta, nelle attività di influenza dei consumatori e dei corpi elettorali. Sistemi automatici hanno imparato a parlare  a ciascuna delle persone sulle quali chi gestisce il sistema vuole influire, ma parlando  nello stesso alle persone come componenti di una società, in modo da influenzare l’agire sociale di moltitudini. In questo lavoro l’idea di popolo non è utile. La tecnologia informatica, combinata con la psicologia, la sociologia e l’antropologia, fa emergere gli  strati sociali  di cui una società è composta, per influirvi. Per certi versi quello di popolo è un concetto di natura mitologica, vale a dire una narrazione che combina aspetti di realtà con elementi emotivi, in modo da rendere l’idea, non di  ciò che è, ma di ciò che si vorrebbe fosse.

  Vediamo in questi giorni i grandissimi stormi di storni sulla nostra città. Improvvisamente si levano in alto e cominciano a girare tutti insieme e sembra che cerchino una direzione: ad un certo punto partono tutti insieme. Stormo,  una parola dal gergo militare è passato alla biologia. Indica una moltitudine inquadrata  e orientata. Popolo ha un significato simile: ecco perché nasce dal gergo religioso e giuridico. In entrambi quei campi si fa questione di autorità e di obbedienza. Vi sono stati tempi in cui popolo  era chi obbediva e altri nei quali il popolo  si faceva motore dell’agire sociale, era un società in movimento ordinato verso un fine. Quando Giuseppe Mazzini, rivoluzionario irredentista italiano (1805/1872), propose il motto Dio e popolo era in quest’ultimo senso che intendeva il popolo.

  L’idea di popolo  fu al centro del dibattito sviluppatosi nella Chiesa cattolica durante il Concilio Vaticano 2°, che si svolse a Roma, nei palazzi del Vaticano, tra il 1962 e il 1965 e che deliberò una marcata riforma  della nostra Chiesa, rimasta in gran parte inattuata. Si volle indurre un cambiamento dell’essere popolo nella nostra Chiesa, da moltitudine obbediente,  resa popolo proprio da quell’essere sottomessa  al dominio di un sistema di autorità, a moltitudine motore della storia, per indurre un mutamento sociale radicale, secondo l’idea di agàpe salvifica, in una società sottomessa  alla violenza sociale, economica, politica, a partire dalle singole persone per estendersi come un incendio a tutti gli ambienti, fino a modificare le strutture sociali di potere dominanti. L’agàpe,  termine del greco antico che è al centro delle narrazioni evangeliche e che richiamava originariamente l’idea di un lieto convito, è una forma di convivenza libera dalla violenza e dall’oppressione.  

 Ora, a noi, per crescere in una fede che sia capace di pensiero sociale e dunque di attivismo sociale, di pensiero orientato all’azione sociale secondo la missione dell’Azione Cattolica, non serve approfondire più di tanto il concetto di popolo  sotto il profilo religioso o giuridico, quanto capire se il nostro modo di vivere la fede comprenda, e come, un essere popolo, e anche come si manifesti, nella pratica del nostro vivere quotidiano,  questo essere popolo. Ci sentiamo e agiamo come popolo sottomesso ad autorità o, anche  o invece, popolo motore della storia? Come interpretiamo questo nostro essere popolo  secondo la nostra  vita di fede religiosa (secondo la nostra teologia pratica, per ora senza considerare la dottrina, quella teologia semplificata che ci insegna come obbedire alle autorità religiose)? Il nostro essere popolo è in qualche modo legato alla nostra fede e come?

 Una versione di questo proposito di riforma, che implica una proposta di essere popolo e di considerare come popoli  le masse che animano le società umane, si trova nel magistero di Papa Francesco, regnante nella nostra Chiesa dal 2013. Una sintesi efficace si trova nel libretto  di Roberto Repole “Il sogno di una Chiesa evangelica - L’ecclesiologia di papa Francesco”, del quale sto pubblicando delle sintesi (trovate quelle dei  primi due capitoli nel post del 23 settembre scorso).