giovedì 24 settembre 2020

Sull’idea di popolo

 Le riunioni del gruppo AC San Clemente in presenza, in parrocchia, riprenderanno nel mese di ottobre, in data che sarà comunicata su questo blog e, ai soli soci, anche per  posta ordinaria.

 La prima riunione on line, con l’applicativo Google Meet, si terrà sabato 17 ottobre, alle ore 17. Per partecipare:

a)acquisire un account Google;

b)inviare a mario.ardigo@acsanclemente.net una email comunicando il proprio nome, la email usata per registrarsi su Google e  con la quale si vuole partecipare, la propria parrocchia e i temi di interesse.

 A chi ha richiesto di partecipare verrà inviato via email il codice di accesso.

 I dati delle persone non iscritte verranno cancellati al momento dell’invio della email con il codice di accesso. 

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Sull’idea di popolo

 

 Ho proposto di incontrarci in Google Meet, il prossimo 17 ottobre alle 17, per dialogare  su “Come siamo popolo”. Nella mia prospettiva, il metodo  è importante quanto il tema. Il metodo  è quello del dialogo democratico. Il tema, quello di  come si  è popolo, mette in questione la convivenza democratica, perché si può essere popolo  anche in altri modi.

  Dialogo democratico  significa che ci si impegna a non limitarsi a  dire la propria, come accade spesso quando si parla insieme in un gruppo, ma ad agganciarsi  alle argomentazioni proposte dagli altri, per condividerle, integrarle o confutarle. In modo che poi, alla fine, sia possibile fare una sintesi  del dibattito, proprio per quei legami  che ciascuno ha tessuto con gli altri. Questo significa ripudiare l’argomento  secondo me, che taglia fuori gli altri e sviluppare ragionamenti che cerchino condivisione ragionata   anche al di fuori della propria soggettività.

  Ogni persona ha determinate conoscenze, quindi sa. Ma il valore di ciò che sa viene dimostrato nel confronto ragionato con altre persone. Nessuno può sapere tutto: questo è un limite cognitivo di cui non sempre si ha consapevolezza. E ciò che si sa  potrebbe presentare insufficienze o incongruenze: la nostra mente è esposta a vari tipi di inganni cognitivi, in particolare per il ruolo che vi ha l’emotività. Dialogando si pensa meglio e si aumenta il patrimonio delle proprie conoscenze. Il sapere infatti può passare dall’una all’altra persona mediante il linguaggio, che si attiva nel dialogo. A dialogare  si impara, e lo si impara essenzialmente facendone tirocinio. Questa sapienza del dialogo è oggi poco diffusa, così spesso incontrarsi per parlarsi non risulta  molto produttivo. Ciascuno, allora,   utilizza l’argomento della propria autorità, se ne ha, o quello del secondo me, e non è disponibile a mettere alla prova della argomentazioni altrui le proprie convinzioni. Nell’incontro che ho proposto, si vorrebbe scegliere, invece, la via dell’argomentazione razionale e del confronto. Come organizzatore della riunione, vi proporrò indicazioni su questo metodo e vorrò ascoltare ciò che osserverete in merito.

  L’idea di popolo  ha avuto uno sviluppo storico e varia, in una stessa epoca, di società in società e di contesto in contesto.  Divenne molto importante per la nostra fede fin dalle origini.

   Per il Maestro, “popolo” era innanzi tutto quello degli israeliti della sua epoca, ai quali disse di essere stato mandato innanzi tutto. Essi concepivano loro stessi come popolo in quanto legati dall’etnia, da costumi religiosi e di altro genere, da un rapporto particolare con il territorio, tra il Mediterraneo a occidente, il Libano e la Siria al nord,  il fiume Giordano a oriente e il deserto a sud, nel quale si erano insediati storicamente, e dalla consapevolezza di una predilezione divina che determinava un comune destino.

  E poi c’erano tutti gli altri popoli della terra, ai quali, ad un certo punto il Maestro inviò i suoi seguaci, per farne dei discepoli, e quindi perché venisse insegnato  loro tutto ciò che egli aveva comandato.

  I primi cristiani, presto, ritennero anch’essi di essere diventati un popolo, come gli israeliti, salvo che per la relazione con un certo territorio. Roma e Costantinopoli non divennero mai per i cristiani ciò che era Gerusalemme per gli ebrei. I Cristiani si figurano una nuova Gerusalemme che scenderà dal Cielo. E immaginano di essere amati dal Creatore, non prediletti tra gli altri popoli.

  Nello sviluppo storico delle teologie cristiane questo popolo doveva espandersi in tutto il mondo. Come si sarebbe dovuto relazionare con gli altri popoli? Il rapporto poteva pensarsi come  conflittuale,  di assimilazione, di coesistenza nella separazione, di dominio. Tutte queste modalità si manifestarono negli eventi politici nei quali i cristiani vennero coinvolti nella loro lunga storia. La nostra fede, dal Quarto secolo, manifestò evidenti connotati politici, vale a dire che influì sul governo delle società in cui era immersa. Presto la relazione prevalente diventò quella di dominio.

 Dal Secondo millennio quel dominio fu teorizzato come sostenuto da una struttura istituzionale paragonabile a quella delle società civili, ma distinta da esse. In relazione a questa istituzione, il popolo, come nelle società civili, venne concepito come la massa dei governati, delle persone soggette all'autorità istituzionale. Con il formarsi degli stati europei, che divennero modello per analoghi processi nel mondo colonizzato dagli europei, dal Cinquecento quella struttura istituzionale venne considerata analoga a un stato, quindi come una società organizzata, visibile, religiosa, con poteri propri di una società perfetta e sovrana,quindi  con leggi proprie, con autorità proprie, con mezzi e fini propri, resa omogenea  da quelle leggi e autorità proprie, con un popolo  costituito dagli individui, dalle famiglie dagli altri gruppi soggetti a quel potere istituzionale.

 Nell’Ottocento, con il formarsi in Europa delle ideologie basate sulle nazioni, vale a dire sulle popolazioni considerate accomunate per elementi etnici, linguistici, storici e destinate a ricadere sotto l’autorità di istituzioni di dimensione nazionale, il popolo  fu visto progressivamente come fonte della legittimazione  all’esercizio del potere politica, insieme o in sostituzione di quella sacrale  evidenziata dalla diciture “Per Grazia di Dio” sulle deliberazioni delle autorità sovrane. Questo processo, però, non riguardò, se non in minima parte. la Chiesa cattolica come istituzione, nella quale, ed è la situazione di oggi, il popolo  è ancora prevalentemente presentato nella condizione di gregge  nei confronti dei Pastori, che governano l’istituzione, anche se gli viene riconosciuta un virtù singolare, per la quale non potrebbe ingannarsi quanto alle verità di fede.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.