sabato 26 settembre 2020

Difficile immaginare il popolo

 

Difficile immaginare il popolo

 

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IL 17 ALLE 17! 

La nostra chiesa parrocchiale, cuore delle Valli 

Le riunioni del gruppo AC San Clemente in presenza, in parrocchia, riprenderanno nel mese di ottobre, in data che sarà comunicata su questo blog e, ai soli soci, anche per  posta ordinaria.

 La prima riunione on line, con l’applicativo Google Meet, si terrà sabato 17 ottobre, alle ore 17. Per partecipare:

a)acquisire un account Google;

b)inviare a mario.ardigo@acsanclemente.net una email comunicando il proprio nome, la email usata per registrarsi su Google e  con la quale si vuole partecipare, la propria parrocchia e i temi di interesse.

 A chi ha richiesto di partecipare verrà inviato via email il codice di accesso.

 I dati delle persone non iscritte al gruppo di AC San Clemente verranno cancellati dopo ogni riunione e dovranno essere nuovamente inviati per partecipare alla riunione successiva.

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Le idee di popolo e di nazione  sono di nuovo al centro del dibattito pubblico. Ne ha scritto anche il Papa. Vi propongo di iniziare a discuterne anche tra noi. I testi di riferimento per il confronto sono  la sintesi dei temi politici  dell’enciclica Laudato si’  che pubblicato sul blog acvivearomavalli.blogspot.com (nei post del 18 e del 22 settembre, e, comunque, l’intera enciclica per chi la conosce meglio, leggibile su

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

 

Nel post del 22 settembre scorso, "AC SAN CLEMENTE - 1° RIUNIONE CON GOOGLE MEET",  il programma dettagliato e tutte le istruzioni per partecipare

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 Popolo si è un po’ come gli stormi  degli uccelli: una massa orientata, che va verso una direzione e ci va tutta insieme. Ma gli stormi  di uccelli, per quanto numerosi, e talvolta come accade a Roma con gli storni molto numerosi, non sono mai tutto, anzi tutti. L’idea di popolo va molto più in là di ciò che si vede. Ciò che non si vede, si cerca di immaginarlo, e qui soccorre il mito, soprattutto per evocare la direzione di quelle moltitudini che chiamiamo popoli. Il problema è che proprio non ce la facciamo ad immaginarci veramente  una moltitudine come un popolo, ad esempio quella del popolo italiano. Alla fine ciò che ci appare nella mente è un po’ sempre una folla e poi, in essa, dei gruppetti o addirittura degli individui che prendiamo come simboli del popolo a cui appartengono.

  Nei miti che riguardano il popolo è su quei simboli che riversiamo attributi emotivi e, allora, la nostra immagine di popolo finisce per risentirne, perché una persona la collega, ad esempio, a Giuseppe Mazzini, un’altra al Cavour e un’altra ancora al Papa Pio 9°, che di Mazzini e Cavour fu un duro avversario. Infatti, se ci avviciniamo a una società, l’indistinzione che caratterizza in genere l’idea di popolo, come gruppo che comprende tutti,   svanisce e ci si manifesta la realtà delle società umane, che sono fatte di gruppi in interrelazione tra loro per questioni di interesse, vale a dire per le direzioni che prendono e che a volta li portano a collidere continuando a fronteggiarsi, altre a fondersi, altre a separarsi, e, infine, recuperata precariamente una certa stabilità pacati i conflitti, spesso a porsi in una gerarchia, dove c’è chi domina  e chi è dominato, e rimane una tensione tra loro.

 Le narrazioni evangeliche in questo non ci soccorrono. Raccontano, infatti, di un piccolo gruppo, in posizione blandamente anarchica, quindi non rivoluzionaria,  nei confronti dei poteri costituiti al suo tempo, che provoca dinamiche piuttosto fluide intorno a sé. Non vediamo costituirsi, dalla sua azione sociale,  posizioni di potere stabilizzate che inducano il sorgere di un popolo. Lo avvicinano folle, tra le quali poi si stagliano alcune persone che interagiscono con il Maestro e i discepoli in una relazione interpersonale, con effetti riflessi sulla società, ma non politica in senso proprio. Come negli episodi della moltiplicazione prodigiosa del cibo, dai quali non origina un’organizzazione sociale: finito l’episodio le folle e i discepoli con il Maestro si separano.

 Compare il popolo  nell’inchiesta di Pilato sul Maestro, quando gli fu portato prigioniero invocando che fosse giustiziato. Vennero le autorità e il popolo, ma certamente non c’era tutta la gente della città e nemmeno tutti gli israeliti, e quindi quel “popolo” non era veramente il popolo. C’erano i capi religiosi e una folla orientata contro il predicatore detenuto: quest’ultima popolo  in quanto soggetta ad un’autorità, quindi “stormo”, nel senso originario di brigata combattente secondo ordini ricevuti. Non è il popolo come oggi cerchiamo di figurarcelo quando usiamo quella parola.

  «Sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome» [nel Vangelo secondo Matteo, capitolo 2, versetto 9]. Ecco, qui la parola popolo  appare usata nel senso in cui oggi la intendiamo. In questo contesto, però, si prevede una dinamica conflittuale, che in alcuni casi si è prodotta, soprattutto alle origini, ma poi è mutata in quella di assimilazione e dominio, con l’inculturazione dei cristianesimi in Asia, Europa e poi in tutto il mondo, processo di scontro che però in certi posti è senz’altro ancora vivo, e allora ci immaginiamo popolo oppresso da altri popoli senza mai veramente riuscire a figurarci l'inverso. La situazione italiana di oggi non è certamente quella del conflitto, tanto che la Repubblica finanzia in maniera imponente la nostra Chiesa ed è rimasta legata ad essa con trattati molto importanti e impegnativi noti come Patti Lateranensi, conclusi del 1929 dal Regno d’Italia e revisionati  in era repubblicana nel 1984. Il nostro problema però è quello di capire se l’essere popolo  abbia anche un significato per la nostra fede e, in particolare, per la missione di evangelizzazione: quell’essere inviati. A chi?

 « “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".», così traduce  CEI 2008 Mt 28, 18-20, dal testo in greco antico.

« “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"», così tradusse CEI 1974 lo stesso passo.

 E così, la TILC  - Traduzione interconfessionale in lingua corrente, togliendo di mezzo “popoli” e “nazioni”: « “Perciò andate, fate che tutti diventino miei discepoli; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; 20 insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo”».

 Il testo greco, dove quelle versioni traducono popoli, nazioni e tutti, ha πάντα τὰ ἔθνη, che si legge pànta ta ètne: la prima parola significa tutte, la seconda le, e la terza, che è all’origine della parola italiana etnia,  nel  greco antico significava sostanzialmente stirpi, genti legate dalla convinzione di una comune discendenza, ma, nella Palestina al tempo del Maestro, veicolava il concetto di genti straniere rispetto ai Giudei, come si chiamavano tra loro gli  ebrei rimasti in Palestina dopo l’Ottavo secolo dell’era antica, quando molti altri vennero deportati altrove.

E’thnos non è equivalente alla parola greca dèmos, che compone la parola italiana democrazia, tanto importante nelle nostre ideologie politiche. I greci antichi fecero delle loro etnie dei popoli-dèmos, costruendo costituzioni attraverso la politica, che è il governare il popolo-dèmos, mentre la democrazia è il popolo che governa se stesso. In definitiva, il popolo-dèmos emerge dalle etnie mediante la politica. L’etnia richiama prevalentemente gli aspetti naturali dei gruppi umani, il popolo  quelli culturali, tra i quali principalmente la politica.

  Ecco che il greco imparato poco e male al liceo, per la mia qualità di pessimo studente, ora mi torna utile nella mia meditazione religiosa. Ma essa naturalmente è veramente infima cosa rispetto alla letteratura immensa che su ogni parola dei Vangeli è stata prodotta, e nessuna persona umana può ormai dominarla.  Nondimeno quella meditazione rimane uno dei principali doveri religiosi, la nostra spiritualità si fonda su di essa: affrontarla nel dialogo vero la arricchisce, oltrepassando i nostri limiti individuali, che sono anche del sapiente: nessuno riesce ormai a sapere tutto. Da qui l'utilità di incontri come quelli che abbiamo programmato, delle nostre riunioni come gruppo di AC San Clemente, e anche la ragione per cui, con lo strumento di Google Meet, vorremmo coinvolgere altri. Inoltre, come AC, uno dei nostri principali interessi è l'azione sociale, che esige appunto l'aprirsi  sociale, in particolare per elevarsi alla politica democratica. E su questa via incontriamo il problema del popolo. 

   Mi sono convinto di questo, ma naturalmente è argomento che nel dibattito con altre persone colte, o addirittura veramente sapienti, potrebbe non reggere e richiedere di essere modificato (Il dialogo, se è veramente tale, arricchisce. La sapienza circola):  sulla questione popolare in senso politico, il pensiero evangelico non ci dà precise istruzioni, in particolare su come risolvere i conflitti sociali, non tanto per fare giustizia (che comunque è molto importante), ma per orientare la gente e farne così ciò che immaginiamo debba essere un popolo, quando cerchiamo di figurarcelo.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli