domenica 27 settembre 2020

Costruire un popolo

 

Costruire un popolo

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RIUNIONE IN GOOGLE MEET DEL GRUPPO DI AC SAN CLEMENTE!

17 OTTOBRE ALLE 17

IL 17 ALLE 17! 

 

Le riunioni del gruppo AC San Clemente in presenza, in parrocchia, riprenderanno IL 10 OTTOBRE, ALLE ORE 17, IN SALA ROSSA. I soci riceveranno questa notizia anche nella Lettera ai soci - Ottobre 2020,  per  posta ordinaria.

 La prima riunione on line, con l’applicativo Google Meet, si terrà sabato 17 ottobre, alle ore 17 sul tema “Come siamo popolo?”.

  Per partecipare:

a)acquisire un account Google;

b)inviare a mario.ardigo@acsanclemente.net una email comunicando il proprio nome, la email usata per registrarsi su Google e  con la quale si vuole partecipare, la propria parrocchia e i temi di interesse.

 Potranno partecipare persone residenti in Italia anche se  non iscritte al nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica, fino  raggiungere un numero complessivo di 40 partecipanti. L’esperienza ha dimostrato che un numero superiore crea problemi di coordinamento e di connessione.

 A chi ha richiesto di partecipare verrà inviato via email il codice di accesso.

  I dati delle persone non iscritte al gruppo di AC San Clemente verranno cancellati dopo ogni riunione e dovranno essere nuovamente inviati per partecipare alla riunione successiva.

Nel post del 22 settembre scorso, "AC SAN CLEMENTE - 1° RIUNIONE CON GOOGLE MEET",  il programma dettagliato e tutte le istruzioni per partecipare

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Le idee di popolo e di nazione  sono di nuovo al centro del dibattito pubblico. Ne ha scritto anche il Papa. Vi propongo di iniziare a discuterne anche tra noi nella prossima riunione in Google Meet. I testi di riferimento per il confronto sono  la sintesi dei temi politici  dell’enciclica Laudato si’  che ho pubblicato sul blog, nel post che precede, e, comunque, l’intera enciclica per chi la conosce meglio, leggibile su

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

 

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella Chiesa cattolica che si impegnano liberamente per  realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

 

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    L’idea di popolo,  come anche quella di nazione, non si basa sull’osservazione della realtà delle società umane: popoli  e nazioni  non esistono in natura, si tratta di concetti culturali, in particolare con una forte valenza politica. Sintetizzo un’argomentazione che, naturalmente, va sottoposta a verifica nel dialogo. La riunione  in videoconferenza Google Meet del gruppo AC San Clemente  indetta per il prossimo 17 ottobre, alle 17, dovrebbe servire a questo. E’ finalizzata all’azione sociale, il campo principale di lavoro dell’Azione Cattolica, e si terrà con metodo democratico, che implica pari dignità e  libertà di pensiero e di espressione e, quindi, anche una demitizzazione  dei concetti che vogliono definire i fatti sociali, nel senso che nulla  è sottratto al dibattito, nessuna definizione può pretendere obbedienza incondizionata, tutto è proposto per l’adesione libera e partecipata, dunque aperta all’interazione, nessun argomento può essere respinto facendo appello ad una autorità, ogni confutazione deve essere sufficientemente argomentata.  Questo è il metodo che si adotta anche nella ricerca scientifica. Va bene per tutto il popolo? Ecco, vedete: torna il concetto di popolo, per decidere su una questione molto rilevante, vale a dire quella sulla libertà da riconoscere alle persone. Fino ad epoca abbastanza recente la nostra gerarchia restringeva abbastanza quella libertà nel governo della maggior parte della popolazione, e questo anche non in ambito propriamente di dottrina dogmatica, quelle affermazioni fondamentali tratte dalla teologia che vengono poste come discrimine tra chi è dentro  e chi è fuori.   Quindi il metodo democratico di dialogo è poco usato nelle nostre collettività, che in gran parte vedo costruite come comunità  intorno ad autorità costituite per delega o cooptazione dall’alto   o carismatiche.

  Nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti - Lumen gentium,  un documento legislativo contenente definizioni dogmatiche deliberato durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965), troviamo la seguente definizione, al n.2:

 

Così la Chiesa universale si presenta come un popolo che deriva la sua unità dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

 Qui è la teologia che definisce l’idea di popolo, attribuendogli il principale fattore di unità,  di natura soprannaturale. Fatto il lavoro teologico, comincia quello sociale, che può essere organizzato in diversi modi, tra i quali quello democratico. In una teocrazia  la medesima autorità che ha la forza  di imporre quella definizione teologica come dogma, quindi come affermazione sottratta al dibattito se non per chiarirne il senso e l’estensione, darà le disposizioni conseguenti di organizzazione sociale. Questo fu l’orientamento della prima dottrina  sociale, quella che troviamo nell’enciclica Le novità - Rerum novarum,  diffusa nel 1891 sotto l’autorità de papa Vincenzo Gioacchino Pecci, regnante come Leone 13°. Il metodo teocratico  si scontra con la difficoltà di comprendere nei dettaglio quella realtà sociale di cui si vorrebbe, d’autorità, fare un popolo. Fatalmente si scivola nell’assolutismo dogmatico che finisce per comprendere nel dogma anche tutte le disposizioni, per così dire, esecutive, irrigidendo il sistema che inevitabilmente viene a scontrarsi con resistenze sociali di una popolazione che la teocrazia non riesce veramente a capire. Posta la definizione di Chiesa come popolo e il suo fattore di unità nella Trinità divina, sono possibili molte vie diverse per costruire in pratica quel popolo. Oggi è molto sentita la questione di come quel popolo  debba entrare in relazione con gli altri popoli  e se debba essere, oltre che principio di unità tra i credenti cristiani, anche promotore dell’unificazione dell’intero genere umano, e se, in questo caso, esso dovrà soppiantare  gli altri popoli, assimilarli  o farsene assimilare, o, infine, mantenersene sempre separato, al mondo in cui l’ebraismo ha in genere pensato il suo rapporto con le altre genti. Dalla definizione dogmatica non discende tutto il resto, che va pensato  e organizzato, come in effetti si è fatto in vario modo nella storia bimillenaria della nostra Chiesa. Negli scorsi anni ’60 lo si è fatto durante il Concilio Vaticano 2°, che ha avuto al suo centro, appunto, l’idea di popolo e il ruolo in esso del laico, vale a dire chi non è chierico o appartenente ad un ordine religioso.

 Il metodo democratico applicato a problema dell’organizzare il popolo parte dalla condivisione del lavoro tra chi di quel popolo è chiamato a fare parte, che, come osserva spesso papa Francesca,  è in maggioranza il laico. La teocrazia  parte dall’alto e dai concetti teologici, la democrazia  fa emergere la realtà sociale come effettivamente è, nel suo grande pluralismo in un mondo più popolato che mai, e cerca le vie per raggiungere il fattore di unità  definito dalla teologia. In quest’ottica, la competenza  a valutare e decidere dipende dal fatto che quella del popolo è una realtà che anzitutto va vissuta, e vissuta da ognuno. Vissuta significa anche sviluppata nelle situazioni concrete della vita, che sfuggono  al potere e anche alla capacità cognitiva di qualsiasi teocrazia, come anche di qualsiasi altro potere, e sono materia della responsabilità personale.

 Una religione puramente teocratica può senz’altro essere cosa solo degli specialisti teologi, così come l’informatica che c’è negli smartphone che usiamo tutti i giorni è materia dei tecnici informatici e il popolo,  nell’insieme, deve limitarsi a utilizzare  secondo schemi preordinati altrimenti spacca i telefoni, ma una religione popolare,  che quindi voglia anche costituire e costruire un popolo, no, almeno nell’essenziale: in quest’ottica, se la Chiesa universale è popolo, con il fattore di unità Trinitario, ciò che non può essere compreso, e quindi accettato consapevolmente, dal popolo non è l’essenziale. Ma il popolo è realtà necessariamente pluralistica, con tante facce e menti quante sono le persone chiamate a comporlo, altrimenti non è popolo ma solo una sua immagine mitizzata,  quindi  semplificata, e questo richiede che in quel comprendere per accettare siano coinvolti molti e che  tra i quei molti avvenga quello scambio di idee  che consenta la diffusione del sapere e delle esperienze indispensabile per fare di una popolazione, quindi dei molti, una superiore unità. Il metodo democratico, come oggi lo si pratica, e lo si pratica in modo molto diverso per certi aspetti da come lo si faceva tra i greci antichi che lo inventarono e teorizzarono per primi, serve appunto a fare quel lavoro in modo più ampiamente condiviso e partecipato.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli