sabato 5 settembre 2020

Capire la democrazia - 5

 

Capire la democrazia

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   Il conflitto è una dinamica costitutiva delle società umane ed è pertanto ineliminabile. E’ legato alla nostra struttura biologica e, in particolare, al funzionamento della nostra mente. Gli psicologi cognitivi osservano che la nostra mente risale a duecentomila anni fa e ancora possiamo influirvi in maniera molto limitata. Produce, in particolare, le emozioni, oltre al pensiero riflesso, quello che consideriamo razionale.

  Le situazioni di conflitto consentono il cambiamento delle società e quindi possono essere anche  un fattore di progresso. Ma possono semplicemente distruggerle se divengono troppo intense e, soprattutto, se coinvolgono non solo limitati gruppi sociali, ma la società intera o addirittura varie società. La democrazia è una forma di convivenza che si propone di risolvere  in progresso le situazione di conflitto sociale. A lungo è stato un lusso per ceti privilegiati, ad esempio, nell’antica Grecia, per gli uomini che non avevano necessità di lavorare per vivere. Allora, le altre persone, le donne, le persone troppo giovani, i lavoratori, e nell’antichità si faceva ampio ricorso al lavoro schiavo, insomma tutte le persone escluse dai processi democratici, erano ridotte ad una posizione di pura e semplice sottomissione  ai poteri sociali costituiti. Dall’inizio dei processi democratici contemporanei, dalla fine del Settecento, essi si fecero sempre più inclusivi, fino a comprendere ora tutte  le persone umane, anche a prescindere dalla loro cittadinanza o maggiore età. Ciò per l’affermarsi della cultura dei diritti umani fondamentali, che ancora è visto con sospetto dalla dottrina sociale, espressione del Magistero dei vescovi cattolici. Questo, appunto, per il potenziale di liberazione  da poteri dispotici e arbitrari che comporta. Da essa si teme l’inasprirsi del conflitto sociale e la dissoluzione della società, in particolare della nostra Chiesa, e questo con una considerazione realistica basata sull’esperienza, senza far tanto conto sui miti religiosi che ne predicano un fondamento soprannaturale e che dovrebbero porla al riparo secondo la profezia del “non prevarranno”.

 «[…] io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.» [dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 16, versetto 18]

   Da 2013 in Italia stiamo vivendo un’esperienza propriamente rivoluzionaria:  è stata quasi totalmente rinnovato il ceto politico nazionale e locale e i partiti politici che conobbi fino agli anni ’80 non ci sono più. L’ultimo a rigenerarsi, era rimasto l’ultimo dei partiti politici che c’erano già negli anni ’80, è stata la Lega Nord, che ha completamente rivisto la propria ideologia, diventando un partito nazionalista, da anti-nazionalista che era alle origini e fino al 2013. Nella politica nazionale si sta passando da un’ideologia neo-liberista in economia ad una neo-statalista, mentre si danno battaglia neo-nazionalismo identitario ed europeismo. Nel giro di due anni si  è passati da un governo che era il più a destra di sempre ad uno che da molti viene considerato come tra quelli più a sinistra. Questi processi sono stati aggravati dalla crisi istituzionale provocata dall’emergenza sanitaria nazionale determinata dalla pandemia della malattia Covid 19, che ancora si manifesta estremamente attiva e che ha prodotto forti mutamenti nei metodi di governo e la necessità di aspri confronti internazionali. A tutto ciò si aggiungono le crisi internazionali riguardanti il conflitto libico, in cui l’Italia è coinvolta, e quella prodotta dal recente espansionismo militare turco, che minaccia importanti interessi economici italiani nel Mediterraneo, generando da ultimo potenziali situazioni di guerra. E tuttavia, nonostante questi profondi scossoni politici e una situazione sociale ed economica in veloce cambiamento, la società continua a funzionare e una persona distratta potrebbe addirittura non rendersi conto di ciò che sta accadendo. Questo perché in Italia si è radicata, in particolare nei primi quarant’anni di esperienza nella Repubblica fondata dal ’46, una convivenza democratica. Questo appunto è il miracolo delle concezioni evolute della democrazia che si sono sviluppate in Italia, in Europa e altrove nel mondo, dal secondo dopoguerra, vale a dire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945).

  Ogni situazione di conflitto che non sia risolta democraticamente genera o la sottomissione  dei ceti subalterni, che quelli dominanti riescono controllare e finché ci riescono, o processi rivoluzionari violenti. Nel primo caso si ha l’infelicità dei sottomessi, nell’altro l’infelicità sociale diffuso, perché la violenza genera sempre infelicità. Inoltre l’esplosione della violenza sociale di massa è una catastrofe che, come i terremoti naturali, non si sa che cosa porterà e come potrà essere risolta, iniziando una nuova ricostruzione sociale. Nella Somalia contemporanea abbiamo l’esempio di una situazione rivoluzionaria catastrofica che, iniziata all’inizio nel corso degli anni ’80, non si è ancora conclusa e ha portato alla dissoluzione dello stato, che era stato costituito nel 1960, alla fine della dominazione coloniale italiana e inglese, sul modello europeo, ma presto caduto preda di un dispotismo militare, che solo formalmente manteneva alcune procedure democratiche. La rivoluzione democratica italiana, tra il ’43 e il ’45, ebbe caratteristiche diverse per merito di un ceto politico democratico, che nella guerra di Resistenza fronteggiò quello fascista, del quale i cattolici democratici ispirati alla dottrina sociale ebbero un ruolo determinante. Ma il lavoro di formazione democratica del popolo, svolto in particolare in Azione Cattolica e nei partiti politici, per creare cittadini democratici dopo la lunghissima sottomissione al fascismo, così come l’adeguamento delle strutture dello stato alle regole e principi della nuova democrazia, poterono dirsi conclusi solo all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, quando, per effetto della globalizzazione  dell’economia e della dissoluzione della frattura con le economie comuniste, il mondo, e in esso l’Italia, prese nuovamente a cambiare.

  Proprio all’inizio degli anni ’90 quel lavoro di formazione popolare alla democrazia venne interrotto, in particolare per la rapida dissoluzione dei partiti italiani storici. Continuò e continua ad essere svolto in Azione Cattolica. Tuttavia in questo ambiti ci si scontra con il fatto che la Chiesa, pur investita da processi democratici dagli anni ’70, con il rinnovamento della catechesi, non è strutturata come una democrazia, ma come una autocrazia oligarchica, e ciò anche riguardo l’inquadramento del laicato. In essa i conflitti vi sono, ma vengono negati e si cerca di mantenerli, come dire, sotto traccia. La modalità con cui in genere i  laici si rapportano con le varie gerarchie che pretendono di dettare la linea è quella della sottomissione. Però la stessa gerarchia li vorrebbe anche capaci di influire nella società democratica intorno con gli strumenti e secondo i principi della democrazia. Questo è il nostro, di noi laici di fede, problema dei problemi nella Chiesa in cui siamo immersi. La conquista di una cittadinanza ecclesiale  democratica è ancora da costruire e in genere si è nella condizione di sudditi, quindi di sottomissione, della quale viene bene resa l’idea con l’immagine del gregge, che saremmo noi verso i nostri pastori terreni. Quella del gregge  è indubbiamente una figura evangelica, ma riferita al Buon Pastore soprannaturale: è solo lui che ci proponiamo di seguire e amare incondizionatamente. Ogni altra autorità, salvo per certe questioni e solo nella teologia e nel diritto canonico cattolici quella del Papa, non ha veramente titolo e legittimazione per sacralizzarsi, rifiutando di essere messa in questione, costituendosi in autocrazia, sottraendosi a processi democratici.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli