giovedì 3 settembre 2020

Capire la democrazia 3

 

Capire la democrazia


3


  Le società creano istituzioni allo scopo di durare. Così, nella vita quotidiana, ciascuno sa qual è il suo posto, chi comanda, che si deve fare in ogni occasione, come può relazionarsi con gli altri per avere ciò che gli necessità, quando rischia una sanzione. Una istituzione è un sistema di regole formali che riguarda l’esercizio del potere pubblico. Ingloba, quindi, un sistema di potere. Per alcune istituzioni sono previste regole per modificarle, altre, quasi nessuna in democrazia, vengono presentate come non modificabili e quindi sono sacralizzate. Il sacro è appunto ciò che in nessun caso può essere cambiato. Ogni potere storicamente ambì la sacralizzazione. Le religioni, anche la nostra, vennero strumentalizzate per produrla. Di fatto le società cambiano e con esse le loro istituzioni, vale a dire i loro sistemi di potere. Se questi ultimi mantengono la loro pretesa di sacralizzazione, ad un certo punto vengono rovesciati, se non riescono a reprimere i movimenti rivoluzionari. Nella preghiera del Magnifica (Vangelo di Luca, capitolo 1, versetti 49-53), che si recita ogni sera nei Vespri, c’è un versetto che accenna a questo:

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50 di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51 Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

  In quelle parole vi è la descrizione di un processo propriamente rivoluzionario. Un monito severo verso ogni potere che pretenda di sacralizzarsi. Per quanto si finisca umiliati da un potere dispotico, si confida che esso  abbia fine e  in un diverso modo di convivenza. La nostra Chiesa ha prodotto una forte sacralizzazione del proprio potere pubblico, ma, fin dall’antichità, i biblisti hanno concluso che quel “Ha rovesciato i potenti dai troni”,  non le si applica. Tuttavia, nonostante la sacralizzazione delle sue istituzioni, elaborata in particolare all’inizio del Secondo Millennio, quando il Papato romano si costituì in una sorta di impero religioso, affrancandosi dal precedente vassallaggio politico agli imperatori civili, esse sono storicamente molto cambiate. In particolare vanno ricordate tre grandi stagioni di riforma, nell’11°, nel 16° e nel 20° secolo, quest’ultima con il Concilio Vaticano 2°, celebrato a Roma, in Vaticano, dal 1962 al 1965. La seconda fu catalizzata dalla Riforma protestante, che, in religione, costituì un moto propriamente rivoluzionario, quindi un rovesciamento.

  La democrazia è un tipo di convivenza sociale che non utilizza la sacralizzazione per avere continuità. Quando se ne cominciò a parlare, nel Settecento se ne temette l’instabilità. Nell’Ottocento la parola democrazia  venne anche utilizzato per intendere confusione sociale. Questo perché si voleva praticarla con un’estensione che non aveva mai avuto nel passato, in particolare nell’antichità greca, da cui ricevemmo le prime teorizzazioni e il termine stesso democrazia (che in italiano e nel  greco antico e contemporaneo suona uguale),  nell’esperienza repubblicana di Roma antica, dove si contava in base al censo, e in quella del Medioevo europeo, in cui era dominata dalle corporazioni dei mestieri. Nell’era contemporanea se ne predica l’universalità senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. E’ chiaro, da ciò, il  motivo per cui l’affermarsi dei processi democratici, in particolare in Europa, comportò il ripudio del propositi di cristianizzare, con le buone (la persuasione) o con le cattive (la coercizione mediante le istituzioni), la società. Quando si parla di secolarizzazione  delle nostre società contemporanee, si vuole appunto intendere questo, non certo che la gente non creda più all’azione di agenti soprannaturali. Quindi certamente la secolarizzazione della società, nel senso di desacralizzazione  dei suoi poteri pubblici, è elemento costitutivo della democrazia: non può esservi democrazia in un ambiente di istituzioni sacralizzate. Questo spiega i problemi che i democratici, anche i cristiano democratici, hanno sempre incontrato, e per certi versi ancora incontrano, nelle loro Chiese, ma in particolare nella Chiesa cattolica, data l’elevata sacralizzazione delle sue istituzioni e addirittura delle persone stesse che dirigono ai vertici quelle istituzioni. Nella Chiesa cattolica ancora si teme la dissoluzione procedendo nella desacralizzazione dei propri poteri pubblici, e questo anche se l’esperienza delle democrazie Occidentali contemporanee dovrebbe convincere del contrario.   Quindi nella dottrina sociale, il pensiero sociale diffuso dal Papato e dagli altri vescovi, non troviamo una teologia  della democrazia, ma solo una cauta ammissione dei processi democratici nel governo delle istituzioni civili in quanto più confacenti alla dignità delle persone umane, come oggi anche nella Chiesa la si intende. Di conseguenza, la formazione alla democrazia non viene ritenuta compresa nei programmi per l’istruzione religiosa di base, e nemmeno per quella di secondo livello, venendo certamente fatta, e questo è un bel passo in avanti, prevalentemente per i fedeli che hanno un’istruzione superiore, quindi agli universitari e post- universitari. L’Azione Cattolica fa certamente eccezione perché la pratica fin dai più piccoli: anche per loro vuole essere quindi palestra di democrazia.

  Poi, naturalmente, i nostri vescovi si lamentano che i laici di fede non contano più molto nella società civile, in particolare nei processi politici. Certo, ancora dalla scuola della dottrina sociale escono ancora grandi ingegni, persone alle quali tutti si rivolgono nei tempi di crisi come riserve della Repubblica, ed esse si riconoscono per avere nelle loro biografie periodi più o meno lunghi, più o meno intensi, di formazione alla democrazia nelle istituzioni culturali religiose (molte università religiose hanno corsi specifici), ma i più hanno avuto solo la formazione alla democrazia che è comune a tutti, vale a dire i pochi cenni alla democrazia come buona creanza  civile che si fanno nella scuola e poi nulla di nulla, anzi l’anti-formazione che si riceve nel marketing politico, quel modo di accattivarsi la simpatia dell’elettore che  è pubblicità commerciale e che si base essenzialmente nello sfruttare le possibilità di inganno cognitivo su base emotiva che la nostra mente offre, un’anti-formazione che umilia  dove invece la democrazia si propone di elevare.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli