MEIC – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale
gruppo Uniroma Sapienza
miei appunti dalla conferenza del
prof. Giuseppe Pulcinelli, biblista presso l’Università Lateranense di Roma,
sul tema Le Beatitudini, svolta nel
quadro del ciclo di incontri sul Regno di
Dio nella Cappella Universitaria
dell’Università Sapienza di Roma, dalle ore 18 del 13 novembre 2019.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa –
Roma, Monte Sacro, Valli
PARTE 2°
La necessità di una corretta esegesi dei testi dei brani evangelici
relativi alla Beatitudini deriva
dalla consuetudine dell’antico ebraismo di usare espressioni iperboliche per
colpire l’immaginazione, non necessariamente da prendere alla lettera (ad esempio
il tagliare la mano e cavare l’occhio che danno scandalo).
I destinatari dell’insegnamento evangelico sulle Beatitudini erano coloro che avevano già aderito al Regno e che avevano un cammino di
discepolato in corso. Si tratta un insegnamento esigente, perché rivolto a chi
aveva già scelto Gesù come Maestro (ad esempio nella regola d’oro: “Fai quello
che vorresti fosse fatto a te”),
La struttura del brano del Vangelo secondo Matteo che contiene le Beatitudini, Mt 5,1-12), è innanzi tutto
quella di una inclusione tra la 1° e l’8° Beatitudine,
nelle quali si parla del Regno dei Cieli.
Inoltre si possono distinguere due gruppi di insegnamenti, ciascuno con quattro
Beatitudini. Le prime quattro hanno struttura antitetica tra categorie di persone alle
quali manca qualcosa e l’azione di Dio per loro (ad esempio poveri / Regno). Le altre quattro sono centrate sul fare, sono indicazioni operative per i discepoli.
L’Introduzione alle Beatitudini
è ridondante per segnalare l’importanza
di ciò che segue, una grande solennità per indicare un insegnamento
fondamentale:
“aperta la sua bocca / insegnava loro dicendo”
Nel
Vangelo secondo Matteo il Discorso del
Monte viene presentato come svolto
su un’altura, verosimilmente in Galilea, intorno a Cafarnao. Si è fatto un
parallelo con il monte Sinai e con Mosè. In effetti in altre parti dei Vangeli
vi sono accostamenti con la figura e la vicenda umana di Mosè, ad esempio nel
racconto della fuga in Egitto di Maria e Giuseppe con Gesù da bambino. In
sostanza la figura di Gesù viene presentata come quella di un Salvatore, un nuovo Mosè, e tuttavia molto di più di un condottiero di Israele. Va anche notato che Gesù dichiara di non
voler sostituire la legge data a Mosé,
ma di volerla valorizzare portandola a
compimento. Gesù, per impartire l’insegnamento delle Beatitudini si mette a sedere, come usavano fare i maestri
della sua epoca. Va notato, sul tema del modo in cui Gesù fu Maestro per i suoi
discepoli, che nell’ebraismo della sua epoca erano i discepoli a cercare i loro
maestri, mentre Gesù sceglie e chiama alla sequela i suoi discepoli.
Destinatari dell’insegnamento del Discorso
del Monte e delle Beatitudini furono i suoi discepoli, ma anche le folle. Le
Beatitudini sono introdotte dall’espressione insegnava loro: infatti Gesù, oltre a guarire e a predicare,
insegnava.