venerdì 15 novembre 2019

miei appunti dalla conferenza del prof. Giuseppe Pulcinelli, biblista presso l’Università Lateranense di Roma, sul tema Le Beatitudini, svolta nel quadro del ciclo di incontri sul Regno di Dio nella Cappella Universitaria dell’Università Sapienza di Roma, dalle ore 18 del 13 novembre 2019 - PARTE 2°


MEIC – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale
gruppo Uniroma Sapienza
miei appunti dalla conferenza del prof. Giuseppe Pulcinelli, biblista presso l’Università Lateranense di Roma, sul tema Le Beatitudini, svolta nel quadro del ciclo di incontri sul Regno di Dio  nella Cappella Universitaria dell’Università Sapienza di Roma, dalle ore 18 del 13 novembre 2019.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

Nota: la 1° parte degli appunti è stata pubblicata ieri

PARTE  2°

  La necessità di una corretta esegesi dei testi dei brani evangelici relativi alla Beatitudini deriva dalla consuetudine dell’antico ebraismo di usare espressioni iperboliche per colpire l’immaginazione, non necessariamente da prendere alla lettera (ad esempio il tagliare la mano e cavare l’occhio che danno scandalo).
  I destinatari dell’insegnamento evangelico sulle Beatitudini  erano coloro che avevano già aderito al Regno e che avevano un cammino di discepolato in corso. Si tratta un insegnamento esigente, perché rivolto a chi aveva già scelto Gesù come Maestro (ad esempio nella regola d’oro: “Fai quello che vorresti fosse fatto a te”),
  La struttura del brano del Vangelo secondo Matteo che contiene le Beatitudini, Mt 5,1-12), è innanzi tutto quella di una inclusione tra la 1° e l’8° Beatitudine, nelle quali si parla del Regno dei Cieli. Inoltre si possono distinguere due gruppi di insegnamenti, ciascuno con quattro Beatitudini.  Le prime quattro hanno struttura  antitetica tra categorie di persone alle quali manca qualcosa e l’azione di Dio per loro (ad esempio poveri / Regno). Le altre quattro sono centrate sul fare, sono indicazioni operative per i discepoli.
  L’Introduzione  alle Beatitudini  è ridondante per segnalare l’importanza di ciò che segue, una grande solennità per indicare un insegnamento fondamentale:
“aperta la sua bocca / insegnava loro dicendo
   Nel Vangelo secondo Matteo il Discorso del Monte  viene presentato come svolto su un’altura, verosimilmente in Galilea, intorno a Cafarnao. Si è fatto un parallelo con il monte Sinai e con Mosè. In effetti in altre parti dei Vangeli vi sono accostamenti con la figura e la vicenda umana di Mosè, ad esempio nel racconto della fuga in Egitto di Maria e Giuseppe con Gesù da bambino. In sostanza la figura di Gesù viene presentata come quella di un Salvatore, un nuovo Mosè, e tuttavia molto di più di un condottiero di Israele. Va anche notato che Gesù dichiara di non voler sostituire la legge data a Mosé, ma di volerla valorizzare portandola a compimento. Gesù, per impartire l’insegnamento delle  Beatitudini  si mette a sedere, come usavano fare i maestri della sua epoca. Va notato, sul tema del modo in cui Gesù fu Maestro per i suoi discepoli, che nell’ebraismo della sua epoca erano i discepoli a cercare i loro maestri, mentre Gesù sceglie e chiama alla sequela i suoi discepoli.
  Destinatari dell’insegnamento del Discorso del Monte e delle Beatitudini  furono i suoi discepoli, ma anche le folle. Le Beatitudini  sono introdotte dall’espressione  insegnava loro: infatti Gesù, oltre a guarire  e a predicare, insegnava.