giovedì 17 ottobre 2019

Sintesi dell’intervento del card. Walter Kasper alla Scuola di formazione e cultura politica organizzata dalla rivista Il Regno e dalla Comunità di Camaldoli presso il monastero di Camaldoli, nel casentinese, pubblicato il 29-9-19 da Avvenire - Summary of the intervention of the card. Walter Kasper at the School of formation and political culture organized by the magazine Il Regno and the Community of Camaldoli at the monastery of Camaldoli, in the Casentino area, published 29-9-19 by Avvenire newspaper


Sintesi dell’intervento del card. Walter Kasper alla Scuola di formazione e cultura politica organizzata dalla rivista Il Regno  e dalla  Comunità di Camaldoli presso il monastero di Camaldoli, nel casentinese, pubblicato il 29-9-19 da Avvenire

[Dal 1989] si sono  sviluppati il sogno di un mondo unito [e la] globalizzazione,  cioè una rete internazionale mondiale a livello economico, finanziario, dei mezzi di comunicazione,  della tecnologia e del turismo. [Ma] è mancato un universalismo più profondo, spirituale e solidale. [Si è trattato di] una vittoria della mentalità dello sviluppo economico e del capitalismo talvolta feroce e aggressivo.
  La globalizzazione  è una realtà complessa e ambigua. Ha creato anche nuove interdipendenze economiche complesse. [La persona media] non si sente più a casa in un mondo globalizzato, dove tutto cambia  in modo sempre più accelerato.
  Nel movimento migratorio [si] ravvede il pericolo di una perdita della propria patria e dell’identità ereditata dalla propria storia e cultura. Tale situazione crea lo spazio per un populismo che dà risposte facili a domande estremamente difficili e complesse. [Esso] è frutto della paura e della strumentalizzazione della paura.
 Molti si ritirano o desiderano farlo nel mondo passato e così conservare la propria identità. Ma un’identità chiusa ed esclusiva non solo è illusoria, ma anche pericolosissima per la pace. [La persona umana] è per sua natura un essere sociale. Pertanto un’identità racchiusa è un’identità debole e malata. Un’identità forte è un’identità aperta, un’identità in scambio, che si lascia arricchire nell’incontro con altre identità.
 Per la Bibbia tutta l’umanità è una grande unità, è il genere umano. Il cristianesimo dunque non è mai un’identità chiusa in sé stessa, ma un’identità universalmente aperta. Bisogna essere consapevoli che l’antiglobalizzazione e l’antieuropeismo sono solo un movimento antiuniversale e in questo senso un movimento antimoderno e antilluminista, ma che si presenta con la maschera conservatrice del cristianesimo. L’antiglobalizzazione, che si propone come tutela e difesa del cristianesimo, è in realtà un cristianesimo divenuto ideologia. Il vero cristianesimo non costruisce ponti.
  [L’]Europa in tutta la sua storia non è mai stata una realtà unitaria e identitaria; è stata un crocevia, uno spazio e un processo d’incontri e di mutua penetrazione di culture diverse. L’Europa non è mai stata monoetnica.
  Oggi in modo nuovo siamo di fronte alla necessità di mantenere e arricchire l’identità dell’Europa attraverso un incontro  tra le diverse civiltà non europee che non diventi uno scontro di civiltà.
  La nostra sfida è conservare e rinnovare i valori fondamentali che hanno fratto grande l’Europa e realizzare questi valori nella nuova situazione della globalizzazione. Lo stato democratico non è uno stato neutro riguardo ai valori fondamentali, che esso presuppone e di cui vive. Così la democrazia presuppone che la stragrande maggioranza della popolazione riconosca i valori costitutivi della democrazia, cioè la dignità della persona a prescindere dalla cultura, dalla religione, dalla provenienza, dalla nazionalità, dal sesso e dal colore della pelle; riconosca la libertà di coscienza e di parola, la libertà dell’altro, la giustizia non solo commutativa, ma anche sociale, la tolleranza, soprattutto la tolleranza religiosa e  per altre visioni del mondo. Il riconoscimento maggioritari è il sine qua non [=condizione senza la quale non esiste democrazia] della democrazia.
 Questi valori fondamentali risalgono alla tradizione cristiana e alla sua sintesi con i valori della cultura greco-romana.
 Già dopo la svolta di Costantino nel monachesimo in reazione contro una concezione imperiale della Chiesa si trovano forme democratiche. I teologi dell’Università di Salamanca all’inizio del Seicento furono i primi a sviluppare  il diritto dei popoli e il fondamento dei diritti dell’uomo anche  degli indigeni delle colonie.
  La tragedia della storia moderna è che [le Chiese] in Europa per lungo tempo  non [sono state] in grado di riconoscere i [loro] propri valori e idee nella democrazia moderna. A lungo [hanno] sollevato critiche sui diritti umani e la democrazia. Così i moderni diritti dell’uomo sono stati sviluppati contro la Chiesa in modo secolarizzato. Solo e molto tardi il Concilio Vaticano 2°, dopo lunghe controversie, è stato in grado di riconoscere i diritti dell’uomo e il diritto alla libertà religiosa.
  A causa di questo fallimento, [le Chiese] sono divenute correspondabili  della secolarizzazione della civiltà europea moderna. I diritti fondamentali dell’uomo, e insieme a essi il fondamento della democrazia, sono stati staccati dalle loro radici cristiane, e staccati dalle radici – come ogni pianta – si sono indeboliti, e ora sono i crisi.
  Durante gran parte dell’Ottocento e nella prima parte del Novecento, l’argomento sostenuto dalla Chiesa era che l’autorità dello stato è derivata da Dio. E questo escludeva il riconoscimento della democrazia, in cui tutta l’autorità deriva dal popolo.  Oggi questa argomentazione è superata. Già Pio 12°, nel suo messaggio per il Natale 1942, riconosceva che la democrazia come struttura statale era un sistema oggigiorno adeguato. Il Concilio Vaticano 2° si è espresso definitivamente in questo senso.
  Secondo il Concilio l’autorità secolare dello Stato deriva da Dio, ma l’ordinamento concreto dello Stato, che sia democratico o monarchico, va affidato alla decisione del popolo. Pertanto il Concilio non esprime alcuna opzione  in favore della monarchia, né della democrazia o di un altro ordinamento dello Stato. Il criterio del riconoscimento non pertiene alla struttura, ma se in qualsiasi struttura democratica siano rispettati i diritti umani fondamentali, soprattutto il diritto fondamentale della libertà religiosa e la giustizia sociale.
 In conclusione, poiché la democrazia vive di valori, che originariamente sono valori cristiani, la crisi d’Europa è molto più di una crisi istituzionale strutturale: è crisi dei valori costitutivi  per l’Europa e per la sua democrazia per effetto della secolarizzazione, anche a causa della Chiesa.

Sintesi di Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

Summary of the intervention of the card. Walter Kasper at the School of formation and political culture organized by the magazine Il Regno and the Community of Camaldoli at the monastery of Camaldoli, in the Casentino area, published 29-9-19 by Avvenire newspaper

[Since 1989] the dream of a united world [and] globalization has developed, that is, an international international network at the economic, financial, media, technology and tourism levels. [But] a more profound, spiritual and supportive universalism has been lacking. [It was] a victory for the mentality of economic development and sometimes fierce and aggressive capitalism.
  Globalization is a complex and ambiguous reality. It has also created new complex economic interdependencies. [The average person] no longer feels at home in a globalized world, where everything changes in an increasingly accelerated way.
  In the migratory movement we realize the danger of a loss of his homeland and of the identity inherited from his own history and culture. This situation creates the space for a populism that gives easy answers to extremely difficult and complex questions. [It] is the fruit of fear and the exploitation of fear.
 Many withdraw or wish to do so in the past world and thus preserve their identity. But a closed and exclusive identity is not only illusory, but also very dangerous for peace. [The human person] is by nature a social being. Therefore an enclosed identity is a weak and sick identity. A strong identity is an open identity, an identity in exchange, which allows itself to be enriched in the encounter with other identities.
 For the Bible all humanity is a great unity, it is the human race. Christianity is therefore never an identity closed in itself, but a universally open identity. We must be aware that anti-globalization and anti-Europeanism are only an anti-universal movement and in this sense an anti-modern and anti-Enlightenment movement, but one that presents itself with the conservative mask of Christianity. The anti-globalization, which is proposed as the protection and defense of Christianity, is actually a Christianity that has become ideology. True Christianity does not build bridges.
  [Europe] in all its history has never been a unitary and identity reality; it was a crossroads, a space and a process of encounters and mutual penetration of different cultures. Europe has never been mono-ethnic.
  Today in a new way we are faced with the need to maintain and enrich the identity of Europe through a meeting between the different non-European civilizations that does not become a clash of civilizations.
  Our challenge is to preserve and renew the fundamental values ​​that have made Europe great and to realize these values ​​in the new situation of globalization. The democratic state is not a neutral state with respect to fundamental values, which it presupposes and of which it lives. Thus democracy presupposes that the vast majority of the population recognizes the constitutive values ​​of democracy, that is the dignity of the person regardless of culture, religion, origin, nationality, sex and skin color; recognizes the freedom of conscience and speech, freedom of the other, justice not only commutative, but also social, tolerance, above all religious tolerance and for other visions of the world. The majority recognition is the sine qua non [= condition without which democracy does not exist] of democracy.
 These fundamental values ​​date back to the Christian tradition and to its synthesis with the values ​​of the Greco-Roman culture.
 Already after the turn of Constantine into monasticism in reaction against an imperial conception of the Church, democratic forms are found. The theologians of the University of Salamanca at the beginning of the seventeenth century were the first to develop the right of peoples and the foundation of human rights also for the natives of the colonies.
  The tragedy of modern history is that [the Churches] in Europe for a long time have not [been] able to recognize [their] own values ​​and ideas in modern democracy. For a long time [they have] raised criticisms of human rights and democracy. Thus modern human rights have been developed against the Church in a secular way. Only and very late the Second Vatican Council, after long controversies, was able to recognize human rights and the right to religious freedom.
  Because of this failure, [the Churches] have become the correspondents of the secularization of modern European civilization. The fundamental human rights, and together with them the foundation of democracy, have been detached from their Christian roots, and detached from the roots - like every plant - have weakened, and now are the crises.
  During most of the nineteenth century and the early part of the twentieth century, the argument supported by the Church was that the authority of the state is derived from God. And this excluded the recognition of democracy, in which all authority derives from the people. Today this argument is outdated. Already Pius 12th, in his message for Christmas 1942, recognized that democracy as a state structure was a suitable system today. The Second Vatican Council expressed itself definitively in this sense.
  According to the Council, the secular authority of the state derives from God, but the concrete order of the state, whether democratic or monarchical, must be entrusted to the decision of the people. Therefore the Council does not express any option in favor of the monarchy, nor of democracy or of another state order. The criterion of recognition does not pertain to structure, but if in any democratic structure fundamental human rights are respected, especially the fundamental right of religious freedom and social justice.
 In conclusion, since democracy thrives on values, which are originally Christian values, the crisis in Europe is much more than a structural institutional crisis: it is a crisis of constitutive values ​​for Europe and for its democracy due to secularization, even because of the Church.

Synthesis of Mario Ardigò - Catholic Action in San Clemente Pope parish - Rome, Monte Sacro, Valleys


[English translation done with the help of Google translator]