Sintesi dell’intervento del card. Walter Kasper alla Scuola di formazione e cultura politica
organizzata dalla rivista Il Regno e dalla
Comunità di Camaldoli presso il monastero di Camaldoli, nel casentinese,
pubblicato il 29-9-19 da Avvenire
[Dal 1989] si sono sviluppati il sogno
di un mondo unito [e la] globalizzazione,
cioè una rete internazionale
mondiale a livello economico, finanziario, dei mezzi di comunicazione, della tecnologia e del turismo. [Ma] è mancato
un universalismo più profondo, spirituale e solidale. [Si è trattato di] una
vittoria della mentalità dello sviluppo economico e del capitalismo talvolta
feroce e aggressivo.
La globalizzazione è una realtà complessa e ambigua. Ha creato
anche nuove interdipendenze economiche complesse. [La persona media] non si
sente più a casa in un mondo globalizzato, dove tutto cambia in modo sempre più accelerato.
Nel movimento migratorio [si] ravvede il pericolo di una perdita della
propria patria e dell’identità ereditata dalla propria storia e cultura. Tale
situazione crea lo spazio per un populismo che dà risposte facili a domande
estremamente difficili e complesse. [Esso] è frutto della paura e della
strumentalizzazione della paura.
Molti si ritirano o desiderano farlo nel mondo
passato e così conservare la propria identità. Ma un’identità chiusa ed
esclusiva non solo è illusoria, ma anche pericolosissima per la pace. [La
persona umana] è per sua natura un essere sociale. Pertanto un’identità
racchiusa è un’identità debole e malata. Un’identità forte è un’identità
aperta, un’identità in scambio, che si lascia arricchire nell’incontro con
altre identità.
Per la Bibbia tutta l’umanità è una grande
unità, è il genere umano. Il cristianesimo dunque non è mai un’identità chiusa
in sé stessa, ma un’identità universalmente aperta. Bisogna essere consapevoli
che l’antiglobalizzazione e l’antieuropeismo sono solo un movimento
antiuniversale e in questo senso un movimento antimoderno e antilluminista, ma
che si presenta con la maschera conservatrice del cristianesimo. L’antiglobalizzazione,
che si propone come tutela e difesa del cristianesimo, è in realtà un
cristianesimo divenuto ideologia. Il vero cristianesimo non costruisce ponti.
[L’]Europa in tutta la sua storia non è mai stata una realtà unitaria e
identitaria; è stata un crocevia, uno spazio e un processo d’incontri e di
mutua penetrazione di culture diverse. L’Europa non è mai stata monoetnica.
Oggi in modo nuovo siamo di fronte alla necessità di mantenere e
arricchire l’identità dell’Europa attraverso un incontro tra le diverse civiltà non europee che non
diventi uno scontro di civiltà.
La nostra sfida è conservare e rinnovare i valori fondamentali che hanno
fratto grande l’Europa e realizzare questi valori nella nuova situazione della
globalizzazione. Lo stato democratico non è uno stato neutro riguardo ai valori
fondamentali, che esso presuppone e di cui vive. Così la democrazia presuppone
che la stragrande maggioranza della popolazione riconosca i valori costitutivi
della democrazia, cioè la dignità della persona a prescindere dalla cultura,
dalla religione, dalla provenienza, dalla nazionalità, dal sesso e dal colore
della pelle; riconosca la libertà di coscienza e di parola, la libertà dell’altro,
la giustizia non solo commutativa, ma anche sociale, la tolleranza, soprattutto
la tolleranza religiosa e per altre
visioni del mondo. Il riconoscimento maggioritari è il sine qua non [=condizione
senza la quale non esiste democrazia] della democrazia.
Questi valori fondamentali risalgono alla
tradizione cristiana e alla sua sintesi con i valori della cultura
greco-romana.
Già dopo la svolta di Costantino nel
monachesimo in reazione contro una concezione imperiale della Chiesa si trovano
forme democratiche. I teologi dell’Università di Salamanca all’inizio del
Seicento furono i primi a sviluppare il
diritto dei popoli e il fondamento dei diritti dell’uomo anche degli indigeni delle colonie.
La tragedia della storia moderna è che [le Chiese] in Europa per lungo
tempo non [sono state] in grado di
riconoscere i [loro] propri valori e idee nella democrazia moderna. A lungo
[hanno] sollevato critiche sui diritti umani e la democrazia. Così i moderni
diritti dell’uomo sono stati sviluppati contro la Chiesa in modo secolarizzato.
Solo e molto tardi il Concilio Vaticano 2°, dopo lunghe controversie, è stato
in grado di riconoscere i diritti dell’uomo e il diritto alla libertà
religiosa.
A causa di questo fallimento, [le Chiese] sono divenute
correspondabili della secolarizzazione
della civiltà europea moderna. I diritti fondamentali dell’uomo, e insieme a
essi il fondamento della democrazia, sono stati staccati dalle loro radici
cristiane, e staccati dalle radici – come ogni pianta – si sono indeboliti, e
ora sono i crisi.
Durante gran parte dell’Ottocento e nella prima parte del Novecento, l’argomento
sostenuto dalla Chiesa era che l’autorità dello stato è derivata da Dio. E
questo escludeva il riconoscimento della democrazia, in cui tutta l’autorità
deriva dal popolo. Oggi questa
argomentazione è superata. Già Pio 12°, nel suo messaggio per il Natale 1942,
riconosceva che la democrazia come struttura statale era un sistema oggigiorno
adeguato. Il Concilio Vaticano 2° si è espresso definitivamente in questo
senso.
Secondo il Concilio l’autorità secolare dello Stato deriva da Dio, ma l’ordinamento
concreto dello Stato, che sia democratico o monarchico, va affidato alla
decisione del popolo. Pertanto il Concilio non esprime alcuna opzione in favore della monarchia, né della
democrazia o di un altro ordinamento dello Stato. Il criterio del riconoscimento
non pertiene alla struttura, ma se in qualsiasi struttura democratica siano
rispettati i diritti umani fondamentali, soprattutto il diritto fondamentale
della libertà religiosa e la giustizia sociale.
In conclusione, poiché la democrazia vive di
valori, che originariamente sono valori cristiani, la crisi d’Europa è molto
più di una crisi istituzionale strutturale: è crisi dei valori costitutivi per l’Europa e per la sua democrazia per
effetto della secolarizzazione, anche a causa della Chiesa.
Sintesi di Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
Summary of the intervention of the card. Walter
Kasper at the School of formation and political culture organized by the
magazine Il Regno and the Community of Camaldoli at the monastery of Camaldoli,
in the Casentino area, published 29-9-19 by Avvenire newspaper
[Since 1989] the dream of a united world [and]
globalization has developed, that is, an international international network at
the economic, financial, media, technology and tourism levels. [But] a more
profound, spiritual and supportive universalism has been lacking. [It was] a
victory for the mentality of economic development and sometimes fierce and
aggressive capitalism.
Globalization is a complex and
ambiguous reality. It has also created new complex economic interdependencies.
[The average person] no longer feels at home in a globalized world, where
everything changes in an increasingly accelerated way.
In the migratory movement we realize the danger of a loss of his homeland and of the identity inherited
from his own history and culture. This situation creates the space for a
populism that gives easy answers to extremely difficult and complex questions.
[It] is the fruit of fear and the exploitation of fear.
Many withdraw or wish to do so in the
past world and thus preserve their identity. But a closed and exclusive
identity is not only illusory, but also very dangerous for peace. [The human
person] is by nature a social being. Therefore an enclosed identity is a weak
and sick identity. A strong identity is an open identity, an identity in exchange,
which allows itself to be enriched in the encounter with other identities.
For the Bible all humanity is a great
unity, it is the human race. Christianity is therefore never an identity closed
in itself, but a universally open identity. We must be aware that
anti-globalization and anti-Europeanism are only an anti-universal movement and
in this sense an anti-modern and anti-Enlightenment movement, but one that
presents itself with the conservative mask of Christianity. The
anti-globalization, which is proposed as the protection and defense of
Christianity, is actually a Christianity that has become ideology. True
Christianity does not build bridges.
[Europe] in all its history has
never been a unitary and identity reality; it was a crossroads, a space and a
process of encounters and mutual penetration of different cultures. Europe has
never been mono-ethnic.
Today in a new way we are faced
with the need to maintain and enrich the identity of Europe through a meeting
between the different non-European civilizations that does not become a clash
of civilizations.
Our challenge is to preserve and
renew the fundamental values that have made Europe great and to realize these
values in the new situation of globalization. The democratic state is not a
neutral state with respect to fundamental values, which it presupposes and of
which it lives. Thus democracy presupposes that the vast majority of the
population recognizes the constitutive values of democracy, that is the
dignity of the person regardless of culture, religion, origin, nationality, sex
and skin color; recognizes the freedom of conscience and speech, freedom of the
other, justice not only commutative, but also social, tolerance, above all
religious tolerance and for other visions of the world. The majority
recognition is the sine qua non [= condition without which democracy does not
exist] of democracy.
These fundamental values date back to
the Christian tradition and to its synthesis with the values of the
Greco-Roman culture.
Already after the turn of Constantine
into monasticism in reaction against an imperial conception of the Church,
democratic forms are found. The theologians of the University of Salamanca at
the beginning of the seventeenth century were the first to develop the right of
peoples and the foundation of human rights also for the natives of the
colonies.
The tragedy of modern history is
that [the Churches] in Europe for a long time have not [been] able to recognize
[their] own values and ideas in modern democracy. For a long time [they have]
raised criticisms of human rights and democracy. Thus modern human rights have
been developed against the Church in a secular way. Only and very late the
Second Vatican Council, after long controversies, was able to recognize human
rights and the right to religious freedom.
Because of this failure, [the
Churches] have become the correspondents of the secularization of modern
European civilization. The fundamental human rights, and together with them the
foundation of democracy, have been detached from their Christian roots, and
detached from the roots - like every plant - have weakened, and now are the
crises.
During most of the nineteenth
century and the early part of the twentieth century, the argument supported by
the Church was that the authority of the state is derived from God. And this
excluded the recognition of democracy, in which all authority derives from the
people. Today this argument is outdated. Already Pius 12th, in his message for
Christmas 1942, recognized that democracy as a state structure was a suitable
system today. The Second Vatican Council expressed itself definitively in this
sense.
According to the Council, the
secular authority of the state derives from God, but the concrete order of the
state, whether democratic or monarchical, must be entrusted to the decision of
the people. Therefore the Council does not express any option in favor of the
monarchy, nor of democracy or of another state order. The criterion of
recognition does not pertain to structure, but if in any democratic structure
fundamental human rights are respected, especially the fundamental right of
religious freedom and social justice.
In conclusion, since democracy thrives on
values, which are originally Christian values, the crisis in Europe is much
more than a structural institutional crisis: it is a crisis of constitutive
values for Europe and for its democracy due to secularization, even because
of the Church.
Synthesis of Mario Ardigò - Catholic Action in
San Clemente Pope parish - Rome, Monte Sacro, Valleys
[English translation done with the help of
Google translator]