sabato 19 ottobre 2019

Note per un tirocinio di democrazia - 3 -


Note per un tirocinio di democrazia - 3 -

 La tragedia della storia moderna è che la Chiesa in Europa (anche le Chiese luterane) per lungo tempo non è stata in grado di riconoscere i suoi propri valori  e idee nella democrazia moderna. A lungo ha sollevato critiche sui diritti umani e la democrazia. Così  i moderni diritti dell’uomo sono stati sviluppati contro la Chiesa in un modo secolarizzato. Solo, e molto tardi, il Concilio Vaticano II, è stato in grado di riconoscere i diritti dell’uomo e il diritto alla libertà religiosa.
  A causa di questo fallimento, la Chiesa e le Chiese luterane sono divenute corresponsabili della secolarizzazione della civiltà europea moderna. D’altra parte a causa della secolarizzazione i diritti dell’uomo e insieme a essi il fondamento della democrazia, sono stati staccati dalle loro radici cristiane, e staccati dalle radici -come ogni pianta- si sono indeboliti e ora sono in crisi.

[dall’intervento del card. Walter Kasper, il 29 settembre 2019 alla Scuola di formazione e cultura politica organizzata nella foresteria del Monastero di Camaldoli, nel Casentino, dalla rivista Il Regno e dalla Comunità di Camaldoli]

Tragedia  e fallimento: ecco descritto in due parole il travagliato rapporto tra la gerarchia cattolica e la democrazia contemporanea. Si è dovuto arrivare ad oggi per udire finalmente un franco riconoscimento dell’accaduto. Franco,  ma ancora insufficiente e reticente. Le Chiese luterane? Ancora proprio non riesce a venir fuori protestanti, come si chiamano tra loro e vogliono essere chiamate. Lutero iniziò, ma poi ci furono molti altri e molto altro, e in questo altro la conciliazione tra fede e democrazia, per la quale, il 2 luglio 1776, nel proclamare la liberazione politica, morale e sociale dal dispotismo inglese delle colonie nordamericane si iniziò con lo scrivere


We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.

cioè

Crediamo fermamente nell’evidenza di queste verità: che tutti gli esseri umani sono creati uguali, provvisti dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, e tra essi il diritto alla Vita, alla Libertà e alla ricerca della Felicità.

 E questo mentre in  Francia, nella stessa epoca, la rivoluzione  contro un’altra monarchia sacralizzata prendeva una via anti-religiosa.
  Che cosa fece la differenza? L’azione storica della Chiesa  cattolica che oggi ammette di essere stata tra i principali responsabili di quella tragedia  e di quel fallimento.
  Può bastare parlare di tragedia  a proposito di quel fallimento, vale a dire dell’ostinato, durissimo, violento, implacabile contrasto della gerarchia cattolica verso la democrazia, presentata come esercizio di superbia demoniaca e ribellione empia? Un conflitto che, in fondo, in forme meno accese, dura tutt’oggi  e non è stato risolto dal Concilio Vaticano 2°, come ha spiegato Kasper in un altro passo dell’intervento che ho citato:

 Secondo il Concilio [Vaticano 2° - 1962/1965] l’autorità secolare dello Stato deriva da Dio, ma l’ordinamento concreto dello Stato, che sia democratico o monarchico, va affidato alla decisione del popolo. Pertanto il Concilio non esprime alcuna opzione in favore  della monarchia, né della democrazia o di un altro ordinamento dello Stato. Il criterio di riconoscimento non pertiene alla struttura, ma se in qualsiasi struttura democratica siano rispettati i diritti umani fondamentali, soprattutto il diritto fondamentale della libertà religiosa e la giustizia sociale.

 Questa posizione storica del Concilio Vaticano 2° proprio non va. Risente del vecchio e persistente pregiudizio anti-democratico della gerarchia cattolica e si rifà all’antica classificazione greca tra monarchia, il governo di uno solo, oligarchia, il potere di pochi, e democrazia,  il potere del popolo  (non di tutti, che farebbe omnicrazia, termine usato dal filosofo italiano Aldo Capitini come titolo di un suo libro sui processi democratici). Seguendo questa impostazione, uno, pochi, molti, che differenza fa? Purché  chi comanda rispetti e garantisca il rispetto dei diritti umani fondamentali. Ma l’opposto di democrazia  non è monarchia, né tantomeno  oligarchia, ma dispotismo. Ed è appunto  dispotismo accaparrarsi, sequestrare, senza limiti, il potere, a scapito dei più. I despoti magari si propongono anche buoni propositi di rispetto dei diritti altrui, ma cominciano male e, di solito, continuano peggio e, inevitabilmente da parte loro, finiscono nella polvere, rovesciati dai loro troni, come è scritto:

51 Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
[Lc 1,51-53]

 Il potere senza limiti infatti corrompe. Conduce ad abusarne, calpestando ogni diritto umano, che, anche quando si continui a proclamarlo, rimane solo nelle parole e sulla carta, con in più l’ipocrisia di dover far finta che sia rispettato. Questa è l’esperienza di sempre della storia umana. E la corruzione porta a prevaricare sempre più. Del resto non si è iniziato prevaricando?
  E’ tanto difficile da capire, questo? Lo è, lo è. Infatti la nostra Chiesa è ancora organizzata come una oligarchia, anche se vorrebbe presentarsi come una monarchia assoluta, con un sovrano che, sulla carta, secondo le norme, accentra ogni potere, e poi però confessa di sentirsi come un prigioniero nella reggia dove si è lasciato mettere, e questo non può e quell’altro nemmeno, mentre quelli che considerano se stessi come suoi pari sfidano su questioni essenziali la sua proclamata infallibilità, oltraggiandolo. I valori della nostra fede sarebbero stati più al sicuro in quelle mani che in quelle del popolo di fede? L’unica vera virtù è la capacità di convertirsi al vangelo, chi l'ha praticata maggiormente? Certo anche il popolo sbaglia. Ad esempio nei compromessi con il fascismo storico italiano e, tremendo, con il nazismo tedesco, con il quale il Papato sottoscrisse un Concordato il 20 luglio 1933, quando le persone colte avevano già capito come sarebbe andata a finire, e Hitler aveva ottenuto i pieni poteri sciogliendo tutti i partiti tranne quello nazionalsocialista, sopprimendo la democrazia, anche i popoli di fede si avviarono  per la loro cattiva strada, ma la loro guida religiosa era con loro, e ogni giustificazione che si voglia dare agli uni e all’altra non regge, non convince (ecco che portò l’indifferenza  della gerarchia cattolica verso le forme di stato).  I primi furono sedotti, il peccato dell’altra oggi alcuni lo definiscono pavidità, altri dicono prudenza. La conversione venne, certo, ma fu opera collettiva. Senza questo collettivo rinsavire, aiutandosi gli uni gli altri a capire, a progettare, a fare,  sarebbe forse rimasta la pavidità/prudenza.  Perché, lo dico con le parole di Kasper, tenetele bene a mente:

[…] lo stato democratico non è uno stato neutro riguardo ai valori fondamentali, che esso presuppone e di cui vive. Così la democrazia  presuppone che la stragrande maggioranza della popolazione riconosca i valori costitutivi della democrazia, cioè la dignità della persona a prescindere dalla cultura, dalla religione, dalla provenienza, dalla nazionalità, dal sesso e dal colore della pelle; riconosca la libertà di coscienza e di parola, la libertà dell’altro, la giustizia non solo commutativa, ma anche sociale, la tolleranza, soprattutto la tolleranza religiosa e per altre visioni del mondo. Il riconoscimento maggioritario di tali valori è il sine qua non delle democrazia.

 Ecco, è stato detto, dopo secoli di inaudita diffamazione: la democrazia vive di valori. E, oggi, per di più si riconosce l’ascendenza cristiana di quei valori, che però specialmente nel Secondo Millennio sono stati violati in maniera atroce dalla nostra Chiesa, la colpa è collettiva non solo dei gerarchi religiosi, e dalle potenza cristianizzate, in modi che la maggior parte dei fedeli nemmeno arriva ad immaginare, e invece fu veramente fatto.  In questo quadro tragico, tutto sommato non fa nemmeno più tanta impressione la scomunica inflitta a Romolo Murri, il prete che osò tra i primi in Italia  scrivere e predicare di democrazia cristiana. Almeno gli fu risparmiata la vita. 
  Se è necessario, come sostiene Kasper, che la stragrande maggioranza della popolazione riconosca i valori costitutivi della democrazia, c’è un lavoro da fare, che, poiché i valori democratici traggono origine anche  da quelli evangelici, è anche  un lavoro religioso, da fare, ad esempio, in un a parrocchia come la nostra.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli