Riunione dell’AC parrocchiale in San
Clemente papa - 29-10-19
I cristiani nelle città - tra il 1° e il
2° Secolo
testi di riflessione
Dalla Lettera a Diogneto
Testo ritrovato nel Quattrocento a Costantinopoli da un
chierico su un banco di un pescivendolo, destinato ad incartare il pesce, andò
bruciato nell’incendio della biblioteca di Strasburgo nel 1870: ne erano state
fatte copie. Ne è ignoto l’autore. Non si sa chi fosse Diogneto, il suo destinatario. Si pensa che sia stato scritto ad
Alessandria d’Egitto nel Secondo secolo. Venne definito lettera dal suo primo editore, e così è rimasto noto, ma si
preferisce definirlo discorso. Si
presenta come una spiegazione sul Dio dei cristiani e sulla loro fede religiosa
data a un uomo chiamato Diogneto, animato
da una viva sollecitudine di istruirsi sui quei temi. E’ scritto in greco
antico. E’ considerato parte della letteratura patristica, quindi dei Padri
della Chiesa, autori di testi ritenuti fondamentali per la nostra teologia
tra il Secondo e il Settimo secolo.
capitoli 5 e 6 [traduzione in italiano da Didaché, Lettere di Ignazio di Antiochia, A Diogneto, Figlie di San
Paolo, 1998]
cap.5
1.
I cristiani infatti non si distinguono dagli altri uomini né per il territorio,
né per la lingua, né per il modo di vestire.
2.
Non abitano in un qualche luogo, città proprie, né si servono di un qualche
dialetto strano, né praticano un genere di vita particolare.
3.
Non è certo per una qualche invenzione o
pensata di uomini irrequieti che questa loro conoscenza è stata trovata, né
essi si fanno campioni di una dottrina umana, come certuni.
4.
Invece, mentre abitano città greche o barbare, secondo quel che ciascuno ha
ricevuto in sorte, e seguono le usanze locali quanto agli abiti, al cibo e al
modo di vivere, manifestano come mirabile e, a detta di tutti, paradossale, il
sistema delle loro istituzioni,
5.
Abitano ciascuno la propria patria, ma come stranieri residenti; a tutto
partecipano attivamente come cittadini, a tutto assistono passivamente come
stranieri; ogni terra straniera è la loro patria, e ogni patria terra
straniera.
6.
Si sposano come tutti e generano figli, ma non abbandonano la loro prole.
7.
Mettono in comune la mensa, ma non il letto.
8.
Si trovano nella carne, ma non vivono secondo la carne.
9.
Passano la vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo.
10.
Obbediscono alle leggi stabilite, eppure con la loro vita superano le leggi.
11.
Amano tutti, eppure da tutti sono perseguitati.
12.
Non sono conosciuti, eppure sono condannati; sono messi a morte, eppure
ricevono la vita.
13.
Sono poveri, eppure rendono ricchi molti; sono privi di tutto, eppure abbondano
in tutto.
14.
Sono disprezzati, eppure nel disprezzo sono glorificati; sono calunniati,
eppure sono giustificati.
15.
Insultati, benedicono; offesi rendono onore.
16.
Fanno il bene, e sono castigati come malfattori; castigati si rallegrano come
se ricevessero la vita.
17.
Dai giudei sono combattuti come stranieri e dai greci sono perseguitati; e
quanto li odiano non sanno dire la ragione della propria ostilità
capitolo 6
1.In
una parola, ciò che l’anima è nel corpo, i cristiani sono nel mondo.
2.
L’anima è disseminata per tutte le membra del corpo, e i cristiani per le città
del mondo.
3.
L’anima abita il corpo, ma non è del corpo; così pure i cristiani abitano nel
mondo, ma non sono del mondo.
4.
invisibile, l’anima è tenuta prigioniera nel corpo visibile; così pure, dei
cristiani si sa che sono nel mondo, ma
la loro religione rimane invisibile.
5.
La carne odia l’anima e le fa guerra, benché non ne riceva alcun torto, perché
ne viene ostacolata nel godimento dei piaceri:
così pure, il mondo odia i cristiani pur senza riceverne alcun torto,
perché fanno fronte contro il piaceri.
6.
L’anima ama la carne che la odia, e le membra: così pure i cristiani amano
coloro che li odiano.
7.
L’anima è racchiusa nel corpo, ma è lei
che tiene insieme il corpo: così pure i cristiani sono trattenuti nel
mondo come in un carcere, ma sono loro
che tengono insieme il mondo.
8.
Immortale, l’anima abita in un tenda mortale: così pure i cristiani soggiornano
tra le cose corruttibili, attendendo l’incorruttibilità che è nel cielo.
9.
Provata dalla fame e dalla sete, l’anima diventa migliore: così pure i
cristiani, castigati, fioriscono ogni giorno di più.
10.
Dio li ha assegnati a una posizione tanto importante che non è loro lecito
sottrarvisi.
Come giunse praticamente lo Stato romano ad
assumere contro i cristiani un atteggiamento tanto ostile? Noi conosciamo lo
sviluppo del diritto romano, civile e amministrativo. Sappiamo che l’Impero romano fu sempre
estremamente tollerante verso culti e convinzioni religiose d’ogni sorta. In
esso si poteva adorare Giove o Iside egiziana o Artemide di Efeso, ci si poteva
iniziare ai misteri eleusini o al culto di Mitra, era lecito essere filosofo
epicureo o scettico o anche non credere in nulla, adorare il sole o essere
giudeo: nessuno veniva molestato. Come si spiega ciò? […] [Alcuni storici]
pensano innanzi tutto al delitto di lesa maestà, strettamente legato al culto
dell’imperatore.[…] Peraltro, c’è il fatto che nei processi abbastanza numerosi
contro i cristiani, che noi conosciamo, non si parla mai di delitto di
lesa maestà. Sappiamo inoltre che questa
legge fu adoperata dagli imperatori contro il loro nemici personali, contro
senatori ed altre persone altolocate, che essi volevano togliere di mezzo. La
gente di basso ceto non venne mai colpita, nemmeno dalla più arbitraria applicazione di questa
legge. I martiri cristiani furono però, nella loro stragrande maggioranza,
povera gente. Traiano in particolare venne lodato perché, contrariamente al suo
predecessore Domiziano, non volle mai saperne della legge di lesa maestà.
Traiano fu colui che diede ai processi contro i cristiani la loro forma
giuridica. […] Per quanto riguarda il culto degli imperatori, è chiaro che il
rifiuto di simile culto poteva essere considerato delitto di lesa maestà. Non
dobbiamo però immaginare il culto degli imperatori come una religione o cuna
forma di culto con cadenze regolari, a cui tutti fossero obbligato. Il singolo
uomo privato si trovava rispetto ai culti romani all’incirca nella posizione in
cui può trovarsi oggi un cittadino di fronte ad alcune cerimonie civili […]
Sappiamo però che le persecuzioni, specialmente nel II secolo, spesso non
venivano mosse minimamente dal governo, ma piuttosto dalla popolazione. I funzionari
vi si facevano trascinare quasi con riluttanza. […] Nessuno crede che i
cristiani avessero commesso realmente tutte le efferatezza che venivano loro
ascritte dalla pubblica opinione. Ma essi facevano cose che potevano irritare
il grande pubblico. […] Così pure era causa di irritazione il silenzioso
diffondersi del cristianesimo.
[Ludwig
Hertling, Storia della Chiesa, 1974,
Città Nuova]
. 1Ognuno sia sottomesso a chi ha ricevuto
autorità, perché non c’è autorità che non venga da Dio, e quelle che esistono
sono stabilite da Dio. 2 Perciò, chi si oppone all’autorità si oppone all’ordine stabilito da Dio,
e attirerà su di sé un castigo. 3 Infatti chi agisce bene non ha paura di chi comanda; chi invece agisce
male ha paura. Vuoi non aver paura delle autorità? Fa’ il bene, e le autorità
ti loderanno, 4 perché sono al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora
devi temere perché le autorità hanno realmente il potere di punire: esse sono
al servizio di Dio per manifestare la sua collera verso chi fa il male. 5 Ecco perché bisogna stare sottomessi alle autorità: non soltanto per paura
delle punizioni, ma anche per una ragione di coscienza. 6 È la stessa ragione per cui pagate loro le tasse: difatti, mentre
assolvono il loro incarico sono al servizio di Dio. 7 Date a ciascuno quel che gli è dovuto: l’imposta, le tasse, il timore, il
rispetto: a ciascuno quel che gli dovete dare.8 Non abbiate debiti con
nessuno, salvo quello dell’amore vicendevole: perché chi ama il prossimo, ha
ubbidito a tutta la *legge di Dio. 9 La Legge dice: Ama il tuo prossimo come te stesso. In questo
comandamento sono contenuti tutti gli altri, come: Non commettere adulterio,
non uccidere, non rubare, non desiderare. 10 Chi ama il suo prossimo, non
gli fa del male. Quindi, chi ama compie tutta la Legge.
[San Paolo apostolo,
Lettera ai Romani 13, 1-10 - scritta
a Corinto tra il 57 e il 58]
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Lettera
a Diogneto - note mie
Il testo conosciuto come Lettera a Diogneto fu
riscoperto in Italia negli scorsi anni ’60, quando si cercò di impersonare un
nuovo modello di laico e di cambiare il modo di essere e operare in società dei
laici.
Il documento è molto antico, risale al
Secondo secolo e si ritiene che sia stato scritto in Alessandria d’Egitto, che
all’epoca era una provincia dell’Impero Romano.
A quei tempi le organizzazioni ecclesiastiche dei cristiani andavano
strutturandosi intorno a vescovi monarchici e a un clero di preti e diaconi, ma
ancora in maniera molto diversa da quella della Chiesa cattolica contemporanea,
che fu progettata e attuata tra l’Undicesimo e il Sedicesimo secolo, e da
ultimo riformata nel corso del Concilio Vaticano 2° (1962-1965). Nel documento A Diogneto non si ne fa menzione di un clero. Probabilmente a un
fedele di oggi questo appare strano. Ma interessò particolarmente negli scorsi
anni Sessanta, quando si cercò di realizzare quell’autonomia dei laici [dal
clero] nel trattare delle cose sociali che era stata richiesta dai saggi del
Concilio:
Per loro vocazione è
proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e
ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi
doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e
sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a
contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del
mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo
modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della
loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità.
[dalla
Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce
per le genti, n.31, deliberata durante il Concilio Vaticano 2°]
I laici devono assumere il rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità; dappertutto e in ogni cosa devono cercare la giustizia del regno di Dio.
L'ordine
temporale deve essere rinnovato in modo che, nel rispetto integrale
delle leggi sue proprie, sia reso più conforme ai principi superiori
della vita. cristiana e adattato alle svariate condizioni di luogo di tempo e
di popoli. Tra le opere di simile apostolato si distingue eminentemente
l'azione sociale dei cristiani. Il Concilio desidera oggi che essa si estenda a
tutto l'ambito dell'ordine temporale, anche a quello della cultura.
[dal Decreto sull’apostolato dei laici L’apostolato – deliberato nel corso del Concilio Vaticano 2°]
«I cristiani infatti non si
distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per modo di
vestire […] seguono le usanze locali
quanto agli abiti, al cibo e al modo di vivere, manifestano come mirabile e, a
detta di tutti, paradossale il sistema delle loro istituzioni. [Passano la vita sulla terra, ma sono
cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, eppure con la loro vita superano le leggi.»,
si legge nel documento A Diogneto nel
brano che ho trascritto prima.
In che cosa consisteva quel superamento delle leggi? Ne possiamo avere un’idea in
quest’altro passo del documento, al capitolo 10:
«1. Se
anche tu brami questa fede, otterrai in primo luogo la conoscenza del Padre.
3. E quando
l’avrai conosciuto, di quale gioia credi che sarai pieno. O come amerai colui
che così ti ha amato per primo.
4. Quando
avrai cominciato ad amarlo, sarai imitatore della sua bontà. E non stupirti che
un uomo possa diventare imitatore di Dio: lo può, se egli lo vuole.
5. Infatti la
felicità non sta nell’opprimere il proprio prossimo, nel voler prevalere su più
deboli, nell’essere ricchi e fare violenza agli inferiori, né con un simile
comportamento si può imitare Dio, anzi tali azioni sono estranee alla sua
maestà.»
Insomma: una fede religiosa che
generava un’etica sociale diversa da quella corrente. Le società degli antichi
erano veramente molto religiose, ma in modo radicalmente diverso da quello dei
cristiani. Gli dei degli antichi venivano immaginati con i difetti e le
passioni degli umani, non erano onnipotenti, occorreva accattivarsene il favore
con riti e sacrifici rituali, consistenti nella distruzione rituale di risorse
come offerta a un dio, costumi aspramente criticati nel documento A Diogneto che, seguendo le concezioni
dell’antico ebraismo, li disprezza, arrivando a definire roba gli dei non cristiani.
In definitiva il documento interessa ancora
perché indica una via di azione sociale non legata alla partecipazione a riti,
ma alla benevolenza sociale, alla portata di tutti i fedeli.
Nel documento si menziona l’odio
verso i cristiani e persecuzioni in loro danno. Ho riportato alcuni brani di
una testo sulla storia della Chiesa che negli anni ’70 era molto diffuso, scritto
dal gesuita Ludwig Hertling, a lungo professore di Storia della Chiesa antica nella Pontificia Università Gregoriana. Egli
analizza le varie motivazione che si sono date per le persecuzioni dei
cristiani e le ha giudicate tutte non verosimili tranne quella dell’odio
diffuso verso di loro nelle popolazioni in cui vivevano. Insomma, i cristiani
avevano una pessima fama sociale, irritavano la gente intorno per il loro modo
di vivere, e non solo in materia di fede religiosa. All’inizio le autorità
assecondarono di mala voglia le denunce che venivano loro presentate contro
cristiani. Un esempio di ciò lo abbiamo nel processo a Gesù, nell’atteggiamento
del Procuratore romano Ponzio Pilato, che ci appare riottoso a dar seguito alle
mormorazioni dei sacerdoti del Tempio di Gerusalemme e di parte della
popolazione della città. Un altro esempio di ostilità verso i cristiani lo
troviamo negli Atti degli apostoli, quando Paolo dovette fuggire dalla città di
Efeso, per l’ostilità dei commercianti di oggetti religiosi per il culto della
dea Artemide Madre universale,
protettrice delle forze generatrici e alimentatrici della natura e quindi del
parto, al quale era dedicato un magnifico tempio in quel luogo.
Fino Terzo / inizio Quarto secolo il pensiero cristiano non sviluppò
orientamenti specificamente politici, salvo che nella politica ecclesiastica,
nei rapporti, spesso travagliati, tra episcopati e tra fedeli e vescovi (“Considerare il vescovo come il Signore
stesso”, prescriveva Ignazio, vescovo di Antiochia, in Siria, all’inizio
del Secondo secolo. L’atteggiamento prevalentemente consigliato era quello indicato nel brano della Lettera ai Romani dell’apostolo Paolo che ho prima trascritto:
rimanere sottomessi alle autorità, salvo la partecipazione a rituali religiosi
non cristiani, in particolare pagando i tributi da esse pretese, e, per il
resto, amarsi gli uni gli altri. E’ dal
Quarto secolo che i cristiani iniziarono a ragionare di politica generale,
sotto l’urgenza del tempo: nel giro di pochi decenni, in un processo che rimane
ancora non del tutto spiegato, l’ideologia dell’Impero romano fu infatti cristianizzata.
I cristiani assunsero quindi la responsabilità del governo pubblico nel quadro
di un’organizzazione accentrata di tipo imperiale. I documento A Diogneto si situa però un’epoca precedente a quello sviluppo. Negli
anni Sessanta il problema in Italia era quello della sacralizzazione del partito cristiano al governo dalla caduta del fascismo, per la
quale si veniva indotti a votarlo quasi, e spesso senza quasi, per obbedienza canonica, quindi per obbedienza al Papa e ai
vescovi, senza reale possibilità di critica. Quel partito si era storicamente
collocato su posizioni moderate e favorevoli all’organizzazione capitalistica
dell’economia, pur con un marcato intervento pubblico. Il documento A Diogneto, molto autorevole per la sua
antichità consentiva di immaginare, ragionandoci sopra, un altro modo di
praticare la politica, superando certi costumi in nome dei valori sociali della fede.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte
Sacro, Valli