lunedì 28 ottobre 2019

Note per un tirocinio di democrazia 8


Note per un tirocinio di democrazia  8


1. Valori  e  regole: la democrazia li ha. Quali valori hanno radici  cristiane e quali regole? Bisognerebbe saperli individuare, perché, altrimenti, come si può fare ad esercitare uno dei compiti della persona di fede, in particolare del laico, vale a dire quello di cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio, questa è appunto l’espressione che troviamo nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa  Luce per le genti – Lumen gentium, deliberata durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965), al n.31.

Natura e missione dei laici
31. Col nome di laici si intende qui l'insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.
Il carattere secolare è proprio e peculiare dei laici. Infatti, i membri dell'ordine sacro, sebbene talora possano essere impegnati nelle cose del secolo, anche esercitando una professione secolare, tuttavia per la loro speciale vocazione sono destinati principalmente e propriamente al sacro ministero, mentre i religiosi col loro stato testimoniano in modo splendido ed esimio che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini. Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore.

  Spesso si intende che, poiché le cose temporali, vale a dire del tempo, mutevoli, che riguardano le società degli esseri umani e la loro storia,  contrapposte a quelle eterne, che non cambiano perché riguardano direttamente il fondamento beato di tutto ciò che c’è, dipendono  da quelle eterne, e a spiegare queste ultime è preposta la gerarchia del clero, allora, per sapere che fare in società, in fin dei conti bisogna aspettare che ce lo dicano il Papa e i vescovi. Questa era appunto l’orientamento che con il Concilio Vaticano 2° si deliberò di superare. Questo perché le cose temporali hanno una loro autonomia. Ecco come viene presentato l’argomento nel decreto sull’apostolato dei laici L’apostolato – Apostolicam actuositatem, anch’esso deliberato nel corso del Concilio Vaticano 2°.

L'animazione cristiana dell'ordine temporale
7. Quanto al mondo, è questo il disegno di Dio: che gli uomini, con animo concorde, instaurino e perfezionino sempre più l'ordine delle realtà temporali.
Tutto ciò che compone l'ordine temporale, cioè i beni della vita e della famiglia, la cultura, l'economia, le arti e le professioni, le istituzioni della comunità politica, le relazioni internazionali e così via, la loro evoluzione e il loro progresso, non sono soltanto mezzi con cui l'uomo può raggiungere il suo fine ultimo, ma hanno un valore proprio, riposto in essi da Dio, sia considerati in se stessi, sia considerati come parti di tutto l'ordine temporale: « E Dio vide tutte le cose che aveva fatto, ed erano assai buone » (Gen 1,31). Questa loro bontà naturale riceve una speciale dignità dal rapporto che essi hanno con la persona umana a servizio della quale sono stati creati. Infine piacque a Dio unificare in Cristo Gesù tutte le cose naturali e soprannaturali, « affinché egli abbia il primato sopra tutte le cose» (Col 1,18). Questa destinazione, tuttavia, non solo non priva l'ordine delle realtà temporali della sua autonomia, dei suoi propri fini, delle sue proprie leggi, dei suoi propri mezzi, della sua importanza per il bene dell'uomo, ma anzi ne perfeziona la forza e il valore e nello stesso tempo lo adegua alla vocazione totale dell'uomo sulla terra.
Nel corso della storia, l'uso delle cose temporali è stato macchiato da gravi manchevolezze, perché gli uomini, in conseguenza del peccato originale, spesso sono caduti in moltissimi errori intorno al vero Dio, alla natura dell'uomo e ai principi della legge morale: allora i costumi e le istituzioni umane sono stati corrotti e non di rado conculcata la stessa persona umana. Anche ai nostri giorni, non pochi, ponendo un'eccessiva fiducia nel progresso delle scienze naturali e della tecnica inclinano verso una specie di idolatria delle cose temporali, fattisi piuttosto schiavi che padroni di esse.
È compito di tutta la Chiesa aiutare gli uomini affinché siano resi capaci di ben costruire tutto l'ordine temporale e di ordinarlo a Dio per mezzo di Cristo.
È compito dei pastori enunciare con chiarezza i principi circa il fine della creazione e l'uso del mondo, dare gli aiuti morali e spirituali affinché l'ordine temporale venga instaurato in Cristo.
I laici devono assumere il rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità; dappertutto e in ogni cosa devono cercare la giustizia del regno di Dio.
L'ordine temporale deve essere rinnovato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie, sia reso più conforme ai principi superiori della vita. cristiana e adattato alle svariate condizioni di luogo di tempo e di popoli. Tra le opere di simile apostolato si distingue eminentemente l'azione sociale dei cristiani. Il Concilio desidera oggi che essa si estenda a tutto l'ambito dell'ordine temporale, anche a quello della cultura.

 Questo significa che, per capire il mondo e le società umane, non basta la teologia, che è il campo proprio di preti e religiosi e, quindi, del Papa e dei vescovi, che, ai tempi nostri sono scelti tra preti e religiosi. Oggi la gerarchia ritiene che nella democrazia siano individuabili valori con radici cristiane, ma se poi le si chiede di andare nel dettaglio, ha problemi. Certamente i processi democratici si sono svolti a lungo contro  gli orientamenti della gerarchia cattolica. In Italia parliamo addirittura dell’unità nazionale. Fino al 1941, quando il papa Eugenio Pacelli – Pio 12° inaugurò una nuova dottrina sociale sulla democrazia e i suoi valori, la democrazia non era apprezzata e, al più, veniva tollerata. Addirittura, agli inizi del Novecento, a parlare di radici cristiane  della democrazia, ad esempio di democrazia cristiana, si rischiava la scomunica. E, insomma, in realtà il tema dei valori democratici della democrazia è ancora tutta da scrivere, nonostante che da noi in Italia dal 1945 al 1994 la politica a tutti i livelli sia stata egemonizzata da un  partito democratico cristiano, che in effetti mancava di una propria ideologia, salvo che su questioni molto circoscritte, tanto che, ad esempio, le coalizioni di governo erano di fatto soggette all’approvazione del Papato. Per tutta la sua vita quel partito non riuscì mai a emanciparsi dalle ingerenze della gerarchia cattolica, che comunque gli procuravano il vantaggio elettorale di un  consenso elettorale di massa indotto dalla potente organizzazione della Chiesa cattolica sul territorio, l’unità dei cattolici alle elezioni. Ma è appunto una maggiore autonomia nelle questioni sociali che i saggi del Concilio chiesero ai fedeli cattolica, senza tuttavia organizzare sistematicamente una formazione per quel lavoro.
2.  Ora, per carenze formative, l’argomento sulle radici cristiane  dei valori democratici ci giunge ostico. E, ad un certo punto, si ha la tentazione di lasciar perdere, osservando che il Maestro non fece mai politica, non organizzò un partito suo, o anche solo una sua fazione, non polemizzò con la politica del suo tempo, e nemmeno, per la verità, organizzò una nuova religione, né una classe sacerdotale, ne diede regole specifiche per ordinare per lo meno le comunità di fede, se non quella di amarsi l’uno l’altro come egli aveva amato, e naturalmente Dio sopra ogni cosa.
   La storia del cristianesimo ci dice però che esso fu un potentissimo fattore di riforma politica, che esplose tutto sommato inaspettatamente e in modo eclatante nel giro più o meno di un secolo e mezzo, intorno al Quarto secolo, dopo aver subito ciclicamente efferate azioni di repressione su larga scala da parte dell’autorità pubblica dell’Impero romano. Questo processo rimane in parte ancora misterioso, per carenza di fonti affidabili, e non ci si può fare nulla: lo rimarrà. Ed è anche da osservare che nei primi tre secoli della sua storia, l’agitazione sociale riconducibile alla nostra fede, nel contatto con l’ellenismo, la cultura greca, costruì un sistema ideologico che presenta elementi di novità rispetto alle origini, ad esempio dotandosi di una vera e propria burocrazia sacerdotale organizzata intorno a patriarcati. Ma alcuni dei principi politici, vale a dire relativi al governo delle società, risalgono effettivamente alle origini, al vangelo, e, con spirito evangelico  come richiesto dalla Luce per le genti, possono essere individuati.  
  Uno di essi è espresso nel detto evangelico  Il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato”[Vangelo di Marco 2, 27], vale a dire che le regole vanno interpretate  secondo valori umanitari, fino ad arrivare a disapplicare se con essi contrastano. Nel brano evangelico si trattava della legge di santità del riposo nel giorno di sabato, data da Dio; tanto più quel principio vale riguardo alle regole deliberate da autorità sociali, comprese quelle religiose, con le quali infatti il Maestro ebbe i problemi che lo condussero sulla Croce. Ma è molto importante anche il detto che segue quello che ho sopra citato: “Per questo il Figlio dell’uomo è padrone anche del sabato.” Il vangelo è legge suprema. Nessuna autorità sociale può sottrarsi a questo vaglio critico ed esso limita molto il potere sugli altri esseri umani, e, innanzi tutto, li libera da una soggezione senza limiti. La democrazia, come oggi la si intende, è appunto innanzi tutto un sistema politico che ripudia e contrasta ogni potere senza limiti, fosse anche quello del popolo. Questa ideologia politica con radici evangeliche permeò tutto il Medioevo europeo, profondamente inculturato dal cristianesimo, anche al di fuori delle esperienze repubblicane dei Comuni medievali: i sovrani cristiani, per quanto dispotici e dissoluti arrivassero ad essere, per quanto crudeli si manifestassero verso i loro nemici, non pretendevano di sovrastare il Cielo, ma al più si presentavano come suoi luogotenenti  o vicari. L’evoluzione dall’ordine medievale alla modernità si ebbe quando, dal Quattrocento, venne progressivamente  affermandosi il valore della dignità del singolo essere umano, e quindi anche la richiesta di libertà individuale, definendo un sistema di limiti ancora più esteso, che finì per riguardare anche la libertà di coscienza individuale. A quel punto però, la nostra Chiesa era molto integrata nel sistema di potere di stampo feudale che esercitava il dominio sugli europei, nel quale otteneva rispetto ed esercitava una certa supremazia generalizzata sui poteri civili, e che, in particolare, riguardava proprio le  coscienze individuali. Quindi l’uscita dall’ordine medievale fu spinosa e non poté ottenersi che con una drammatica separazione, per attuare una Riforma: lesione che è stata sanata, quanto al tema principale, solo con la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione sottoscritta nel 1999 ad Augusta da Cattolici e Luterani, alla quale successivamente hanno aderito molte chieste protestanti. Per la Chiesa cattolica essa fu firmata dal card. Walter Kasper.
  Essa si conclude così:

43. Il nostro consenso su verità fondamentali della dottrina della giustificazione deve avere degli effetti e trovare un riscontro nella vita e nell’insegnamento delle Chiese. Al riguardo permangono ancora questioni, di importanza diversa, che esigono ulteriori chiarificazioni. Esse riguardano, tra l’altro, la relazione esistente tra Parola di Dio e insegnamento della Chiesa, l’ecclesiologia, l’autorità nella Chiesa e la sua unità, il ministero e i sacramenti, ed infine la relazione tra giustificazione e etica sociale. Siamo convinti che la comprensione comune da noi raggiunta offra la base solida per detta chiarificazione. Le Chiese luterane e la Chiesa cattolica si adopereranno ad approfondire la comprensione comune esistente affinché essa possa dare i suoi frutti nell’insegnamento e nella vita ecclesiale.
44. Ringraziamo il Signore per questo passo decisivo verso il superamento della divisione ecclesiale. Preghiamo lo Spirito Santo affinché egli continui a guidarci verso quell’unità visibile che è la volontà di Cristo.

 In nome del vangelo, dei suoi valori, sono state così superate regole efferate che dal Cinquecento furono la causa di sanguinosi e interminabili conflitti e, quando le democrazie finalmente ebbero ragione della violenza religiosa, di acuta inimicizia tra le Chiese.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.