Note per un tirocinio di democrazia 8
1. Valori e regole: la democrazia
li ha. Quali valori hanno radici cristiane e quali regole?
Bisognerebbe saperli individuare, perché, altrimenti, come si può fare ad
esercitare uno dei compiti della persona di fede, in particolare del laico,
vale a dire quello di cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e
ordinandole secondo Dio, questa è appunto l’espressione che troviamo nella Costituzione dogmatica
sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium, deliberata
durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965), al n.31.
Natura e missione dei laici
31. Col nome di laici si intende qui l'insieme dei cristiani ad
esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso sancito nella
Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo
e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio
sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella
Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.
Il
carattere secolare è proprio e peculiare dei laici. Infatti, i membri
dell'ordine sacro, sebbene talora possano essere impegnati nelle cose del
secolo, anche esercitando una professione secolare, tuttavia per la loro
speciale vocazione sono destinati principalmente e propriamente al sacro
ministero, mentre i religiosi col loro stato testimoniano in modo splendido ed
esimio che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo
spirito delle beatitudini. Per loro
vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose
temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in
tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della
vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi
dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il
proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a
manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa
vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi
particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle
quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano
costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore.
Spesso si intende che, poiché
le cose temporali, vale a dire del tempo, mutevoli, che riguardano le
società degli esseri umani e la loro storia, contrapposte a quelle eterne, che non cambiano perché riguardano direttamente il
fondamento beato di tutto ciò che c’è, dipendono
da quelle eterne, e a spiegare
queste ultime è preposta la gerarchia del clero, allora, per sapere che fare in
società, in fin dei conti bisogna aspettare che ce lo dicano il Papa e i
vescovi. Questa era appunto l’orientamento che con il Concilio Vaticano 2° si
deliberò di superare. Questo perché le cose
temporali hanno una loro autonomia. Ecco
come viene presentato l’argomento nel decreto sull’apostolato dei laici L’apostolato – Apostolicam actuositatem,
anch’esso deliberato nel corso del Concilio Vaticano 2°.
L'animazione cristiana dell'ordine temporale
7. Quanto al
mondo, è questo il disegno di Dio: che gli uomini, con animo concorde,
instaurino e perfezionino sempre più l'ordine delle realtà temporali.
Tutto
ciò che compone l'ordine temporale, cioè i beni della vita e della famiglia, la
cultura, l'economia, le arti e le professioni, le istituzioni della comunità
politica, le relazioni internazionali e così via, la loro evoluzione e il loro
progresso, non sono soltanto mezzi con cui l'uomo può raggiungere il suo fine
ultimo, ma hanno un valore proprio, riposto in essi da Dio, sia considerati in
se stessi, sia considerati come parti di tutto l'ordine temporale: « E Dio vide
tutte le cose che aveva fatto, ed erano assai buone » (Gen 1,31).
Questa loro bontà naturale riceve una speciale dignità dal rapporto che essi
hanno con la persona umana a servizio della quale sono stati creati. Infine
piacque a Dio unificare in Cristo Gesù tutte le cose naturali e soprannaturali,
« affinché egli abbia il primato sopra tutte le cose» (Col 1,18). Questa destinazione, tuttavia, non solo non
priva l'ordine delle realtà temporali della sua autonomia, dei suoi propri
fini, delle sue proprie leggi, dei suoi propri mezzi, della sua importanza per
il bene dell'uomo, ma anzi ne perfeziona la forza e il valore e nello stesso
tempo lo adegua alla vocazione totale dell'uomo sulla terra.
Nel
corso della storia, l'uso delle cose temporali è stato macchiato da gravi
manchevolezze, perché gli uomini, in conseguenza del peccato originale, spesso
sono caduti in moltissimi errori intorno al vero Dio, alla natura dell'uomo e
ai principi della legge morale: allora i costumi e le istituzioni umane sono
stati corrotti e non di rado conculcata la stessa persona umana. Anche ai
nostri giorni, non pochi, ponendo un'eccessiva fiducia nel progresso delle
scienze naturali e della tecnica inclinano verso una specie di idolatria delle
cose temporali, fattisi piuttosto schiavi che padroni di esse.
È
compito di tutta la Chiesa aiutare gli uomini affinché siano resi capaci di ben
costruire tutto l'ordine temporale e di ordinarlo a Dio per mezzo di Cristo.
È
compito dei pastori enunciare con chiarezza i principi circa il fine della
creazione e l'uso del mondo, dare gli aiuti morali e spirituali affinché
l'ordine temporale venga instaurato in Cristo.
I laici devono assumere il
rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati
dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità
cristiana, operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono
cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la
propria responsabilità; dappertutto e in ogni cosa devono cercare la giustizia
del regno di Dio.
L'ordine temporale deve essere
rinnovato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie,
sia reso più conforme ai principi superiori della vita. cristiana e adattato
alle svariate condizioni di luogo di tempo e di popoli. Tra le opere di simile
apostolato si distingue eminentemente l'azione sociale dei cristiani. Il
Concilio desidera oggi che essa si estenda a tutto l'ambito dell'ordine
temporale, anche a quello della cultura.
Questo significa che, per capire il
mondo e le società umane, non basta la teologia, che è il campo proprio di
preti e religiosi e, quindi, del Papa e dei vescovi, che, ai tempi nostri sono
scelti tra preti e religiosi. Oggi la gerarchia ritiene che nella democrazia
siano individuabili valori con radici cristiane, ma se poi le si chiede di
andare nel dettaglio, ha problemi. Certamente i processi democratici si sono
svolti a lungo contro gli orientamenti della gerarchia cattolica. In
Italia parliamo addirittura dell’unità nazionale. Fino al 1941, quando il papa
Eugenio Pacelli – Pio 12° inaugurò una nuova dottrina sociale sulla democrazia
e i suoi valori, la democrazia non era apprezzata e, al più, veniva tollerata. Addirittura,
agli inizi del Novecento, a parlare di radici
cristiane della democrazia, ad
esempio di democrazia cristiana, si
rischiava la scomunica. E, insomma, in realtà il tema dei valori democratici
della democrazia è ancora tutta da scrivere, nonostante che da noi in Italia
dal 1945 al 1994 la politica a tutti i livelli sia stata egemonizzata da un partito democratico cristiano, che in effetti
mancava di una propria ideologia, salvo che su questioni molto circoscritte,
tanto che, ad esempio, le coalizioni di governo erano di fatto soggette all’approvazione
del Papato. Per tutta la sua vita quel partito non riuscì mai a emanciparsi
dalle ingerenze della gerarchia cattolica, che comunque gli procuravano il
vantaggio elettorale di un consenso
elettorale di massa indotto dalla potente organizzazione della Chiesa cattolica
sul territorio, l’unità dei cattolici alle elezioni. Ma è appunto una maggiore
autonomia nelle questioni sociali che i saggi del Concilio chiesero ai fedeli
cattolica, senza tuttavia organizzare sistematicamente una formazione per quel
lavoro.
2. Ora, per carenze formative, l’argomento sulle
radici cristiane dei valori
democratici ci giunge ostico. E, ad un certo punto, si ha la tentazione di
lasciar perdere, osservando che il Maestro non fece mai politica, non organizzò un partito suo, o anche solo una
sua fazione, non polemizzò con la politica del suo tempo, e nemmeno, per la
verità, organizzò una nuova religione, né una classe sacerdotale, ne diede
regole specifiche per ordinare per lo meno le comunità di fede, se non quella
di amarsi l’uno l’altro come egli aveva amato, e naturalmente Dio sopra ogni cosa.
La storia del cristianesimo ci dice però che esso
fu un potentissimo fattore di riforma politica, che esplose tutto sommato
inaspettatamente e in modo eclatante nel giro più o meno di un secolo e mezzo,
intorno al Quarto secolo, dopo aver subito ciclicamente efferate azioni di
repressione su larga scala da parte dell’autorità pubblica dell’Impero romano.
Questo processo rimane in parte ancora misterioso, per carenza di fonti
affidabili, e non ci si può fare nulla: lo rimarrà. Ed è anche da osservare che
nei primi tre secoli della sua storia, l’agitazione sociale riconducibile alla
nostra fede, nel contatto con l’ellenismo, la cultura greca, costruì un sistema
ideologico che presenta elementi di novità rispetto alle origini, ad esempio
dotandosi di una vera e propria burocrazia sacerdotale organizzata intorno a
patriarcati. Ma alcuni dei principi politici,
vale a dire relativi al governo delle società, risalgono effettivamente alle
origini, al vangelo, e, con spirito evangelico
come richiesto dalla Luce per le genti, possono essere
individuati.
Uno di essi è espresso nel
detto evangelico “Il sabato è stato fatto per
l’uomo, e non l’uomo per il sabato”[Vangelo
di Marco 2, 27], vale a dire che le
regole vanno interpretate secondo valori
umanitari, fino ad arrivare a disapplicare se con essi contrastano. Nel brano evangelico si trattava della legge di santità del
riposo nel giorno di sabato, data da Dio; tanto più quel principio vale
riguardo alle regole deliberate da autorità sociali, comprese quelle religiose,
con le quali infatti il Maestro ebbe i problemi che lo condussero sulla Croce. Ma
è molto importante anche il detto che segue quello che ho sopra citato: “Per questo il Figlio dell’uomo è padrone
anche del sabato.” Il vangelo è legge suprema. Nessuna autorità
sociale può sottrarsi a questo vaglio critico ed esso limita molto il potere
sugli altri esseri umani, e, innanzi tutto, li libera da una soggezione senza
limiti. La democrazia, come oggi la si intende, è appunto innanzi tutto un
sistema politico che ripudia e contrasta ogni potere senza limiti, fosse anche
quello del popolo. Questa ideologia
politica con radici evangeliche permeò tutto il Medioevo europeo, profondamente
inculturato dal cristianesimo, anche al di fuori delle esperienze repubblicane
dei Comuni medievali: i sovrani cristiani, per quanto dispotici e dissoluti
arrivassero ad essere, per quanto crudeli si manifestassero verso i loro
nemici, non pretendevano di sovrastare il Cielo, ma al più si presentavano come
suoi luogotenenti o vicari.
L’evoluzione dall’ordine medievale alla modernità si ebbe quando, dal Quattrocento,
venne progressivamente affermandosi il
valore della dignità del singolo essere umano, e quindi anche la richiesta di libertà individuale, definendo un sistema
di limiti ancora più esteso, che finì per riguardare anche la libertà di coscienza individuale. A quel
punto però, la nostra Chiesa era molto integrata nel sistema di potere di
stampo feudale che esercitava il dominio sugli europei, nel quale otteneva
rispetto ed esercitava una certa supremazia generalizzata sui poteri civili, e
che, in particolare, riguardava proprio le coscienze individuali. Quindi l’uscita
dall’ordine medievale fu spinosa e non poté ottenersi che con una drammatica
separazione, per attuare una Riforma: lesione che è stata sanata, quanto al
tema principale, solo con la Dichiarazione
congiunta sulla dottrina della giustificazione sottoscritta nel 1999 ad
Augusta da Cattolici e Luterani, alla quale successivamente hanno aderito molte
chieste protestanti. Per la Chiesa cattolica essa fu firmata dal card. Walter
Kasper.
Essa si
conclude così:
43. Il
nostro consenso su verità fondamentali della dottrina della giustificazione
deve avere degli effetti e trovare un riscontro nella vita e nell’insegnamento
delle Chiese. Al riguardo permangono ancora questioni, di importanza diversa,
che esigono ulteriori chiarificazioni. Esse riguardano, tra l’altro, la
relazione esistente tra Parola di Dio e insegnamento della Chiesa,
l’ecclesiologia, l’autorità nella Chiesa e la sua unità, il ministero e i
sacramenti, ed infine la relazione tra giustificazione e etica sociale. Siamo
convinti che la comprensione comune da noi raggiunta offra la base solida per
detta chiarificazione. Le Chiese luterane e la Chiesa cattolica si adopereranno
ad approfondire la comprensione comune esistente affinché essa possa dare i
suoi frutti nell’insegnamento e nella vita ecclesiale.
44. Ringraziamo il Signore per questo passo decisivo verso il
superamento della divisione ecclesiale. Preghiamo lo Spirito Santo affinché
egli continui a guidarci verso quell’unità visibile che è la volontà di Cristo.
In nome del vangelo, dei suoi valori, sono
state così superate regole efferate che dal Cinquecento furono la causa di
sanguinosi e interminabili conflitti e, quando le democrazie finalmente ebbero
ragione della violenza religiosa, di acuta inimicizia tra le Chiese.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente
papa – Roma, Monte Sacro, Valli.