venerdì 4 ottobre 2019

La religione del tortellino


La religione del tortellino

 Oggi a Bologna si celebra la festa del santo patrono, San Petronio, al quale è dedicata una grande basilica nel centro della città. Un comitato civico ha organizzato in Piazza Maggiore, di fronte a quella chiesona, la distribuzione di tortellini, una tipo di pasta ripiena tipica di quelle parti. La ricetta della tradizione contiene anche carne di maiale. Ne verrà però  distribuita anche una versione con carne di pollo, per chi osserva il divieto religioso di mangiare carne di maiale. E’ stata chiamata  tortellino dell’accoglienza. Alcuni sono insorti, vedendovi un’offesa alla tradizione, addirittura alla tradizione cristiana. Hanno protestato con l’Arcivescovo, di recente nominato e uomo di dialogo tra le culture, pensando che a lui risalisse quell’idea. Invece non era così, ma saputo del fatto ha dichiarato di approvarla. Ieri sul Corriere della Sera in un articolo di fondo si è criticata questa posizione della Chiesa, osservando che nella vicenda si era manifestata (addirittura!)  una sfida epocale e che si stava confondendo l’universale con l’indistinto. In sintesi: se perdiamo il tortellino  con il maiale, dove andrà a finire la nostra religione? Quindi mi pare che da questo discorso derivi che per distinguersi anche dal punto di vista cristiano occorra mantenere solo il tortellino con la carne di maiale e ripudiare l’eretico tortellino dell’accoglienza  con il ripieno di pollo.
 Lo ricordo spesso: qualche anno fa l’allora arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi disse che, se si esclude la fede cristiana, a tenere insieme gli italiani c’è solo la pastasciutta. Chissà come avrebbe preso questa idea del  tortellino cristiano che mette insieme fede a pastasciutta?  
  Di che è fatta la nostra fede? Non di ricette e divieti alimentari.
  E’ curioso che a caratterizzarla si pensi che vi possa essere un ripieno con la  carne di maiale, che il Maestro sicuramente mai mangiò, perché ci viene presentato come un ebreo osservante e tra le trasgressioni che gli vennero imputate non vi è quella di averne mangiato.
  Molto presto si presentò il problema, molto serio nella cultura del cristianesimo delle origini, se si dovessero rispettare le prescrizioni alimentari rituali ebraiche. Alla fine, si decise di non imporle a coloro che non provenivano dall’ebraismo, senza però assolutamente condannare gli altri che invece le osservavano. Ecco che, così, ai bolognesi, come a molti altri non ebrei di stirpe, divenne lecito mangiare carne di maiale. Il principio  applicato nel corso di quello che viene considerato il primo Concilio  fu che non si devono creare inutili difficoltà rituali a coloro che si convertono.
  Ecco, in Atti degli Apostoli 15, 1-21, il resoconto di quella decisione.

[1] Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: "Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi".
[2] Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
[3] Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.
[4] Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro.
[5] Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosè.
[6] Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.

[7] Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse:
"Fratelli, voi sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede.
[8] E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi;
[9] e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede. [10] Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare?
[11] Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro".
[12] Tutta l'assemblea tacque e stettero ad ascoltare Barnaba e Paolo che riferivano quanti miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro.
[13] Quand'essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse:

[14] "Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome.

[15] Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
[16] Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la

tenda di Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la
rialzerò,
[17] perché anche gli altri uomini cerchino il Signore
e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio
nome,
[18] dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute dall'eternità.

[19] Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani,[20] ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue.

[21] Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe".
[testo dal sito vatican.va]

  L’idea è che la parola del vangelo è rivolta a tutti e che non si debba discriminare chi l’ascolta imponendogli inutili prescrizioni rituali che non trovano fondamento nella sua cultura di origine. Ma che chi le segue perché invece vi rientrano e se ne sente per questo legato possa farlo.  Al centro dell’esperienza cristiana vi è l'agàpe,  il lieto convito a cui tutti, nessuno escluso, sono chiamati e ammessi. Il cuore della nostra liturgia è una Cena. Storicamente i cristianesimi spesso non sono stati fedeli a questo orientamento, che risale alle origini, è attestato dalle loro Scritture sacre e dunque è molto autorevole. Ai tempi nostri distaccarsene viene considerato peccaminoso, si cerca di non prendere cattivi esempi da quel passato di infedeltà e di pentirsene se ci si ricade.
 Insomma, al dunque, dal punto di vista della fede cristiana, il tortellino con il ripieno di maiale vale quanto quello con il ripieno di carne di pollo: l’importante è che ci si ritrovi a mangiarne da amici e che nessuno sia escluso, che ce ne sia per tutti. Questo  è agàpe, effettivamente caratteristica della nostra fede. Il problema religioso dei nostri tempi è che, per vari motivi, e principalmente per paura della gente nuova che sta arrivando tra noi,  non la sopportiamo più e così vorremmo discriminare, ad esempio tra fedeli al tortellino con la carne di maiale e gli altri, per sentirci in questo modo più tradizionalmente sicuri. Molti dei nuovi arrivati osservano le prescrizioni islamiche e non mangiano carne di maiale, come gli ebrei che però oggi non ci fanno più paura. Brandendo religiosamente il tortellino con il ripieno di carne di maiale pensiamo di tracciare un confine invalicabile tra noi e gli altri ai quali è vietato.  Beh, sapete che vi dico? Come cristiano ripudio la religione del tortellino, anche se come bolognese sono affezionato al tortellino per quello che è, un po’ di pasta e un ripieno che per me hanno il sapore di casa. Detta così, religione del tortellino, suona come una scemenza, e, in effetti, se ci si crede veramente, mi pare che lo sia. Il tortellino con la carne di maiale non è un articolo di fede, non rientra nell’essenziale,  e se diventasse uno strumento di discriminazione bisognerebbe abbandonarlo.
 Come cristiano sono anche orgoglioso che, dinanzi a una bella decisione di accoglienza e agàpe come quella del tortellino accogliente, si sia subito pensato al nuovo Arcivescovo, anche prima di sapere bene chi l’avesse presa, e non era stato lui. E’ la prova che esiste ancora nella mia città di origine una grande autorità della nostra Chiesa basata su ciò che è veramente essenziale. Una città tradizionalmente dotta, Bologna,  sede dell’Alma mater studiorum, la feconda madre degli studi, la sua università, la prima in Europa: questo tributo di autorità è quindi ancora più importante.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli