Sinodalità e
democrazia
Il metodo sinodale è quello consigliato per partecipare al governo di
strutture ecclesiali. La parola sinodale deriva da termini del greco antico che
significano camminare insieme. Sinodo però era ed è definita un’assemblea di
notabili religiosi, capi o esperti. Si vorrebbe che in coloro che si riuniscono
in quell’assemblea per prendere delle decisioni nell’interesse di una comunità
religiosa prevalesse il sentimento di
unità. Anche nelle assemblee democratiche si dovrebbe essere animati dallo
stesso spirito: democrazia infatti è una forma collettiva di esercizio
del potere ed è tale solo finché si riesce a rimanere insieme, a formare una
collettività. Ciò che distingue le assemblee democratiche dai sinodi che si
fanno in religione, e in particolare nella nostra confessione religiosa, è che
questi ultimi non sono organizzati su base paritaria. Vi è anzitutto la
distinzione tra laici e clero, poi tra preti e religiosi da una parte e vescovi
dall’altra, e infine tra i vescovi e il Papa, la cui autorità è, per statuto di
diritto canonico, indiscutibile, e, religiosamente, si confida che sia anche infallibile
nelle questioni più importanti. Al dunque, insomma, l’unità viene costruita più
che altro sul principio di autorità, il
che non è sicuramente democratico.
D’altra parte, nelle questioni religiose, ha molta importanza la
predicazione, senza la quale difficilmente si costruisce una realtà di chiesa.
La predicazione è un limite all’arbitrio
delle assemblee e serve a mantenere l’unità su principi. Quest’ultima si è
rivelata molto importante per costruire una tradizione nelle idee e nelle pratiche di fede, per cui possiamo
individuare una certa continuità dalle origini. Pensiamo che, nelle questioni
di fede, non si inventa nulla di ciò che è essenziale e che si fa risalire all’insegnamento
e alla persona del Maestro.
Sinodi possono svolgersi a vari livelli, anche
al livello parrocchiale. Nella mia parrocchia di nascita, a Bologna, ne è stato
svolto uno, anni fa, che è durato a lungo. In questo ambito locale un sinodo
serve a rafforzare la struttura di una comunità di prossimità, in particolare
consentendo ai gruppi che operano in parrocchia di conoscersi meglio e di
imparare a collaborare. Richiede però un certo livello di relazioni sociali all’interno
della parrocchia, che, ad esempio, nella nostra parrocchia ancora non c’è. In
ambito parrocchiale richiede una formazione dei laici a quel tipo di
collaborazione, con un tirocinio. Non è una esperienza che si improvvisa.
Questa attività di formazione alla sinodalità è molto importante e dovrebbe
farsi, a mio parere, fin dal primo catechismo, fin da bambini, fin dall’età in
cui si incominciano ad organizzare spontaneamente i primi giochi collettivi.
Nella mia esperienza occorrerebbe anche per i più anziani, che tendono ad
isolarsi, anche perché la comunità tende ad isolare gli anziani per tendenze
naturali, e dunque perdono l’abitudine, e anche il piacere, di lavorare con gli
altri.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli