giovedì 3 ottobre 2019

Sinodalità e democrazia


Sinodalità e democrazia

  Il metodo sinodale è quello consigliato per partecipare al governo di strutture ecclesiali. La parola sinodale  deriva da termini del greco antico che significano camminare insieme. Sinodo  però era ed è definita un’assemblea di notabili religiosi, capi o esperti. Si vorrebbe che in coloro che si riuniscono in quell’assemblea per prendere delle decisioni nell’interesse di una comunità religiosa  prevalesse il sentimento di unità. Anche nelle assemblee democratiche si dovrebbe essere animati dallo stesso spirito: democrazia  infatti è una forma collettiva di esercizio del potere ed è tale solo finché si riesce a rimanere insieme, a formare una collettività. Ciò che distingue le assemblee democratiche dai sinodi che si fanno in religione, e in particolare nella nostra confessione religiosa, è che questi ultimi non sono organizzati su base paritaria. Vi è anzitutto la distinzione tra laici e clero, poi tra preti e religiosi da una parte e vescovi dall’altra, e infine tra i vescovi e il Papa, la cui autorità è, per statuto di diritto canonico, indiscutibile, e, religiosamente, si confida che sia anche infallibile nelle questioni più importanti. Al dunque, insomma, l’unità viene costruita più che altro  sul principio di autorità, il che non è sicuramente democratico.
  D’altra parte, nelle questioni religiose, ha molta importanza la predicazione, senza la quale difficilmente si costruisce una realtà di chiesa. La predicazione  è un limite all’arbitrio delle assemblee e serve a mantenere l’unità su principi. Quest’ultima si è rivelata molto importante per costruire una tradizione nelle idee  e nelle pratiche di fede, per cui possiamo individuare una certa continuità dalle origini. Pensiamo che, nelle questioni di fede, non si inventa nulla di ciò che è essenziale e che si fa risalire all’insegnamento e alla persona del Maestro.
 Sinodi possono svolgersi a vari livelli, anche al livello parrocchiale. Nella mia parrocchia di nascita, a Bologna, ne è stato svolto uno, anni fa, che è durato a lungo. In questo ambito locale un sinodo serve a rafforzare la struttura di una comunità di prossimità, in particolare consentendo ai gruppi che operano in parrocchia di conoscersi meglio e di imparare a collaborare. Richiede però un certo livello di relazioni sociali all’interno della parrocchia, che, ad esempio, nella nostra parrocchia ancora non c’è. In ambito parrocchiale richiede una formazione dei laici a quel tipo di collaborazione, con un tirocinio. Non è una esperienza che si improvvisa. Questa attività di formazione alla sinodalità è molto importante e dovrebbe farsi, a mio parere, fin dal primo catechismo, fin da bambini, fin dall’età in cui si incominciano ad organizzare spontaneamente i primi giochi collettivi. Nella mia esperienza occorrerebbe anche per i più anziani, che tendono ad isolarsi, anche perché la comunità tende ad isolare gli anziani per tendenze naturali, e dunque perdono l’abitudine, e anche il piacere, di lavorare con gli altri.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli