venerdì 16 agosto 2019

Su tutta la Terra

  È ancora piuttosto misterioso come la nostra fede abbia potuto diffondersi alle sue origini  intorno al Mediterraneo fino a creare le premesse della sostituzione dell'ideologia politica basata sull'antico politeismo. Le fonti storiche appaiono influenzate dagli sviluppi successivi. Probabilmente ebbe un ruolo importante lo sviluppo di una sofisticata teologia sulla base dei concetti filosofici ellenistici, di cultura greca, che fornì la risposta a molti problemi politici dell'epoca. Ma l'evoluzione più spettacolare si ebbe nell'integrare le culture dei popoli che, intorno al Quinto secolo della nostra era, iniziarono a premere contro la parte occidentale dell'Impero romano, finendo per conquistarlo ma facendosene assimilare culturalmente. Il fattore più influente di questo processo può essere individuato nella rilevantissima forza di integrazione interculturale  che è insita nei principi sociali della nostra fede. Quest'ultima  infatti manca del tutto, a differenza della cultura religiosa del suo ebraismo delle origini, di connotati etnici o geografici. Il Dio in essa rivelato è detto Padre di tutte le genti. Il suo Regno è universale ed è fondato sull'agápe, l'amicizia universale di condivisione e soccorso. I discepoli della nostra fede sono inviati fino agli estremi confini della Terra per insegnare a tutte le genti il comando dell'agàpe. Questo insegnamento è totalmente traducibile nella lingua dell'agàpe, che è l'agape stessa, la quale  può essere intesa da tutti. Tanti anni fa un famoso fisico credente, il prof. Enrico Medi, veniva chiamato, anche dai vescovi, a tenere affollate conferenze di argomento religioso. In una di esse, della quale sono disponibili fonoregistrazioni (la mia purtroppo l'ho persa), disse che il laico cattolico ha l'occasione nella sua vita di celebrare una sola Messa, ed è in occasione della sua morte, con l'affidamento del suo spirito al Padre e l'offerta della sua vita per gli altri.  È un modo molto suggestivo di presentare il contributo del singolo a quella grande liturgia che è la pratica  dell'agàpe. Ora, se cerchiamo di discernere i segni dei tempi, di quelli nostri  che stiamo vivendo, vediamo con chiarezza che essi sono costituiti principalmente dall'abolizione di ogni confine e divisione nell'umanità, ciò che da un po' va sotto il nome di globalizzazione, con riferimento prevalentemente  alle sue caratteristiche e dimensioni geografiche, ma che, se riuscissimo ad umanizzarla, dovremmo probabilmente chiamare con un nome nuovo. In questo quadro  si offrono inedite opportunità all'agápe  secondo la nostra fede. Le possiamo sperimentare tutte le volte che incontriamo di persona gente di altre culture ed etnie. Un'esperienza che caratterizzò le nostre comunità  delle origini.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli