domenica 18 agosto 2019

Cose dell’altro mondo


Cose dell’altro mondo

 La nostra fede ci spinge a lavorare per cambiare la società in cui viviamo, aspettando che l’opera sia portata a compimento da Dio stesso alla fine dei tempi, o, principalmente,  a essere buoni, e quindi anche a fare il bene, per  procurarci dopo la nostra morte un posto in un mondo di spiriti con Dio, ai quali, alla fine dei tempi, sarà restituito un corpo e che quindi rivivranno? Pensate che sia  facile dare una risposta? Vi consiglio allora di approfondire la storia della nostra religione: vi convincerete che non lo è. Non si tratta solo di complicazioni inutili. Per dire: a chi propone di soccorrere in base ad un imperativo etico religioso, si lancia spesso l’accusa di fare sociologia  e non  teologia, di occuparsi quindi (troppo) della cose della Terra a discapito di quelle del Cielo. Che rispondere? Uno come Francesco d’Assisi, vissuto tra il 1182 e il 1226, ha cercato di tagliare corto imitando Gesù. Non dava importanza allo studio colto della teologia, nel quale vedeva la presunzione di inserire glosse, vale a dire aggiunte esplicativa, al Vangelo, depotenziandolo, ma, in effetti, ebbe una sua teologia, che è appunto quella dell’imitazione dei Gesù. I frati dell’Ordine da lui fondato, che poi si sviluppò in varie organizzazioni religiose, furono però anche persone molto colte.
 Sicuramente nella nostra fede pensiamo ad una vita dopo la morte fisica, e anzi vi confidiamo,  e lo facciamo perché ce l’ha insegnato Gesù. Ma la vita   in questo  mondo ci deve essere indifferente, vada come vada, noi si deve pensare solo  a quell’altra? Ci sono correnti spirituali che l’hanno pensata così. Esse si  contrappongono frontalmente al nostro  mondo  e sembrano però anche  inaugurarne un altro qui tra noi  a fianco  di  esso, vivendo un’etica molto rigorosa. Che valore ha questo mondo alternativo, separato?
 Nel greco evangelico la parola che traduciamo con  mondo  era kòsmos e in quell’antica lingua richiamava l’idea di ordine.
 Nell’antica religione politeistica dei greci, Kàos  -  l’universo disordinato -  era uno degli dei delle origini, insieme a Gea,  la Terra, Tartaro, l’al di là, ed Eros, la forza riproduttiva. Si riteneva che tutti gli altri dei fossero nati da Kàos   e da Gea. Dalle loro lotte, secondo questa storia di dei detta teogonia - generazione degli dei -  emerse alle fine un ordine, il Kòsmos, governato da un dio supremo Zèus, Giove  nell’italiano di derivazione latina, detto Padre universale degli dei e degli esseri umani.
 Uno dei brani evangelici più importanti in cui è utilizzata la parola kòsmos è quello del Vangelo secondo Giovanni, capitolo 1°, versetto 10, che nella Bibbia CEI 2008 viene tradotto così:
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
e che nel testo greco ritenuto maggiormente affidabile suona:
En to kòsmo en,
nel mondo era,
kai o kòsmos di’ autù egèneto
e  il mondo per mezzo di lui nacque
kai o kòsmos ouk ègno.
e il mondo non lo riconobbe.
 Un’altra frase evangelica molto importante che ha kòsmos è quello nel Vangelo secondo Giovanni, capitolo 18, versetto 36, che riporta la risposta di Gesù alla domanda di Pilato “Tu sei il re dei Giudei”, che la Bibbia CEI 2008 traduce in questo modo:
Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo;
e che nel testo greco ritenuto maggiormente affidabile suona:
Apekrìte Iesùs e basilèia emè uk èstin ex tù kòsmu tùtu
rispose   Gesù il regno     mio  non è     del  mondo questo.
  Parlando di un altro  mondo / kòsmos Gesù intendeva riferirsi al mondo degli spiriti lassù o a un altro ordine universale e quindi anche sociale già quaggiù, conforme al suo Vangelo?
 La questione non può essere risolta solo sulla base dall’analisi letteraria del testo, perché il greco antico kòsmos  aveva vari significati e viene utilizzato nei testi evangelici con vari significati.
 Un raccordo tra Terra e Cielo può essere visto in questo famoso detto evangelico che troviamo nel Vangelo secondo Matteo, nel capitolo 10, versetti da 25 a 46, che CEI 2008 traduce così:
[31] Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 
[32] E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 

[33] e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 
[34] Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 
[35] Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 
[36] nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 
[37] Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 
[38] Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 
[39] E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 
[40] Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. 
[41] Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 
[42] Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 
[43] ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 
[44] Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 
[45] Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. 
[46] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". 
 Dunque, si insegna di solito nella nostra pastorale, ciò che facciamo quaggiù  è importante anche lassù. Ma fino a che punto la nostra missione quaggiù  è collegata con il nuovo ordine di lassù? E’ solo questione di retribuzione nel mondo di lassù? Nell’ordine di idee dell’imitazione di Gesù si può argomentare in modo diverso, vale a dire che la nostra missione quaggiù  non abbia solo senso per accumulare crediti per la vita di lassù.
 Vi dico che cosa ho imparato in una vita trascorsa nell'ascoltare  quegli insegnamenti: in materia di fede, non bisogna avere fretta di rispondere, bisogna riflettere molto. Come in ogni cosa, meglio partire dalle cose semplici per arrivare, riflettendoci molto sopra, a quelle più complesse. Quindi, ad esempio, accogliere lo straniero  che giunge tra noi nudo, affamato, assetato, malato. Questo comando  è molto chiaro e ci viene da Gesù. Egli, la via, la porta, del Cielo. Chi l'accoglie passa per quella porta, non così chi non l'accoglie. Secondo quel brano evangelico, chi non accoglie, non accoglie Gesù e allora  non avrà in eredità il Regno. Ma che cos'è questo Regno? In questo detto evangelico se ne cerca di rendere un’idea (lo trovate nel Vangelo secondo Marco, al capito quarto, versetti 31 e 32):
[31] Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; 
[32] ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra". 
 Un’altra avvertenza che ciclicamente faccio: ricordate che su ogni parola della Bibbia, ma in particolare dei Vangeli, si sono scritte, nei due millenni della nostra storia collettiva di fede, tantissime pagine, tante che ormai nessuno, nemmeno i più dotti, riescono ad averle tutte presenti, e inoltre che dalle parole bibliche ergono ancora tantissimi altri nuovi significati ai quali prima non si era ancora pensato. Occorre quindi affrontare ogni brano biblico con spirito di massima umiltà, pronti ad essere corretti da chi ne sa di più e meglio, tanto più se non si è passata un’intera vita affinando una sapienza su quei temi, come chi di mestiere o per ministero li insegna, ma si è solo un fedele tra i tanti, come me.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San  Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.