Dall’articolo Lo
scenario. Ecco le conseguenze giuridiche dei sindaci disobbedienti, di Paolo Lambruschi, pubblicato il 3-1-19 da Avvenire.it
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ma-i-prefetti-potrebbero-poi-annullare-i-provvedimenti-dei-comuni
Il costituzionalista Paolo Bonetti, professore
associato all’Università milanese della Bicocca, membro del direttivo
dell’Asgi, i giuristi italiani esperti di immigrazioni aiuta a capire gli
argomenti secondo i quali una norma recentemente entrata in vigore, che vieta
di concedere l’iscrizione all’anagrafe comunale agli stranieri regolarmente
soggiornanti in Italia perché richiedenti asilo, potrebbe essere valutata come non conforme
alla Costituzione. «La norma – sostiene il docente universitario - viola l’articolo 3 della Costituzione. In
sostanza non è possibile prevedere che tutti gli stranieri regolarmente
soggiornanti, come dice il Testo unico sull’immigrazione, siano iscritti
all’anagrafe come i cittadini italiani e poi in una norma successiva stabilire
che una sola categoria di regolari – i titolari di permesso di soggiorno per
richiesta di asilo – venga esclusa da questa iscrizione». L’incostituzionalità
può essere ravvisata nell’irragionevolezza della distinzione.
«Ma poi che senso ha – prosegue il prof.
Bonetti - complicare la vita ai
richiedenti asilo, la
categoria che andrebbe invece tutelata secondo la Costituzione perché più
fragile? Non si capisce la ragione di una norma che discrimina sostanzialmente
gli accessi ai servizi come l’iscrizione ai centri per l’impiego e al servizio
sanitario nazionale che richiedono il comune di residenza. Il decreto
Orlando-Minniti risolveva la questione, prevedendo un’iscrizione quasi
obbligatoria fatta dai responsabili dei centri di accoglienza e la
cancellazione quando venivano spostati».
La norma «in realtà impedisce
agli amministratori locali di conoscere residenza e numero esatto delle persone
soggiornanti sul proprio territorio», osserva il prof. Bonetti, con
ricadute sulla programmazione dei servizi sociali e pubblici che i Comuni hanno
l’obbligo di garantire.
Quanto ai doveri degli uffici comunali
anagrafici, e degli stessi Sindaci, nella materia di cui si discute, il prof.
Bonatti osserva:
«[L’ufficiale di anagrafe e il Sindaco] È un
pubblico ufficiale, non può esimersi dall’applicarla, a maggior ragione per
quanto riguarda l’anagrafe. Altrimenti il prefetto annullerà i provvedimenti
contrari alla legge. La via maestra per i sindaci è invece quella di ricorrere
alla Corte costituzionale contro la norma».
L’articolo si conclude così:
«Ma quali sono le conseguenze alle quali i sindaci vanno incontro in
questa loro azione? Innanzitutto i
prefetti sono tenuti a denunciare loro e gli ufficiali dell'anagrafe. Il reato che potrebbe essere loro contestato
è l'abuso d'ufficio. Aggravato dal fatto che i primi cittadini in materia di
anagrafe agiscono come ufficiali di governo. I prefetti inoltre possono
cancellare l'atto dell'ufficio comunale. C'è poi anche la possibilità di una revoca del mandato, che il Testo
unico sugli enti locali demanda al ministro dell'Interno, ma solo in casi di “gravi
e persistenti violazioni di legge”».