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| Gustave Dorè - Lazare et le mauvais riche [Lazzaro e il ricco malvagio] |
[dal Vangelo secondo Luca, Lc 16,15-31]
[15] Egli disse: "Voi vi ritenete giusti
davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli
uomini è cosa detestabile davanti a Dio. [16] La Legge e i Profeti
fino a Giovanni; da allora in poi viene annunziato il regno di Dio e ognuno si
sforza per entrarvi.
[17] È più facile che abbiano fine il cielo e la
terra, anziché cada un solo trattino della Legge.
[18] Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.
[18] Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.
[19] C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora
e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. [20] Un
mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, [21]
bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani
venivano a leccare le sue piaghe.
[22] Un giorno il povero morì e fu portato dagli
angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. [23]
Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e
Lazzaro accanto a lui.
[24] Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi
pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi
la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
[25] Ma Abramo rispose: Figlio,
ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i
suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. [26]
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui
vogliono passare da voi non possono, né di lì si può attraversare fino a noi.
[27] E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di
mandarlo a casa di mio padre, [28] perché ho cinque fratelli. Li
ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.
[29] Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti;
ascoltino loro.
[30] E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai
morti andrà da loro, si ravvederanno.
[31] Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i
Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi".
[trad. italiana CEI 2008]
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Quando, da bambino, mi lessero per la prima volta questa parabola, non ne compresi il senso. Perché il ricco era finito, dopo la sua morte, tra i tormenti? Che aveva fatto al povero? Il povero non si era, in definitiva, sfamato di quello che cadeva dalla mensa del ricco? Il ricco non aveva fatto cacciare il povero da davanti la sua porta, eppure il povero non era un bello spettacolo, coperto di piaghe com'era. Passando, in un momento in cui il povero era altrove, davanti al cantuccio dove il povero era solito accucciarsi, il ricco non gli aveva fatto buttare, o buttato egli stesso, i suoi stracci nell'immondezzaio. E il povero non faceva altro che starsene davanti alla porta della casa del ricco, senza recriminare sulla sua condizione, sul fatto di essere povero mentre l'altro ricco.
Eppure, ecco lì l'insegnamento del Maestro.
Dopo morti, uno viene consolato nel seno di Abramo, l'altro finisce tra i tormenti. E un abisso c'è tra l'uno e l'altro, tale e quale come in vita.
I predicatori, poi, mi spiegarono il significato di quella storia. Che suona indubbiamente molto duro, specialmente per noi che viviamo nella parte più ricca del mondo e abbiamo in giro tanti mendicanti.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
