giovedì 13 dicembre 2018

Metamorfosi delle civiltà


Metamorfosi delle civiltà

  Quando diciamo metamorfosi, parliamo greco antico. In quella lingua quella parola si scriveva μεταμρϕωσις, si pronunciava come facciamo in italiano  e derivava da un verbo che significava trasformare. E’ quando qualcosa cambia  a tal punto da diventare un’altra, da non essere più riconosciuta come quella di prima, pur avendosi consapevolezza che deriva  da quella di prima nel corso di un processo, di una serie continua di cambiamenti. Tutte  le civiltà umane che oggi osserviamo, compresa la nostra naturalmente, sono frutto di lunghe metamorfosi prodotte dall’interazione tra le culture umane. E’ tanto evidente che può essere apprezzato anche da persone che abbiano un’istruzione di base, ma è molto difficile da accettare dal punto di vista culturale. Si preferisce, allora, pensare di vivere in una civiltà che si è solo  tramandata  nell’essenziale, ma non veramente  trasformata. Si pensa che, nel corso della sua storia, si sia limitata ad arricchirsi di conoscenze e tecniche nuove, rimanendo però sostanzialmente la stessa. In questo  modo la si assimila all’essere umano, che vediamo cambiare nel tempo conservando però una sua identità personale. In realtà quello che accade agli esseri umani nella loro vita può essere considerato una vera e propria metamorfosi, nel senso che ho prima indicato, ma non è questo il problema: lo è invece il fatto che l’essere umano ha un tempo limitato per vivere e quindi, per quanto effettivamente si trasformi, c’è un limite oggettivo a come può farlo. Le civiltà, invece, intese come le culture  che caratterizzano i popoli, gli ambienti sociali maggiori, superano in durata la vita degli esseri umani che le animano e hanno un tempo molto più  lungo per trasformarsi. Inoltre non hanno i limiti biologici dei singoli esseri umani, derivati dalle caratteristiche delle loro menti e dallo scadimento progressivo del loro supporto organico. La base biologica delle civiltà, infatti, si rigenera continuamente, di generazione in generazione. Infine, le civiltà sono fenomeni di massa. I singoli esseri umani cambiano per la loro biologia e le loro relazioni culturali: sulla prima dinamica possono farci poco, per l’altra sono meno limitati. Dal punto di vista della cultura, quindi degli usi e costumi di riferimento, ciascuno può effettivamente diventare ciò che vuole. Ma si vuole secondo ciò che si apprende: nessuno si fa da sé, né come biologia né come cultura. Biologicamente si deriva da altri per processi fisiologici che solo ai tempi nostri la scienza comincia a dominare, dal punto di vista della cultura si deriva per apprendimento. A parte il succhiare e forse poco altro, tutto ciò che sappiamo e sappiamo fare è appreso. Nelle dinamiche di civiltà questo processo di apprendimento si ripropone ma su scale molto più vaste, quante sono le miriadi di relazioni sociali, e quindi culturali, che i popoli che quelle civiltà animano sono in grado di intrattenere. E’ per questa via che si attua la metamorfosi delle civiltà. Per apprendimento culturale.
  Considerando la nostra fede religiosa, dal punto di vista culturale essa è stata integralmente appresa da un’altra civiltà, l’antico ebraismo, ma rimodellata in punti essenziali attraverso la cultura greca dell’ellenismo, che proprio ai tempi del Maestro aveva preso a influenzare in modo consistente l’ambiente culturale latino, il quale nella sua espansione verso Oriente lo aveva incontrato venendone come fascinato.  Si ricorda in proposito un detto del poeta romano Quinto Orazio Flacco, vissuto nel primo secolo dell'era antica, secondo la quale "La Grecia, vinta, conquistò il selvaggio vincitore". Come è accaduto infatti, se non per via di apprendimento culturale mediato dall'ellenismo, che sia divenuta tanto importante per noi una città marginale del Vicino Oriente come Gerusalemme, che nel primo secolo della nostra era  la periferia di una periferia e che, in fondo, lo è sempre rimasta fino ad oggi, per noi europei, dove si parlava una lingua locale ignota ai più al di fuori dell'ambiente culturale di origine?
 In genere, in religione si pensa che il cristianesimo sia derivato  per metamorfosi dall’antico ebraismo, e gli ebrei di oggi non lo accettano e protestano, giustamente. Questa idea è stata anche all’origine di quel tipo di persecuzione dell’ebraismo contemporaneo del cristianesimo che procede per tentativi di assimilazione culturale e che viene vista dall’ebraismo come il pericolo maggiore, e questo fin dall’antichità e, in particolare, quando si dovette confrontare con l’ellenismo, la cultura di origine greca che negli ultimi tre secoli dell’era antica e nel primo secolo della nostra prese a influenzare potentemente la civiltà latina e alcune di quelle cadute nel dominio dell’Impero macedone e dei sistemi politici che da esso storicamente derivarono. Se ne trova traccia nella nostra Bibbia e, in particolare, nei due libri del Maccabei. E tuttavia bisogna osservare che all’ellenismo fu dovuta l’opera che influì in maniera determinante nella costruzione,  per metamorfosi, della nostra fede religiosa, vale a dire la traduzione in greco della Bibbia ebraica e di altri testi religiosi che, non compresi nella Bibbia ebraica, confluirono nella nostra per la loro autorevolezza, compiuta ad Alessandria, in Egitto, intorno al 200 dell’era antica, in ambiente ellenistico.  Si tratta della traduzione in greco della Bibbia detta dei Settanta. Questa fu la Bibbia, che comprendeva solo gli scritti che oggi definiamo  Antico Testamento, mediante la quale le nostre prime collettività di fede, di etnia, lingua e cultura non ebraiche, conobbero la cultura religiosa dell’antico ebraismo. La cultura greca fu tanto importante per la nostra fede  che gli scritti che definiamo  Nuovo Testamento, tra i quali i Vangeli ritenuti normativi in religione, ci sono pervenuti all’origine in greco.
 Da quello che ho cercato di sintetizzare emerge chiaramente che condividiamo con l’ebraismo un importante lascito culturale. Tuttavia, e questo è molto importante capirlo, il cristianesimo non è  una metamorfosi dell’antico ebraismo, sostanzialmente perché ne è divenuto molto presto, nel giro di circa trent’anni,  troppo distante culturalmente e religiosamente, stravolgendone le categorie fondamentali, nella sua espansione verso Occidente, a partire dall’originaria Antiochia di Siria, la città ellenistica dove, si racconta, i cristiani  iniziarono ad essere chiamati in quel modo.

Atti degli Apostoli 11,26
[26] Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani. 

  Se il cristianesimo fosse stato effettivamente una metamorfosi dell’antico ebraismo, avrebbe condiviso con quest’ultimo una posizione di minoranza sociale, che ancora ai nostri giorni caratterizza l’ebraismo. Di che cosa fu metamorfosi  allora? Come ha potuto assumere una rilevanza tanto importante per la civiltà europea, quella quindi di coloro che dall’Ottocento sono diventati i dominatori del mondo, da esserne considerato addirittura tra le  radici? Da quello che ho scritto sopra è piuttosto evidente, ma riconoscerlo, e soprattutto dirlo, risulta difficile.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli