mercoledì 12 dicembre 2018

Civiltà e storia


Civiltà e storia

  La consapevolezza storica è molto importante per capire che, quando vengono in contatto, le civiltà umane tendono a fondersi, superando l’iniziale contrapposizione. Questa è una dinamica che si osserva praticamente in tutti gli  scontri  di civiltà, che non rimangono a lungo scontri.
 Le ideologie, le comprensioni formali del senso degli eventi storici, e tra esse le teologie, le quali cercano di spiegarne il senso soprannaturale, sono invece costruite culturalmente per compattare le civiltà e quindi per dividerle dalle altre, segnandone precisi confini. Esse però seguono fatalmente gli sviluppi culturali delle fusioni  di civiltà, per quanto, facendo il lavoro per cui sono state pensate, cerchino di resistervi.
  Il cristianesimo, da punto di vista culturale, si è presentato alle origini, in particolare nei primi tre secoli dei quali sappiamo meno dal punto di vista storico, come una spettacolare fusione di civiltà, in particolare delle culture dell’antico ebraismo e dell’ellenismo, che negli ultimi due secoli dell’era antica si erano fronteggiati e combattuti violentemente, il primo  tentando di contrastare le influenze del secondo e quest’ultimo cercando di inculturare il primo.  L’altra spettacolare fusione del cristianesimo fu quando assimilò la cultura giuridica dell’antica romanità. Ci meravigliamo dal constatare che, dal Quarto secolo, partendo da una situazione di contrapposizione e anche di cicliche persecuzioni, nella quale quali i cristiani ci si presentano come una minoranza vessata,  l'Impero romano abbia assimilato il cristianesimo nelle propria ideologia politica, in tal modo rendendolo obbligatorio per i suoi sudditi. Le nostre conoscenze storiche sui primi secoli, in cui si realizzò la  fusione , sono incomplete: tuttavia non si passò certamente istantaneamente dalla contrapposizione alla fusione. La fusione fu costruita culturalmente e ideologicamente sicuramente a partire da dinamiche sociali  di mediazione che portarono i cristiani nel ceto dominante, più vicino al centro imperiale. Uno sviluppo durato quattro secoli, i primi della nostra era, e che è proseguito fino ai nostri giorni.
  Un esempio di quelle dinamiche di fusione? Il Papa è anche chiamato Pontefice Massimo. Quello dei Pontefici  era un collegio sacerdotale della Roma antica, precristiana. Originariamente deteneva le competenze tecniche per la costruzione dei ponti, quindi per superare importanti barriere naturali come lo sono i fiumi, e anche il Tevere, nei pressi del quale l'antica Roma fu fondata. Il  capo di quei sacerdoti  era chiamato Pontefice Massimo. Dal primo secolo, a partire da Ottaviano Augusto, quella carica fu attribuita agli imperatori romani, ma dal Quarto secolo se la attribuirono i vescovi di Roma e da lì, con lo sviluppo del loro ruolo preminente, passò ai Papi. Quindi il Papato romano ha fatto proprio il titolo di un antico capo sacerdotale pagano, tuttavia non ricevendolo culturalmente dal collegio sacerdotale di riferimento, quello degli antichi Pontefici, ma dalla cultura romana del potere politico imperiale: il titolo passò dall’imperatore al papa. L’idea di un Papato universale è con tutta evidenza collegata a quella cultura imperiale: ne derivò la costruzione ideologica e teologica, durata quasi un millennio, di un Papato imperiale, in particolare con la rielaborazione dell'antica teologia del Papa come Vicario di Cristo, posta a fondamento di quel nuovo potere imperiale, non più inteso solo come preminenza in ambito religioso.
  La consapevolezza storica delle dinamiche di fusione  delle civiltà è molto importante proprio nelle epoche in cui l’avvicinamento o l’intersecarsi di civiltà manifesta dinamiche di scontro  sorrette da visioni ideologiche e teologiche incompatibili, esclusive nel senso di escludere, e anzi di temere, la possibilità di contaminazioni reciproche, che però inevitabilmente si produrranno. La pace dipende dalla capacità di assecondare i processi di fusione, producendo le ideologie che occorrono. Questo è stato storicamente il compito dei mediatori ideologici, dei quali la storia della nostra Chiesa è piena. Uno dei più importanti nella teologia della nostra fede fu Tommaso d’Aquino, frate domenicano vissuto nel Duecento. La sua filosofia, in un’epoca di duri scontri ideologici,  con l’enciclica Aeterni Patris - Dell’Eterno Padre diffusa nel 1879 dal Papa Leone 13° - Vincenzo Gioacchino Pecci,  fu dichiarata quella più conforme al modello culturale proposto da Magistero. Su di essa venne costruita la moderna dottrina sociale, che si fa iniziare dal 1891, l'anno in cui quel Papa diffuse l'enciclica sociale  Rerum Novarum - Le novità, deliberando una nuova ideologia di azione sociale per i fedeli cattolici.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa, Roma, Monte Sacro, Valli